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USA, i green jobs doppiano le fossili

green-jobsDati a dir poco sorprendenti quelli che giungono dagli Stati Uniti, dove nel 2014 i posti di lavoro creati dalle rinnovabili sono stati il doppio rispetto a quelli creati da gas e petrolio.

Ad affermarlo un rapporto redatto da Fondazione Solar e George Washington University, che mostra come l’industria fotovoltaica abbia creato 31mila nuovi posti solo lo scorso anno mentre se mettiamo insieme quelli creati dalle fossili ci fermiamo circa alla metà.

Tornando al “solare made in USA”, oggi questa industria dà lavoro complessivamente a 174mila persone: un dato impressionante se si pensa che solo tre anni fa solare, eolico e geotermico arrivavano a 183mila unità.

Tra le principali cause del boom, il fatto che più passa il tempo e più la tecnologia diventa economica. Non solo, perché in genere le tecnologie non dipendono dai prezzi delle materie prime e quindi mentre petrolio e gas creano posti di lavoro solo se i prezzi e l’inflazione salgono, per le rinnovabili accade esattamente il contrario.

Una considerazione a parte va fatta a proposito del fracking: indipendentemente da come la si pensi al riguardo, è innegabile che abbia creato nuove opportunità di impiego ma va sottolineato come si tratti di posti di lavoro a breve termine.

[foto da nuclearnews.net]

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Rockefeller, dal petrolio alle rinnovabili

oil_production.gi.topAppena qualche giorno fa, ho riportato la notizia che in Oman la Shell ha investito la bellezza di 50 milioni di dollari per realizzare un impianto solare che aiuti a incrementare la produzione di petrolio.

Oggi torno a scrivere sul connubio tra petrolio e rinnovabili, ma in modo molto diverso.
Gli eredi di Rockefeller, fondatore della Standard Oil, hanno infatti annunciato di voler investire nel campo delle rinnovabili.

In particolare, la Rockefeller Brothers Fund ha fatto sapere che procederà a convertire circa 860 milioni di dollari attualmente investiti nelle fonti fossili nelle rinnovabili. E, non a caso, la dichiarazione è avvenuta alla vigilia del vertice sul clima organizzato a New York dell’Onu.

“Per noi ha affermato Steven Rockefeller – l’operazione ha una dimensione non solo morale ma anche economica. Prevedo problemi per le aziende che non difenderanno il pianeta dai cambiamenti climatici”.

[foto da money.cnn.com]

Shell, l’energia solare per estrarre il petrolio

glasspoint-eor-2_310_206Un mega impianto solare per aumentare la produzione di petrolio. È quello che nasce da un accordo recentemente concluso tra la Shell e il sultano dell’Oman, che ha comportato un investimento di oltre 50 milioni di dollari da parte del colosso olandese in una compagnia produttrice di dispositivi a energia solare, la Glasspoint Solar.
Questa installa specchi di alluminio sulla superficie delle aree di estrazione, in modo che questi concentrino la radiazione solare su tubi isolati contenenti acqua. Il vapore in tal modo generato viene poi iniettato poi nei pozzi per estrarre il cosiddetto “heavy crude oil”, ossia il petrolio ad alta viscosità. Un processo che abbatte notevolmente i costi di estrazione, al punto che alla Shell stanno pensando di utilizzare questa tecnologia anche in India e negli USA.

Due Paesi dalle ingenti risorse petrolifere ancora non sfruttate proprio a causa degli ellevati costi di estrazione. Ma ora, questa nuova tecnologia può essere la risposta a tutti i loro problemi. . Il vapore generato dalla radiazione solare potrà, infatti, ridurre il consumo di gas e le emissioni dell’80%. Non solo, perché il basso costo dell’energia solare rischia di rendere più conveniente l’uso di combustibili tradizionali.

[foto da greentechmedia.com]

Ad Abu Dhabi l’impianto solare più grande del mondo

shams1Immaginate un impianto fotovoltaico grande quanto 285 campi di calcio. Vi sembra incredibile? Beh, esiste davvero ed è stato inaugurato pochi giorni fa alle porte di Abu Dhabi.

 

Si chiama Shams I che in arabo vuol dire ‘sole’, ed è costato circa 160 milioni di euro. Con una capacità di 100 Megawatt, è il più grande impianto solare del mondo  e fornirà elettricità a 20mila abitazioni.

 

”È una pietra miliare per la diversificazione economica del Paese ed un passo avanti verso il raggiungimento di una sicurezza energetica a lungo termine” ha dichiarato il presidente degli Eau, sceicco Khalifa Al Nahyan.

 

Infatti, nonostante come noto gli Emirati siano tra i Paesi più ricchi di petrolio al mondo, da tempo è stato avviato un processo di sviluppo per le energie rinnovabili e l’efficienza energetica. L’esempio più concreto è rappresentato da Masdar City, la città ‘a impatto zero’ pronta a ospitare 50.000 persone.

Grazie a Shams I, gli Emirati possono vantare il 68% della capacità energetica solare della regione del Golfo, che rappresenta più o meno il 10% di quella mondiale.

[foto da greenme]

Rinnovabili, nel 2012 ricavi per 184 miliardi di dollari

immaginiQuella delle fonti rinnovabili è ormai un’industria di dimensioni mondiali. Ad affermarlo è lo studio intitolato “Energy Vision 2013” , promosso dal World Economic Forum, che ha stimato in 184 miliardi di dollari i ricavi totali prodotti dal mercato mondiale delle FER.

 

Una cifra di tutto rispetto anche se, sottolinea la stessa ricerca, negli ultimi anni il carbone ha registrato una crescita ben più significativa.

 

L’analisi effettuata dal WEF è assai approfondita, e ripercorre l’intera storia dello sviluppo delle rinnovabili. Un settore che, all’alba del terzo millennio, si trova ad affrontare una sfida che potrebbe essere decisiva per il futuro dell’intero pianeta.

 

In particolare, un elemento decisivo è quello rappresentato dai cosiddetti paesi emergenti.

Ad oggi, infatti, oltre 1,3 miliardi di persone non hanno accesso all’energia ed è evidente come questa situazione non possa durare ancora a lungo.
Proprio in quest’ottica, i governi dei Paesi economicamente più sviluppati stanno incentivando politiche energetiche low carbon e che puntano a un forte incremento delle rinnovabili.
Tuttavia, non c’è dubbio che la strada sia ancora lunga e in salita, visto che ad oggi le FER rappresentano circa l’1,6% del mix energetico mondiale, a fronte del 87% che include petrolio, gas e carbone.

 
A pesare sugli scenari futuri, saranno dunque ”il prezzo e il valore fornito”, definiti dalla ricerca ”gli elementi chiave per la definizione del mix energetico del domani”.

 

[foto da renewablesconsulting.it]

Il futuro del petrolio è ‘made in USA’

“Il Nord America è in prima linea nella trasformazione della produzione di petrolio e gas che interesserà tutte le regioni del mondo, ma esiste la possibilità che influenzi un cambiamento simile in termini di efficienza energetica globale”.

Queste le parole di Maria van der Hoeven, direttore esecutivo della IEA (International Energy Agency), che ha appena pubblicato il World Energy Outlook relativo al 2012.
“Quest’anno – ha continuato la van der Hoeven – il World Energy Outlook mostra che entro il 2035 saremo in grado di ottenere un risparmio energetico pari a quasi un quinto della domanda globale di energia del 2010. In altre parole, l’efficienza energetica è importante tanto quanto l’approvvigionamento energetico senza costrizioni, e l’azione in materia di efficienza maggiore può avere la funzione di una politica energetica unificante, che porta molteplici vantaggi”.

Secondo il rapporto, l’enorme crescita delle esportazioni di gas naturale e petrolio da parte degli USA è destinata a determinare un significativo cambiamento dei flussi energetici mondiali.

Nel 2035, infatti, gli Stati Uniti dovrebbero quasi raggiungere l’autosufficienza energetica e diverranno esportatori netti di petrolio, il 90% del quale sarà indirizzato verso il Medio Oriente.

Più in generale, il mercato mondiale dell’energia appare sempre  più dipendente dai combustibili fossili. Per quanto riguarda le rinnovabili, queste diventeranno entro il 2015 la seconda fonte al mondo per produzione di energia elettrica mentrenel 2035 potrebbero sorpassare il carbone e diventare la fonte primaria.

Ma da questo punto di vista, la strada è ancora lunga.

 

[foto da nydailynews.com]

 

 

Arabia, addio al petrolio

La notizia è di quelle che colpiscono. L’Arabia Saudita, il più grande produttore mondiale di petrolio, depenna l’’oro nero’ dal proprio mix energetico e punta su rinnovabili, carbone pulito e nucleare.

A darne l’annuncio, il principe Turki bin Faisal al Saud che ha stupito tutti al Global Economic Symposium tenutosi in Brasile.

 

D’altronde, non è certo un mistero che ultimamente il ricchissimo paese asiatico sia rimasto particolarmente affascinato dal settore della green energy e della sua possibile utilizzazione sul fronte della pianificazione energetica nazionale. Gli ingenti investimenti annunciati lo scorso maggio a favore di eolico, solare e geotermia vengono oggi inseriti però in una più ambiziosa visione d’insieme: far sì che l’Arabia si affranchi dall’uso dei combustibili fossili, convertendosi ad una produzione energetica al 100% zero emissioni.

 

La speranza è che il Paese possa raggiungere l’obiettivo in pochi decenni, continuando a investire nelle fonti rinnovabili così come nelle fonti alternative ai combustibili fossili. “Il petrolio è molto più prezioso per noi nel sottosuolo che come fonte di energia – ha dichiarato il portavoce reale. – Se fossimo in grado di arrivare al punto di rimpiazzare i combustibili fossili e utilizzare il petrolio per realizzare di altri prodotti utili sarebbe un’ottima cosa per il mondo. Spero ciò avvenga prima della mia morte, ma non penso accadrà”.

 

[foto da energydigital.com]