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Continuano ad aumentare gli investimenti mondiali nelle rinnovabili

green energy concept with Planet Earth and electric plug

Ormai sembra proprio che il mondo abbia definitivamente imboccato la strada delle rinnovabili, e l’ultima conferma viene dal decimo rapporto del Renewable Energy Policy Network for the 21st Century (REN21). Stando a quanto riportato dalla ricerca, nonostante lo scorso anno la crescita media del consumo mondiale di energia sia stata dell’1,5%, le emissioni di CO2 sono rimaste praticamente inalterate.

La causa di questa dicotomia va ricercata nel forte aumento di produzione da rinnovabili. A partire dalla Cina, ma senza trascurare gli sforzi dei paesi dell’OCDE, che hanno privilegiato le energie rinnovabili, utilizzandole in un ottica di efficienza energetica, riducendo gli sprechi. Tanto per dare qualche cifra, nel 2014 la produzione mondiale da eolico, fotovoltaico, solare e idroelettrico è aumentata di 128 GW rispetto al 2013. Ma il dato che fa forse più riflettere è l’aumento del 17% degli investimenti globali nelle FER. Merito soprattutto dei paesi in via di sviluppo, hanno fatto registrare un aumento del 36%, ma anche di quelli “avanzati” che hanno fatto la propria parte.

Il settore si conferma dunque in pieno sviluppo, trainando anche l’occupazione. Lo studio rivela infatti che nel 2014 circa 7,7 milioni di persone hanno lavorato direttamente o indirettamente per il settore.

[foto da ilmonitodelgiardino.it]

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2014 da record per le rinnovabili

energie-rinnovabiliIl 2014 è stato un anno da ricordare per le rinnovabili mondiali. A rivelarlo è il rapporto annuale di Bloomberg New Energy Finance, secondo il quale nell’anno appena concluso gli investimenti globali nel settore delle FER sono stati di 310 miliardi di dollari, in crescita del 16% rispetto al 2013.

A far la parte de leone sono stati soprattutto l’eolico offshore in Europa e il solare in Cina e USA. In particolare, il gigante asiatico ha fatto registrare una crescita record degli investimenti (+32%) che hanno raggiunto gli 89,5 miliardi di dollari.
Dati più modesti per gli USA, dove gli investimenti sono stati di 51,8 miliardi (+8%), seguiti da Giappone (41,3 miliardi per un +12%), Canada (9 miliardi e 26%) in India (7,9 miliardi e 14%) , in Sud Africa (5,5 miliardi e 5%).

Per quanto riguarda i vari settori, al primo posto si colloca il solare, cresciuto del 25% rispetto al 2013 con investimenti per 149,6 miliardi di dollari, seguito dall’eolico, con l’11% in più rispetto all’anno precedente e 99,5 miliardi di dollari.

Ben più ridotto – solo l’1% – l’aumento segnato dall’Europa, a fronte di investimenti pari a 66 miliardi di dollari. In relazione i singoli Stati, gli investimenti sono aumentati del 3% nel Regno Unito e in Germania, mentre la Francia ha fatto un balzo in avanti del 26% grazie al finanziamento del più grande impianto fotovoltaico del continente, il progetto da 300 MW a Cestas.
[foto da economia.nanopress.it]

Crollano gli investimenti mondiali nelle rinnovabili

blobDiminuiscono drasticamente gli investimenti nelle energie rinnovabili a livello mondiale. A dare la brutta notizia è un report di Bloomberg, secondo il quale nei primi quattro mesi del 2013 gli investimenti in tecnologie e produzione ‘green’ sarebbe inferiore del 22% rispetto  allo stesso periodo dell’anno scorso.

 

Causa principale, la crisi economica e la conseguente instabilità che stanno attanagliando i paesi occidentali.  A pagare sono soprattutto i progetti su larga scala, come i parchi eolici e solari, che hanno fatto registrare un crollo del 34%.

 

Occorre tuttavia fare le dovute differenze a seconda dei Paesi: in Cina, ad esempio, gli investimenti sono aumentati del 20%, mentre nella vicina India sono diminuiti del 44%, complici anche le restrizioni imposte dal governo. Dati in caduta anche negli USA, dove gli investimenti sono scesi a 4,5 miliardi di dollari, ben il 54% in meno rispetto allo stesso periodo del 2012.

 

E l’Europa? In generale, il vecchio continente ha fatto registrare un -25% ma sotto i riflettori ci sono soprattutto Spagna e Italia, che complice la crisi hanno visto diminuire gli investimenti di oltre il 60%.

 

[foto da rwe.com]

Investimenti green, l’Asia pronta al sorpasso

2012 Martinsville March NASCAR Sprint Cup Race Dale Earnhardt Jr Jeff GordonColpa della crisi o scelte energetiche diverse? Quale che sia la causa, l’effetto non cambia: l’Asia sta superando l’Europa per quanto riguarda gli investimenti nella green technology.

Ad affermarlo è il Climate Institute in una ricerca stilata in collaborazione con General Electric e presentata martedì scorso alla quinta edizione annuale del Low Carbon Competitiveness Index, che classifica i Paesi appartenenti al G20 in base alle attività economiche improntate a un futuro low carbon.

Al primo posto della speciale classifica resta la Francia, seguita dal Giappone, mentre la Gran Bretagna scivola dal terzo al quarto posto tallonata dalla Corea del Sud. In discesa anche la Germania, dal quinto al sesto posto, e gli USA che dall’ottava posizione scivolano in undicesima.

Grande passo avanti, invece, per la Cina, che si è attestata in settima posizione grazie a un’ingente mole di investimenti.

Un quadro che, secondo il direttore esecutivo del Climate Institute, John Connor, dimostra chiaramente come il continente asiatico stia rapidamente conquistando terreno: “Nonostante la crisi economica, un certo numero di paesi europei è riuscito a mantenere la posizione relativamente buona per competere nel mercato mondiale a basse emissioni di carbonio. Tuttavia, i paesi asiatici, in particolare la Cina stanno cominciando a minacciare la posizione dell’UE come leader del basso tenore di carbonio. I leader del mercato mondiale a basse emissioni di carbonio sono i paesi che hanno riconosciuto il legame indissolubile tra la crescita economica, la sicurezza delle risorse e il cambiamento climatico e stanno agendo di conseguenza.”

[foto da motorinside.it]

General Electric punta sulla green economy

Si chiama Ecomagination ed è il progetto dedicato allo sviluppo di prodotti e tecnologie “green” messo a punto dal colosso General Electric.

Ebbene, lo scorso anno le vendite del portafoglio Ecomagination hanno fruttato alla multinazionale americana la bellezza di 21 miliardi di dollari. Un dato che rappresenta una crescita del 16,6% rispetto al 2010 e più che doppia in confronto a quella ottenuta da GE nel suo complesso (+6,5%).

Per avere un quadro il più chiaro possibile, è bene ricordare che Ecomagination non concerne solo il circoscritto fonti rinnovabili o soluzioni per l’ambiente, ma include anche apparecchi molto “tradizionali” come motori, trasformatori, accumulatori, software, capaci però – rispetto al passato – di ridurre i consumi e l’inquinamento.

Lo sviluppo di queste soluzioni non può evidentemente prescindere dai programmi di ricerca e sviluppo: nel 2011 GE ha stanziato 2,3 miliardi di dollari e l’obiettivo totale per il periodo 2010-2015 è di 10 miliardi. Inoltre, insieme ai propri partner, General Electric ha poi finanziato con 134 milioni di dollari i progetti vincitori della competizione Ecomagination challenge, un concorso internazionale che ha visto la partecipazione di innovatori, studenti, imprenditori e start up da tutto mondo, chiamati a proporre idee alla soluzione di problemi “eco” attraverso canali multimediali.

Mutatis mutandis, qualcosa di simile sta avvenendo anche in Italia. Enel Green Power ad esempio ha programmato un investimento di oltre 6 miliardi di euro entro il 2016, mentre la capogruppo Enel ha previsto l’impiego di 15 milioni di euro nel prossimi 3 anni  per finanziare start up di imprese italiane  e spagnole improntate a clean energy e innovazione.

Ma si sa, quando le cose succedono negli States ci fa tutta un’altra impressione…

[foto da windonline.org]

L’Unione europea punta sull’eco-innovazione

Oltre 8 miliardi di euro destinati a finanziare progetti e idee green per dare nuovo impulso alla competitività europea. È quanto ha stabilito la Commissione Europea, destinando all’innovazione la stragrande maggioranza dei 10,8 miliardi previsti per il bilancio della ricerca Ue proposto per il 2013.

In particolare, saranno premiati quei progetti che affrontano temi come la protezione dell’ambiente, la salute umana e la ricerca di nuove soluzioni da contrapporre alle nuove sfide poste dalla crescente urbanizzazione.

 

Di particolare importanza anche la volontà di dar vita alle “Cattedre dello Spazio europeo della ricerca“, cinque nuove piattaforme rappresentative dell’eccellenza europea, che saranno ospitate dalle Università o da altre istituzioni di ricerca presenti nelle regioni meno sviluppate di cinque paesi comunitari. Il tutto, con lo scopo di diffondere un sapere che sia sempre più condiviso.

“Il sapere è la moneta dell’economia globale”, ha commentato Máire Geoghegan-Quinn, commissario responsabile per la ricerca. Se l’Europa vuole continuare a competere nel 21° secolo dobbiamo sostenere la ricerca e l’innovazione che genereranno crescita e posti di lavoro ora e in futuro. L’elevata concorrenza per i finanziamenti UE costituisce una garanzia del fatto che il denaro dei contribuenti venga consacrato ai progetti migliori che affrontano questioni di interesse per tutti noi.”

Del nuovo pacchetto di finanziamenti 4,8 miliardi di euro sono consacrati a priorità tematiche nel campo della ricerca dal programma ‘Oceani del futuro’, a sostegno della crescita sostenibile nei settori marino e marittimo, alle tecnologie che trasformino le aree urbane in Città intelligenti e comunità intelligenti’, passando per la lotta alla diffusione dei batteri farmaco-resistenti e per le soluzioni innovative per la gestione delle acque dolci.

 

[foto da greenactions.it]

L’eolico off-shore cresce in Gran Bretagna

Due nuovi parchi eolici offshore sorgeranno resto al largo delle coste del Norkfolk. Il governo britannico ha infatti dato via libera all’operazione che comporta un investimento di 3 miliardi di sterline per finanziare i due progetti, che conteranno rispettivamente 580 MW per quel che riguarda l’impianto Bank Race, costruito da Centrica, e 560 MW per il parco Dudgeon, che sarà realizzato dalla Warwick Energy.

“Due progetti che non produrranno solo energia pulita, ma anche notevoli investimenti e posti di lavoro” ha affermato il ministro dell’Energia britannico Charles Hendry.

Per due parchi eolici approvati ce n’è anche uno bocciato.  L’ipotesi di costruzione di terzo impianto è stata infatti respinta a causa dei piani fattibilità, che indicavano il rischio di intercettamento delle rotte migratorie danneggiando l’avifauna.

Per quanto riguarda invece quelli di Bank Race e Dudgeon, una volta a regime dovrebbero potrebbero generare elettricità sufficiente ad alimentare circa 730.000 abitazioni, segnando un passo significativo verso l’obiettivo del governo di produrre il 15 per cento della sua elettricità da fonti rinnovabili entro il 2020.

“Il Regno Unito sta correndo velocemente all’interno del settore globale delle rinnovabili e questi due nuovi parchi eolici off-shore sottolineano questo momento”, ha sottolineato il ministro dell’Energia Charles Hendry.

 

[foto da tekneco.it]