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USA: tutti pazzi per l’eolico offshore

offshoreL’appetito vien mangiando, recita un antico proverbio che si estende al di là del campo “alimentare”. Gli USA, infatti, pur dovendo ancora mettere in funzione il loro primo impianto eolico offshore, sono già pronti a lanciarsi in questo settore come rivela la National Offshore Wind Strategy, il piano di sviluppo con cui la Casa Bianca mira a raggiungere – salvo ripensamenti del prossimo presidente – 86 GW di energia eolica marina entro il 2050.

Certo, la data non è proprio dietro l’angolo ma, se la tabella di marcia venisse rispettata, le’lico offshore  potrebbe arrivare a portare energia a 23 milioni di abitazioni.

“Questa Amministrazione – ha commentato il Segretario agli Interni, Sally Jewell – ha effettuato investimenti significativi nel settore delle tecnologie energetiche pulite, sostenendo da sempre un mix diversificato capace di contribuire a soddisfare il nostro piano d’azione per il clima”.

Secondo un’analisi preliminare, la National Offshore Wind Strategy porterebbe notevoli benefici quantificabili in 160.000 nuovi posti di lavoro, oltre a ridurre il consumo di acqua del settore energetico del 5 per cento, contribuendo a tagliare le emissioni di gas serra del 1,8 per cento.

 

[foto da greenstyle.it]

A Long Island il più grande parco eolico offshore degli USA

offshoreSorgerà a largo di Long Island, nello Stato di New York, e sarà la più grande wind farm offshore degli USA. L’impianto, costituito da 15 turbine da 90 Mw, sarà situato nel mare a est di Montauk a circa 30 miglia dalla costa.

A quanto si apprende, si tratta del primo passo verso la costruzione di centinaia di impianti eolici nell’Oceano Atlantico, che renderebbero gli States tra Paesi più all’avanguardia in questa tecnologia.

L’eolico non è infatti il “pezzo forte” degli USA, che in questo campo seguono Europa e altri Paesi anche a causa di normative troppo stringenti e delle lobby che ancora difendono i combustibili fossili.

Ma, come detto, il Bureau of Ocean Energy Management, infine, ha spiegato che altri progetti simili sono in via di sviluppo nelle acque di Block Island e Rhode Island.

 

[foto da greenme.ii]

USA, Messico e Canada: entro il 2025 l’energia pulita sarà al 50%

Itaipu Dam Hydroelectric project. Brazil.

Raggiungere il 50% di energia pulita entro il 2050. È l’ambizioso l’obiettivo che USA, Messico e Canada hanno annunciato al termine del vertice trilaterale di Ottawa, a cui hanno preso parte il presidente Usa Barack Obama, il primo ministro canadese Justin Trudeau e il presidente messicano Enrique Pena Nieto.

Al momento, la produzione da energie pulite dei tre paesi è di circa il 37%: a fare gli sforzi maggiori dovranno essere gli Stati Uniti, fermi al 30% (e di cui quasi il 20% proviene dal nucleare).

Anche il Messico, che si era già impegnato a raggiungere il 35% entro il 2024 e che oggi è ancora sotto il 20%, dovrà accelerare notevolmente se vuole rispettare il nuovo target. I tre paesi hanno raggiunto anche un accordo per quanto riguarda la riduzione tra il 40% e il 45% delle emissioni di metano. L’unico a essere già in linea con i nuovi obiettivi fissati dal vertice è il Canada, che già oggi produce l’81% della sua elettricità da idroelettrico, solare, eolico e nucleare.

 

[foto da greenpeace.it]

Usa, ecco la prima città “solare” al 100%

solar usaUna città da 50mila abitanti, completamente alimentata dall’energia solare. Il futuro è più vicino di quanto sembri, almeno per gli Stati Uniti.

Le prime case di Babcock Ranch, questo il nome della nuova città che sta nascendo nel Sud-Ovest della Florida, saranno infatti consegnate ai proprietari entro il 2017. A costruirle la Kitson&Partners, una delle principali agenzie immobiliari della Florida, il cui CEO Syd Kitson ha dichiarato “Babcock Ranch sarà un esempio delle città del futuro, capace di offrire ai residenti un equilibrio unico tra infrastrutture tecnologicamente avanzate e servizi, con un accesso immediato a un ricco ambiente naturale e a un vero senso di comunità”.

A Babcock Ranch, sui tetti di ogni edificio sia pubblico che privato saranno installati moduli fotovoltaici che, oltre che per le abitazioni, produrranno energia green anche per il sistema di illuminazione pubblica. Per quanto riguarda la mobilità, sulle strade dell’avveniristica città potranno circolare solo auto elettriche o ibride.

 

 

[foto da usasolarelectric.com]

Solar Impulse 2 vola dall’Arizona all’Oklahoma

Solar-Impulse-HawaiiUn volo lungo 1.600 chilometri durato 18 ore. È quello effettuato la settimana scorsa da Solar Impulse 2, l’aereo solare impegnato a compiere il giro del mondo. In particolare, il velivolo pilotato da Bertrand Piccard ha compiuto l’undicesima tappa, che lo ha condotto dall’Arizona all’Oklahoma. Ora, per compiere l’impresa ne mancano solo sei, tra cui la traversata dell’Atlantico.

Solar Impulse 2, che ha un’apertura alare superiore a quella di un Boeing 747 ma pesa come un’auto, ha quattro motori alimentati esclusivamente da energia raccolta da oltre 17 mila celle solari incorporate nelle ali e può salire fino a 8.500 metri d’altezza. Dopo alcuni guai alle batterie che lo hanno tenuto fermo diversi mesi, ora è pronto a completare il primo giro del mondo con l’energia solare, concludendo al meglio una lunga campagna di sostegno alle rinnovabili. Il punto d’arrivo – che è stato anche quello di partenza nel marzo 2015 – sarà Abu Dhabi, capitale degli Emirati Arabi Uniti.

[foto da inhabitat.com]

USA, dal solare potrebbe arrivare il 40% dell’elettricità

solar-energy-usa-commercial-solar-panels-atlanta-georgia-image-credit-sunivaSecondo il National Renewable Energy Laboratory, dall’energia prodotta dai pannelli solari installati sui tetti delle abitazioni si potrebbe soddisfare fino al 40% del fabbisogno elettrico degli Stati Uniti. Tale stima è frutto di un quanto mai illuminante studio condotto su 128 città statunitensi.

Ebbene, cifre alla mano la ricerca ha individuato un potenziale tecnico di 1.118 GW di capacità, per 1.432 TWh di energia generata, che corrisponde al 39% di quanto consumato ogni anni negli States. Un risultato frutto dell’innovazione tecnologica che sta interessando il settore, in cui i moduli sono sempre più potenti ed efficienti.

Inoltre, gli scienziati mettono in luce come nelle 128 città analizzate ben l’83% degli edifici ha spazi adatti all’installazione dei moduli fotovoltaici, ma solo il 26% della superficie dei tetti può recepire una implementazione del solare. Insomma, come a dire che gli edifici di piccole dimensioni rappresentano il futuro “pulito” degli USA.

[foto da solarenergy-usa.com]

Clima, USA e Cina firmeranno l’accordo

seattle-climaIl prossimo 22 aprile i due Paesi più inquinanti al mondo, ossia Usa e Cina, firmeranno l’accordo sul clima di Parigi. A darne notizia è il sito web della Casa Bianca. Le due maggiori potenze economiche, da sole, rappresentano il 40% delle emissioni globali e pertanto la loro adesione agli accordi della COP 21 è a dir poco fondamentale. Non solo, perché se nel calcolo ci mettiamo anche l’Unione europea, che ha già fatto sapere che firmerà, il totale delle adesioni supera il 50%.

A questo punto, l’unico grande player ancora atteso al tavolo è l’India, ma anche se dovesse tirarsi indietro, saremmo a un passo target del 55% delle emissioni, una delle due condizioni necessarie a far partire i meccanismi dell’accordo. L’altra, ricordo, è che almeno il 55% delle nazioni partecipanti alla COP 21 voti per l’entrata in vigore.

Il segretario dell’Onu Ban Ki-moon ha invitato i leader mondiali a New York per la cerimonia di ratifica il 22 aprile. Tuttavia, una volta cessata l’attenzione mediatica, sarà assolutamente necessario che i governi inizino a lavorare per mettere in pratica le misure non vincolanti contenute nell’accordo.

«La cosa più importante è il numero di firme che otterremo in quel giorno – ha detto Laurence Tubiana, numero uno della delegazione francese presso le Nazioni Unite sul cambiamento climatico – abbiamo bisogno di mostrare slancio, perché sappiamo che per alcuni Paesi questo accordo può essere difficile da firmare».

[foto da myusa.it]