Fine delle rinnovabili? Ma mi faccia il piacere!

Tanto tuonò che piovve. Dopo tanta attesa, il Governo ha varato i nuovi decreti sugli incentivi alle rinnovabili. Com’era immaginabile, non sono mancate le recriminazioni e le polemiche. Da parte mia, vorrei analizzare la questione cercando di essere il più razionale possibile.

Cominciamo con lo snocciolare un po’ di cifre. In generale, i nuovi decreti prevedono un incremento di 3 miliardi di euro (dai 9 attuali si passerà a 12) anziché di 6 come delineato dal precedente esecutivo. Ciò comporterà un impegno complessivo, nei 15-20 anni di durata degli incentivi, di ulteriori 60 miliardi che vanno ad aggiungersi agli attuali 170 miliardi di euro di costo cumulativo delle rinnovabili da qui alla scadenza degli ultimi aiuti.

Passando dal generale al particolare, secondo la stima elaborata dai tecnici dello Sviluppo, il contenimento degli incentivi sarà di circa il 35% per il fotovoltaico e del 10-15% per le altre rinnovabili (idroelettrico, geotermico, eolico, biomasse, biogas). Il tutto, nell’ottica di un efficientamento delle risorse e di un allineamento ai livelli europei.

Per il fotovoltaico, lo schema del quinto conto energia (che entrerà in vigore al superamento della soglia di 6 miliardi di incentivi) conferma il tetto dei 500 milioni di euro annui per i nuovi aiuti al settore. Una riduzione notevole in confronto al quarto conto energia, che stabiliva fino alla fine del 2012 stanziamenti per 810 milioni di euro solo per i grandi impianti senza alcun limite di spesa complessiva per le installazioni di dimensioni medio-piccole.

Per le altre rinnovabili, invece, è fissata una crescita degli incentivi fino a 5,5 miliardi di euro l’anno (rispetto agli attuali 3,5 miliardi) e la successiva stabilizzazione entro il 2020.

E ora, alle nude cifre seguono alcune considerazioni. Personalmente, non ho mai visto di buon occhio la politica dell’incentivo selvaggio. Trovo anzi che, nel medio-lungo periodo, essa porti molti più danni che non benefici. Perché un mercato “drogato” da un eccessivo intervento pubblico non può che avere vita breve. Basta vedere cosa è successo al settore dell’auto, una volta terminate le facilitazioni concesse dallo Stato.

A conferma di quanto vado dicendo, e a confutare le previsioni di chi ha predetto la fine delle rinnovabili dopo aver letto i decreti, c’è proprio la reazione della Borsa di Milano. Oggi, tutti i titoli delle imprese del settore hanno avuto un andamento nettamente positivo. E la capofila del settore, Enel Green Power, ha registrato la seconda performance migliore di tutta Piazza Affari concludendo la giornata con una variazione positiva di oltre il 5%.

Come direbbe Totò: “E ho detto tutto”.

 

[foto da lacittaideale.net]

 

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