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CO2, lo stop alle emissioni è diventato strutturale

global-carbon-dioxide-levels-reach-historic-recordSi può fare sempre di più e sempre meglio, tuttavia il sistema energetico mondiale sembra aver decisamente invertito la rotta per quanto riguarda le emissioni di CO2. Secondo l’ultima edizione dello “Statistical Review of World Energy” di British Petroleum, che corregge appena lievemente i dati diffusi nei mesi scorsi dall’Agenzia Internazionale dell’Energia, lo scorso anno le emissioni di CO2 sono state praticamente le stesse rispetto all’anno precedente e di poco superiori a quelle del 2013.

Possiamo quindi dire con sicurezza che quel trend di crescita ininterrotta che ha caratterizzato l’ultimo decennio si è finalmente interrotto. Basti pensare a quanto avvenuto in Cina, dove lo scorso anno le emissioni sono diminuite per la prima volta in venti anni.

La ricerca di British Petroleum mette in luce due cause principali alla base del fenomeno: da un lato la riduzione dei consumi frutto del rallentamento dell’economia mondiale, dall’altro , ed è quello più importante, l’aumento delle soluzioni di efficienza energetica e dell’apporto delle rinnovabili.

 

 

[foto da mining.com]

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Clima, verso l’anno più caldo di sempre

ghiaccioSembra ormai senza uscita la strada imboccata per quanto riguarda il surriscaldamento climatico. I record negativi si susseguono e così il 2016 sembra pronto a passare alla storia come l’anno più caldo di sempre, come prima di lui il 2014 e poi il 2015 e, naturalmente, finché non arriverà il 2017.

L’ultima conferma del trend decisamente negativo proviene dai dati diffusi dalla NASA relativi al mese di aprile, quando la temperatura globale della terra e del mare è stata più calda di 1.11 °C rispetto alla media del mese calcolata nel periodo 1951-1980. E lo stesso dicasi degli ultimi sei mesi, quando l’aumento di temperatura ha ecceduto sempre di oltre un grado celsius la media storica.

Non solo, perché in aree come l’Alaska, la Russia e la Groenlandia occidentale la temperatura è salita oltre 4 °C rispetto alla media di aprile. Mentre in gran parte dell’Asia, in Europa orientale, in Australia, nel nord-ovest degli Stati Uniti e in Canada occidentale hanno registrato scostamenti di 2 °C o più. Insomma, o ci diamo davvero una mossa, o la partita sarà persa per sempre.

 

[foto da pixabay.com]

Il Cile tassa le emissioni di CO2

Santiago-de-Chile-en-estado-crítico-de-contaminación-atmosférica-1Il Cile è il primo Paese del Sud America a introdurre una carbon tax sulle emissioni di anidride carbonica prodotte dagli impianti di generazione elettrica.

 

Il presidente Michelle Bachelet ha infatti promulgato una riforma del sistema fiscale che introduce la nuova tassa, confermando la volontà di proseguire nel cammino verso un futuro più sostenibile e rispetto dell’ambiente.

 

In particolare, la misura prevede il pagamento di cinque dollari a tonnellata per le emissioni prodotte dagli impianti con potenza di generazione pari o superiore a 50 MWt.

 

Il provvedimento è compreso nell’ambito di un pacchetto di norme a tutela dell’ambiente e della qualità dell’aria, e non riguarderà le fonti rinnovabili di energia, né gli impianti più piccoli.

 

Il governo di Santiago si dunque di ridurre le emissioni entro i propri confini, contribuendo a sostenere la crescita del settore delle energie rinnovabili.

 

 

[foto da wikinoticia.com]

Riduzione delle emissioni: Brasile campione del mondo

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I mondiali di calcio sono appena cominciati, e staremo a vedere che li vincerà. Ma il Brasile, tra i principali favoriti della competizione, il suo campionato sembra averlo già vinto. Almeno in tema ambientale.

Secondo le indagini svolte da un gruppo di 17 scienziati ed economisti negli Stati Uniti e in Sud America, pare infatti sia il Paese che più di ogni altro ha ridotto le emissioni inquinanti.

Negli ultimi 10 anni, agricoltori e allevatori brasiliano hanno salvaguardato oltre 86.000 chilometri quadrati di foresta tropicale eliminando la deforestazione. Tanto per dare un’idea parliamo di una superficie equivalente a oltre 14 milioni di campi da calcio.

A quanto affermano i ricercatori, aver mantenuto in salute una simile area verde significa aver ridotto del 70% la deforestazione evitando l’immissione in atmosfera di 3,2 milioni di CO2.

“Il Brasile è conosciuto come uno dei paesi favoriti per vincere i mondiali di calcio, ma è anche in testa nella mitigazione dei cambiamenti climatici”, ha affermato Daniel Nepstad, autore senior dello studio e direttore dell’Istituto per l’Innovazione della Terra, e uno degli autori del recente rapporto dell’IPCC sui cambiamenti climatici sottolineando come l’attenzione verso la deforestazione e la razionalizzazione delle coltivazioni e degli allevamenti abbiano portato il paese al successo climatico.

[foto da ecoo.it]

CO2, meno 60% con il biocarburante da rifiuti

biocarburantiUn’opportunità che è impossibile rifiutare. Sembra essere la battuta giusta per presentare lo studio “Wasted: Europe’s Untapped Resource” promosso da alcuni gruppi  industriali e ONG tra cui Novozymes, WWF, e Virgin Airway.

Ebbene secondo la ricerca il biocarburante da rifiuti potrebbe, in soli 16 anni, sostituire il 16% di tutto il combustibile utilizzato sulle strade europee.

Il che comporterebbe un notevole taglio sulla spesa per le importazioni di petrolio e uno stimolo l’economia rurale per un totale di 15 miliardi di euro.

Il documento sostiene che esiste un notevole potenziale energetico ancora del tutto non sfruttato nei rifiuti prodotti nell’Unione Europea. Per i ricercatori, i cittadini europei buttano ogni anno qualcosa come 900 milioni di tonnellate di carta da macero, cibo, legna e materiale vegetale, circa un quarto dei quali – ovvero quasi 220 milioni di tonnellate – può essere dirottato al recupero energetico.

Una montagna di rifiuti che sarebbe in grado di fornire abbastanza materia prima per produrre tanto biocombustibile da rimpiazzare 37 milioni di tonnellate di importazioni di greggio l’anno.

In sostanza, è possibile creare un settore produttivo vero e proprio che potrebbe produrre fino a 300.000 posti di lavoro, contribuendo a tagliare le emissioni di gas serra fino al 60%.

“Anche quando si tiene conto delle possibili emissioni indirette, i combustibili alternativi da rifiuti e residui offrono risparmi reali e sostanziali in termini di carbonio”, ha spiegato Chris Malins, che ha condotto le analisi per il Council on Clean Transportation. “La risorsa è disponibile, e la tecnologia esiste – la sfida per l’Europa è ora quella di mettere  in atto un quadro politico che permetta investimenti rapidi”.

[foto da greenme.it]

Italia, emissioni in continuo calo

201248707-d5033398-f835-44c7-9cb2-e92ae1d667faMeno 6% rispetto all’anno precedente e obiettivi europei sempre più vicini. È la fotografia della lotta alle emissioni di CO2 condotta in Italia scattata dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile nel suo nuovo rapporto , ‘Dossier clima 2014’.

 

A quanto si legge nella ricerca, abbiamo decisamente imboccato la strada giusta per quanto riguarda la riduzione di emissioni nocive. Due le cause principali di questa tendenza: la crisi economica (che ha abbassato i consumi) e la riduzione dei combustibili fossili.

 

Così, dopo aver superato due anni fa l’obiettivo di Kyoto (ossia meno 7,8% rispetto al 1990), il Belpaese ha ridotto le emissioni di un ulteriore 6% nel 2013. Un dato che affonda le proprie radici nella notevole riduzione delle fonti fossili: meno 5% di petrolio (3,4 milioni di tonnellate), meno 6% di gas (4,8 miliardi di metri cubi), meno 14% di carbone (3,7 milioni di tonnellate).

In verità, c’è anche un’altra ragione ben precisa citata dal rapporto, ed è quella economica. La riduzione del Pil, infatti, spiega circa un terzo della contrazione delle emissioni registrata nel 2013. Secondo quanto asserisce l’ex ministro Edo Ronchi, il momento della svolta è stato nel 2005, quando “le emissioni di gas serra cominciarono a calare tre anni prima della crisi economica. Da allora, sono scese di oltre 140 milioni di tonnellate di CO2 equivalente (meno 25%)”.

Insomma, la strada sembra essere proprio quella giusta. Ora, l’importante è continuare nella stessa direzione.

 

[Foto da repubblica.it]

CO2, emissioni calano in tutto il mondo

industri royk fra piperUna volta tanto una buona notizia. A darla è l’Agenzia di valutazione Ambientale olandese, in un rapporto redatto insieme al Centro comune di ricerca della Commissione europea.

Stando alla relazione, infatti, lo scorso anno ha fatto registrare emissioni per 34,5 miliardi di tonnellate di CO2, che rappresenta l’1,1% in più rispetto al 2011. Una cifra che, detta così, fa una certa impressione ma bisogna considerare il fatto che, nello stesso periodo, l’economia mondiale è cresciuta del 3,5% e il tasso d’incremento medio dell’anidride carbonica ha fatto marcia indietro rispetto a quello dell’anno precedente di 1,8 punti percentuali.

Secondo gli autori dello studio, il dato è interessante perché per la prima volta rompe il legame tra crescita economica e aumento di emissioni. Non solo, perché sottolinea altresì l’importanza dell’aumento delle rinnovabili, che rappresentano oggi il 2,4% del mix energetico globale. Anzi, il rapporto azzarda l’ipotesi che questa tendenza possa divenire permanente almeno fino a quando Cina, Stati Uniti ed Europa continueranno a tagliare il consumo totale di energia e ad aumentare la quantità di rinnovabili impiegate.

Tre realtà che restano comunque responsabili del 55% delle emissioni totali di CO2 a livello mondiale: la Cina (29% del totale) è cresciuta del 3%, gli Usa (16% del totale) hanno registrato un decremento del 4% e l’Unione europea (11%) del 1,6%.

[foto da bellona.org]