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COP 21, in 60 hanno sottoscritto l’accordo. Ma l’Italia dov’è?

clima-e-cop21-gli-obiettivi-dell-europa1_articleimageSono già 60 i Paesi che hanno sottoscritto l’accordo per contrastare il cambiamento climatico adottato lo scorso dicembre in occasione della COP 21 di Parigi. Un risultato più che soddisfacente, soprattutto se consideriamo che tra questi ci sono Cina e USA, i due maggiori inquinatori a livello mondiale.

Tra gli “assenti illustri”, almeno fino a oggi, c’è ancora l’Italia, che al pari dell’Unione Europea risulta solo firmataria: un dato preoccupante, visto che perché l’accordo di Parigi entri in vigore è necessario che sia ratificato da 55 Paesi ma anche che questi siano responsabili di almeno il 55% delle emissioni globali mentre i 60 Paesi che hanno già firmato rappresentano meno del 50%.

“L’Italia – afferma Luca Iacoboni, responsabile Campagna Energia e Clima per Greenpeace –  si è impegnata a ratificare l’accordo entro l’anno, ma decisamente non è abbastanza. Oltre agli annunci è il momento di passare ai fatti, puntando finalmente in maniera decisa sulle energie rinnovabili e abbandonando i combustibili fossili, e prendendo finalmente una posizione ambiziosa e propositiva all’interno dell’Unione Europea. L’Italia dimostri finalmente leadership e concretezza nell’affrontare il tema dei cambiamenti climatici”.

 

[foto da terranuova.it]

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L’Italia raddoppia l’elettricità da bioenergie

imagesNegli ultimi cinque anni, la produzione di elettricità proveniente da impianti bioenergetici (biogas, bioliquidi e solidi) è aumentata del 98,4%. A fornire il dato, gli organizzatori di CremonaFiere – conclusasi lo scorso 22 aprile – i quali hanno ben spiegato come la crescita è dovuta soprattutto al biogas, prodotto dagli scarti da attività agricole e forestali e dalle deiezioni animali.

 

Dal punto di vista regionale, sul gradino più alto troviamo l’Emilia Romagna, dove il 44,8% della produzione energetica proviene da impianti che utilizzano bioenergie, a fronte di una media nazionale poco superiore al 15%. Bene anche la Campania, che con il 22,3%, è al secondo posto, e la Lombardia, terza con il 21,3%. Seguono poi il Veneto e la Calabria mentre risultati deludenti provengono da Toscana (7%), Sicilia (5%), Abruzzo (4,7%) e Trentino Alto Adige (2,4%).

 

[foto da gothaer.de]

Rinnovabili, nel 2015 l’Italia ha investito 10 miliardi

Solare-Francia4-1140x760Lo scorso anno, gli investimenti italiani nelle rinnovabili hanno raggiunto i 10 miliardi di euro, dando vita a 140 nuove operazioni, con un incremento del 31% rispetto al 2014. A darne notizia è il nuovo rapporto redatto da Althesys per conto dell’Irex intitoltato “La trasformazione dell’industria italiana delle rinnovabili tra integrazione e internazionalizzazione” presentato a Roma la settimana scorsa.

I nuovi investimenti si sono concentrati soprattutto in Africa e Sud America e a fare la parte del leone è stato l’eolico, che ha raccolto 2,4 miliardi, mentre in leggero calo sono risultati fotovoltaico e biomasse: in grande crescita anche l’efficienza energetica, grazie allo sviluppo di nuove soluzioni e sistemi sempre più smart. Come sottolinea lo studio, le operazioni all’estero hanno riguardato il 46% degli investimenti e il 51% della nuova potenza installata.

 

[foto da lifegate.it]

Efficienza energetica, l’Italia è prima

EPCL’Italia è il primo Paese al mondo per l’efficienza energetica tra quelli industrializzati. La notizia, tanto inattesa quanto gradita, proviene da Avvenia che ha analizzato le proiezioni per il 2016 inerenti le emissioni di gas nocivi mettendole a confronto con i dati relativi al quinquennio 2011-2016. Ebbene, considerando appunto le nazioni più industrializzate, sul gradino più alto ci siamo proprio noi, con una riduzione delle emissioni del 20%.
Non solo, perché anche in relazione al consumo finale di energia, in Italia il valore pro-capite è di 2,4 tonnellate equivalenti di petrolio (Tep), mentre in Inghilterra è di 3 Tep, in Francia di 3,7 Tep e in Germania di 3,8 Tep.

Insomma, sembra proprio che una volta tanto siamo noi a dare l’esempio agli altri. E non finisce qui, perché sempre Avvenia ha stilato una classifica delle 12 maggiori economie a livello mondiale considerando tre settori chiave come industria, edilizia e trasporti. Per ognuno di questi settori, è stato studiato come viene usata l’energia e con quanta efficienza. Ebbene, anche stavolta l’Italia è finita al primo posto considerando la somma delle valutazioni dei tre settori, seguita da Germania, Regno Unito, Francia e Giappone.

 

[foto da studioalfa.it]

Solare, l’Italia numero uno al mondo

energia-solare-sunedison-fotovoltaico-italiaL’Italia non è solo il Paese del sole, ma anche del solare. Secondo il rapporto “Snapshot of Global PV Markets” redatto dall’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA), nel 2015 l’8% del nostro fabbisogno elettrico è stato soddisfatto dal fotovoltaico: si tratta della percentuale più alta del mondo. Dietro a noi si trovano la Grecia con il 7,4% e la Germania con il 7,1%

Da precisare che lo studio è stato condotto su modelli teorici: se infatti è relativamente semplice calcolare la produzione di elettricità da pannelli solari per un impianto, il discorso è diverso quando si tratta di farlo per un’intera nazione.

Detto questo, la ricerca mantiene comunque tutta la sua importanza e testimonia l’indubbia crescita delle rinnovabili in Italia. Per quanto riguarda il resto del mondo, dopo il “terzetto” di testa ci sono il Belgio e il Giappone (intorno al 4%), poi la Bulgaria, la Repubblica Ceca e l’Australia (circa il 3,5%). Per quanto riguarda i grandi inquinatori, ecco che la Cina è al 21esimo posto mentre gli USA, con meno dell’1%, sono al 25esimo.

 

[foto da ecoo.it]

Energia da biogas, Italia terza nel mondo

biogasCon oltre 1.500 impianti, l’Italia è il terzo Paese al mondo per produzione di energia elettrica derivante da impianti di biogas agricolo. A darne notizia, il convegno intitolato “Cibo-Energia: facciamo sinergia” – promosso dalla Federazione italiana dei produttori di energia da fonti rinnovabili che si è svolto a Pollenzo – in provincia di Cuneo, la scorsa settimana.

Stando a quanto affermato dal presidente Walter Righini, è “possibile produrre energia da biogas agricolo e abbattere emissioni di carbonio senza ridurre la produzione di alimenti”.

Ad esempio, per quanto riguarda il Piemonte, i 130 impianti presenti sul territorio evitano l’emissione in atmosfera di circa 234.000 tonnellate all’anno di anidride carbonica.

“Il biometano – ha proseguito Righini – concorre alla riduzione delle emissioni di gas climalteranti per il 97% se confrontato con altri carburanti: produce 5 grammi di CO2 equivalenti per km, rispetto ai 95 grammi del biodiesel oppure ai 164 della benzina. È auspicabile prevedere il suo primo impiego nei trasporti”.

La Fiper ha inoltre annunciato di aver avviato un confronto con il Ministero dello Sviluppo economico per favorire la riconversione degli impianti: secondo la federazione, i 53 impianti a biogas entrati in esercizio in Italia tra il 2002-2003 potrebbero attrarre investimenti per circa 50 milioni di euro.

 

 

[foto da lavocesociale.it]

Rinnovabili e lavoro, Italia quarta in Europa

green-jobIn Europa le rinnovabili danno lavoro a oltre un milione di persone e, in particolare in Italia, sono 82.500 gli impiegati nel settore delle FER. A diffondere i dati è l’ultimo rapporto di EurObserv’ER, nel quale si osserva anche come il giro di affari europeo delle rinnovabili si aggiri sui 143 miliardi di euro.

Tra le diverse fonti, in calo quella solare, dove si è passati dai 21 miliardi e 156mila occupati del 2013 ai 16 miliardi e 120mila occupati del 2014. In crescita, invece, è risultato l’eolico – in particolare nelle installazioni offshore – soprattutto in Germania, Gran Bretagna e Danimarca. In rialzo anche i numeri delle biomasse che nel 2014 hanno raggiunto quota 306.000 occupati con Germania, Francia e Svezia sul podio.

Esaminando i singoli Paesi, la maggiore quota di posti di lavoro “verdi” è della Germania (347.400), seguita da Francia (169.630) e a Gran Bretagna (92.850). L’Italia è invece al quarto posto. In particolare, 20mila persone lavorano nell’eolico, 19mila nelle biomasse, 10mial nel fotovoltaico, 8.500 nel campo delle pompe di calore, 5.500 nel geotermico, 4.500 nell’idroelettrico, 5.500 nei biocarburanti e 5mila nel biogas.

[foto da vox.com]