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Germania, addio al carbone prima del 2050

Germania-elettricità-senza-carbone-prima-del-2050-2La Germania dirà addio al carbone entro il 2050. È quanto si apprende dalla bozza presentata dal Ministero dell’Ambiente tedesco che traccia la road map dei nuovi obiettivi climatici tedeschi. A seguito dell’accordo siglato a Parigi in occasione della COP21, infatti, l’opinione pubblica del Paese ha esercitato notevoli pressioni sul governo spingendolo ad adottare misure radicali.

Ora, Berlino dovrà istituire una commissione che studi le modalità per abbandonare gradualmente il carbone dal mix energetico tedesco, considerando tutte le conseguenze di una simile scelta. Basti pensare che l’industria carbonifera produce oggi circa il 40% dell’energia elettrica nazionale.

La bozza del documento, che deve essere ancora approvata dal Ministro dell’Ambiente Barbara Hendricks, chiede inoltre di dimezzare le emissioni di CO2 entro il 2030 rispetto a quelle registrate nel 2014.

 

[foto da rinnovabili.it]

Scozia, chiusa l’ultima centrale al carbone

3000Dopo 115 anni, la Scozia ha smesso di produrre elettricità dal carbone. La settimana scorsa, davanti a lavoratori e giornalisti, è stato infatti chiuso l’impianto di Longannet, l’ultimo a essere rimasto in attività.

Secondo i piani del governo, entro il 2020 i 5 milioni di cittadini scozzesi avranno solo elettricità prodotta da fonti rinnovabili che, ad oggi, coprono oltre il 50% dei consumi. La Scozia è tra i Paesi che hanno maggiormente investito nella green energy, soprattutto per quanto riguarda l’eolico. Basti pensare che il più grande parco eolico della Scozia è anche il primo del Regno Unito intero. Whitelee Wind Farm vicino a Glasgow ha una capacità di 539 megawatt e genera elettricità sufficiente ad alimentare poco meno di 300mila case.

«Il carbone è stato a lungo la forza dominante nell’arsenale per la produzione dell’energia elettrica in Scozia – ha detto Hugh Finlay, direttore di Scottish Power – Ma la chiusura di Longannet segna la fine di un’epoca».

[foto da theguardian.com]

L’Oregon dice addio al carbone

carboneEntro il 2035, l’Oregon chiuderà tutte le centrali a carbone. È quanto previsto dalla nuova legislazione del cosiddetto “Stato dei castori” che, una volta entrata in vigore, chiederà alle due più grandi utility, la PacifiCorp e la Portland General Electric, di smantellare le centrali a carbone raddoppiando al contempo la produzione da rinnovabili.

Allo stato attuale, il carbone fornisce circa il 30% dell’elettricità dell’Oregon, anche se la maggior parte di essa proviene da Wyoming e Montana.

“È un grande, grande risultato”, ha commentato Andrea Durbin, direttore esecutivo del Consiglio Ambientale dello Stato. “Anche se non siamo in grado di chiudere le centrali a carbone al di fuori dell’Oregon, si tratta di un enorme passo avanti nel rendere meno conveniente e più difficile per gli impianti a carbone operare a lungo termine”.

Due le principali controindicazioni della nuova legge: da un lato, si teme un sostanzioso aumento delle bollette elettriche mentre, dall’altro, le centrali termoelettriche continuerebbero comunque a funzionare per fornire energia agli Stati confinanti.
Come si suol dire, chi vivrà vedrà.

[foto da greenstyle.it]

Gran Bretagna, le rinnovabili superano il carbone

weatherford-wind-powerÈ un sorpasso storico quello fatto registrare dalla Gran Bretagna, dove per la prima volta nella storia le fonti rinnovabili hanno superato il carbone nel mix energetico nazionale.

A sancire il tutto, i dati forniti dal dipartimento britannico dell’Energia e del cambiamento climatico, secondo i quali – nel secondo trimestre del 2015 – solare, eolico, biomasse e idroelettrico hanno generato il 25,3% dell’elettricità totale, facendo registrare su base annua un incremento dell’8,6%. Per quanto riguarda invece il carbone, nello stesso periodo si è fermato al 20,5%, a fronte del 28,2% dello scorso anno.

Come si legge in una nota emessa dal dipartimento, tra i fattori determinanti che hanno contribuito alla crescita delle FER vanno annoverati, oltre alle condizioni meteo favorevoli, in numero sempre maggiore degli impianti installati.
In termini assoluti, la prima fonte del mix energetico britannico è il gas, da cui è venuto il 30,2% dell’elettricità generata tra aprile e giugno, mentre il nucleare è al terzo posto con il 21,5%.

 

[foto da rinnovabili.it]

La Gran Bretagna torna al carbone?

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Nel momento in cui le rinnovabili stanno crescendo il tuto il mondo, lascia piuttosto perplessi la scelta della Gran Bretagna di avviare i lavori per una nuova gigantesca centrale a co-combustione di biomassa e carbone.

A quanto apre, l’impianto sorgerà nei pressi della centrale elettrica di Drax, che già oggi brucia più legno di qualunque altra centrale al mondo e più carbone di ogni altro impianto britannico.

La nuova centrale, che a quanto pare si chiamerà White Rose, avrà una potenza di 448 MW e sarà dotata della tecnologia CCS, il sistema che permette la cattura e lo stoccaggio del carbonio.

A questo proposito, la National Grid britannica sta valutando se investire nell’infrastruttura una conduttura lunga 220 chilometri per trasportare la CO2 sotto il Mare del Nord. Un’infrastruttura che avrebbe bisogno di un progetto a sé stante, ma secondo gli esperti quando la National Grid deciderà se investire o meno nella sua implementazione, l’impianto sarà già stato definitivamente approvato.

Insomma, quella britannica appare una scelta davvero discutibile.

[foto da   wallstreetitalia.com]

USA, i green jobs doppiano le fossili

green-jobsDati a dir poco sorprendenti quelli che giungono dagli Stati Uniti, dove nel 2014 i posti di lavoro creati dalle rinnovabili sono stati il doppio rispetto a quelli creati da gas e petrolio.

Ad affermarlo un rapporto redatto da Fondazione Solar e George Washington University, che mostra come l’industria fotovoltaica abbia creato 31mila nuovi posti solo lo scorso anno mentre se mettiamo insieme quelli creati dalle fossili ci fermiamo circa alla metà.

Tornando al “solare made in USA”, oggi questa industria dà lavoro complessivamente a 174mila persone: un dato impressionante se si pensa che solo tre anni fa solare, eolico e geotermico arrivavano a 183mila unità.

Tra le principali cause del boom, il fatto che più passa il tempo e più la tecnologia diventa economica. Non solo, perché in genere le tecnologie non dipendono dai prezzi delle materie prime e quindi mentre petrolio e gas creano posti di lavoro solo se i prezzi e l’inflazione salgono, per le rinnovabili accade esattamente il contrario.

Una considerazione a parte va fatta a proposito del fracking: indipendentemente da come la si pensi al riguardo, è innegabile che abbia creato nuove opportunità di impiego ma va sottolineato come si tratti di posti di lavoro a breve termine.

[foto da nuclearnews.net]

Cina, meno carbone e (molte) più rinnovabili

Cina-eolicoContinua la “lunga marcia” cinese verso la sostenibilità ambientale. A confermarlo il calo registrato nel 2014 della produzione di carbone, a cui si è accompagnata una forte crescita delle rinnovabili.

In particolare, per la prima volta in questo secolo la produzione di carbone è scesa toccando un totale di 3,5 miliardi di tonnellate tra gennaio e novembre, cifra più bassa del 2,1 per cento rispetto allo stesso periodo nel 2013.

Secondo quanto previsto dalla China National Coal Association (CNCA), il dato sulla produzione complessiva del 2014 scenderà ulteriormente fino al 2,5 per cento rispetto a 12 mesi prima.

La causa principale di questa inversione di tendenza  risiederebbe nelle nuove norme ambientali emanate dal governo di Pechino, unitamente all’aumento degli investimenti nelle energie rinnovabili al punto che oggi la Cina è divenuta il più grande investitore del mondo in tecnologie pulite.

[foto da greenstyle.it]