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Sempre meno carbone per la Gran Bretagna

Carbone-535x300Nel 2014, il consumo di carbone in Gran Bretagna è sceso del 20%.

Stando a quanto riportato dalle stime del Carbon Brief, infatti, il Regno Unito ha utilizzato 49 milioni di tonnellate di carbone e, a quanto scrivono gli analisti, una cifra tanto bassa non si registrava “dai tempi della rivoluzione industriale”.

 

Già nel 2009, in piena crisi industriale, il consumo di carbone aveva registrato lo stesso livello dell’anno scorso.

 

Stando a quanto emerge dallo studio, l’uso del carbone è cresciuto rapidamente nel corso del XIX secolo per conoscere una prima significativa flessione a ridosso degli anni ’60, quando fecero la loro comparsa sul mercato sia il nucleare che il gas naturale.

 

Tornando ai nostri giorno, secondo gli esperti il trend potrebbe continuare nel 2015, quando il consumo di carbone potrebbe toccare il suo minimo storico.

 

[foto da gds.it]

Eolico, un anno da record per Danimarca e Gran Bretagna

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Il 2014 sarà un anno da ricordare per il settore eolico di Gran Bretagna e Danimarca.
Partiamo dal Regno Unito.
Poco più di un mese fa avevo dato notizia che, nel mese di ottobre, le pale eoliche scozzesi hanno dato energia pulita a oltre tre milioni di case grazie ad una produzione di ben 982,842 MWh, un quantitativo di energia elettrica pari 126% della domanda della Scozia.

Un risultato che ha avuto una parte fondamentale nelle performance complessive britanniche, che, secondo quanto riportato dal gestore della rete, hanno confermato come l’eolico sia arrivato al 15% del mix nazionale, rispondendo alla domanda di oltre 6,7 milioni di famiglie.

Passiamo alla Danimarca. Nei giorni scorsi, il governo di Copenhagen ha  rivelato che l’eolico ha raggiunto il 39% del mix energetico nazionale, crescendo di ben 6 punti rispetto al 2013.

Un risultato di cui si è vantato per primo il Ministro per il Clima Rasmus Helveg Petersen che dai microfoni dell’emittente DR ha annunciato come la nazione sia oramai prossima a raggiungere gli obiettivi europei del 2020. “Raggiungeremo sicuramente i nostri target. Abbiamo stabilito un record unico al mondo che dimostra che siamo in grado di raggiungere il nostro obiettivo finale, vale a dire fermare il riscaldamento globale”.

[foto da vita.it]

Gran Bretagna, entro il 2020 centomila case ‘carbon neutral’?

02Trasformare 100mila edifici in case ‘carbon neutral’ nei prossimi anni. È l’obiettivo del governo britannico, che dipende però dal fatto che l’Unione Europea approvi un finanziamento di 10 milioni di euro previsto nell’ambito di “Horizon 2020”.

Energiesprong, questo il nome del progetto che intende replicare quanto avvenuto ad Amsterdam, dove il complesso residenziale Woonwaard è stato completamente riqualificato e dove l’omonimo consorzio ha ricevuto mandato dal governo olandese di trasformare in 10 giorni ben 111.000 case costruite negli anni ’60.

Secondo le prime informazioni, i primi progetti britannici dovrebbero prendere il via entro un anno a Birmingham e nell’Inghilterra meridionale.

Moltissime le soluzioni che potrebbero permettere di raggiungere il traguardo carbon neutral: a partire da una maggiore coibentazione fino all’installazione di pannelli fotovoltaici, di un impianto solare termico con stoccaggio dell’acqua calda, di una pompa di calore e di un sistema di ventilazione meccanica.

Per quanto riguarda gli interni, la ristrutturazione prevede la sostituzione di cucine, elettrodomestici e infissi, arrivando anche a proporre un determinato stile di vita a per risparmiare ulteriore denaro ed energia.
Anche se ambizioso il progetto permetterà al settore edile, uno dei più energivori, di ridurre le proprie emissioni ed i propri consumi, migliorando notevolmente la qualità della vita.

 

[foto da ingegneri.info.it]

Gran Bretagna, via al super eolico offshore

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Una volta a regime, produrrà la cifra record di 402 MW di potenza installata. Sto parlando del parco eolico offshore di Dudgeon, che sorgerà al largo delle coste britanniche del Nolkfolk la cui realizzazione dovrebbe iniziare il prossimo anno per concludersi nel 2017.

Budget stimato, circa un miliardo e mezzo di sterline. A dar vita al super impianto, le compagnie norvegesi Statoil e Statkraft, che hanno confermato come il frutto del loro impegno soddisferà il bisogno energetico di410mila famiglie.

La centrale Dudgeon è al momento il primo di otto progetti “green” sottoposti alla valutazione del governo britannico. Oltra a esso ci sono altri 4 parchi eolici off-shore e tre progetti nel settore delle biomasse.

“Come il posto migliore al mondo per investire in eolica offshore, il Regno Unito sta attirando milioni di sterline di investimenti, il sostegno di centinaia di posti di lavoro verdi locali e rafforzando il suo approvvigionamento energetico con fonti di generazione nazionale. Abbiamo già attirato 34 miliardi di investimenti del settore privato nel settore dell’elettricità rinnovabile dal 2010, con la possibilità di creare circa 37.000 posti di lavoro” ha dichiarato il ministro dell’energia Michael Fallon.

Il Paese ha già circa 4 GW di capacità eolica off-shore installata, ma sta cercando di portare questo valore ad almeno 10 GW entro la fine del decennio come rivelano i piani energetici nazionali.

[foto da greenstyle.it]

Il futuro sostenibile passa anche per il carbone pulito

2041376_TE_CCS_PeterheadChi legge con frequenza questo blog lo sa. Un mondo più sostenibile e ecofriendly non può fare a meno delle tecnologie capaci di rendere il carbone, tutt’oggi la principale fonte di elettricità al mondo, sempre più pulito ed efficiente.

Basti pensare che le previsioni ritenute più attendibili, provenienti dall’Agenzia internazionale dell’energia (Iea) dicono che entro il 2035 la domanda mondiale di carbone aumenterà del 65%.

Non solo, perché a conferma che il trend non tocca solo i Paesi emergenti, c’è la notizia che la Germania ha stanziato oltre 60miliardi per la costruzione di 69 centrali elettriche entro il 2020 alimentate per la maggior parte a gas e carbone.

Tra i Paesi industrializzati l’Italia ha una posizione anomala: da un lato è all’avanguardia per quanto riguarda le tecnologie per l’utilizzo pulito e ad alta efficienza del carbone, dall’altro ha un mix energetico eccessivamente sbilanciato a favore del gas, che nel settore termoelettrico rappresenta il 52% del totale contro il 14% del carbone.

L’anomalia italiana, se da un lato interpella la strategia energetica nazionale, dall’altro indica anche una prospettiva virtuosa che interessa lo scenario globale. Lo sviluppo tecnologico sul carbone pulito e ad alta efficienza, avviato ormai da tempo nel Paese, è infatti una risorsa fondamentale per l’utilizzo di questa fonte tradizionale in modo sempre più sostenibile e rispettoso dell’ambiente.

Il carbone pulito vede un’azienda come Enel impegnata a sviluppare tecnologie innovative come quelle realizzate nella centrale di Civitavecchia, che rispondono sia all’esigenza nazionale di individuare una strada adeguata al riequilibrio del mix energetico sia al bisogno globale di utilizzare il carbone in modo sempre più efficiente e sostenibile.

Per ridurre le emissioni di gas serra da parte delle centrali a carbone, il Gruppo guidato da Francesco Starace è all’avanguardia anche nello sviluppo delle principali tecnologie CCS (cattura e il sequestro della CO2, dall’inglese Carbon Capture and Storage), in sperimentazione nell’impianto pilota a Brindisi e progettate per quello di Porto Tolle.

Si tratta di opportunità che vanno colte per ridurre i costi e accrescere la sicurezza energetica. La disponibilità di un parco termoelettrico efficace ed efficiente potrebbe anche avere risvolti virtuosi anche sull’intero sistema energetico italiano. Cosa ottenibile, per fare due soli esempi, con il potenziamento della mobilità elettrica e la maggiore diffusione delle pompe di calore elettriche.

 

[foto da theengineer.co.uk]

Far crescere le rinnovabili grazie al carbone

enel_civitavecchia_ansaLa crescita e la diffusione a livello globale dell’energia verde passa dall’utilizzo di una delle più antiche fonti fossili. La domanda globale di carbone, infatti, è cresciuta del 55% nell’ultimo decennio. E questo incremento non è dovuto solo alle economie dei Paesi emergenti, alla ricerca di energia abbondante e basso costo, ma anche a quelli dei Paesi dell’Europa che nel mondo vantano da tempo politiche di sviluppo delle FER e i migliori risultati a livello globale in fatto di riduzione delle emissioni clima alteranti.

Costruire la competitività sul binomio carbone e rinnovabili è quanto hanno fatto Paesi come Inghilterra e Germania che in due anni hanno aumentato le loro importazioni della fonte fossile rispettivamente del 31% e del 6%. La Germania in particolare, indiscusso campione europeo delle energie rinnovabili, produce il 47% della sua elettricità con il carbone accompagnando in questo modo lo sviluppo delle FER e il loro progressivo peso nel mix di generazione nazionale.

In Italia, impianti come la centrale Enel di Torrevaldaliga Nord, offrono già oggi performance di efficienza e sostenibilità sino a qualche tempo fa impensate a livello industriale. E la ricerca scientifica per migliorare gli impianti a carbone sta già costruendo la strada per la prossima generazione di centrali, i cosiddetti impianti termoelettrici Avanzati ultrasupercritici (Advanced USC) caratterizzati da più elevate pressioni e temperature del vapore prodotto in caldaia.

La corsa all’efficienza degli impianti a carbone è quasi passata inosservata rispetto alle attenzioni rivolte allo sviluppo tecnologico di altre fonti energetiche. Ma i risultati ottenuti sono molto significativi per comprendere a pieno il ruolo che la fonte fossile può svolgere nella fase di transizione verso gli scenari di decarbonizzazione disegnati al 2050.

 

[foto d tg24.sky.it]

Gran Bretagna, strada in discesa per la mobilità elettrica

gran-bretagna-nasce-lautostrada-elettrica-L-yUc1FK-175x130Dal 2015 al 2020, il governo della Gran Bretagna stanzierà 500 milioni di sterline per favorire la diffusione dei veicoli elettrici.

A presentare la nuova strategia “ultra-low emissions vehicles” (ULEV) è stato il vice Primo Ministro Nick Clegg, che ha illustrato come il fondo non servirà solo ad aumentare il numero di auto e furgoni elettrici, ma anche quello delle infrastrutture di ricarica.

“Il Regno Unito ha il potenziale per emergere come leader mondiale nello sviluppo, progettazione e produzione di veicoli verdi. Possedere un’auto elettrica non è più un sogno o un inconveniente. I produttori si stanno concentrando su questa nuova tecnologia per aiutare gli automobilisti e rendere i loro spostamenti quotidiani verde e puliti” ha dichiarato Clegg.

L’investimento deciso dal governo di Londra renderà dunque più semplice acquistare e ricaricare un veicolo elettrico senza aver paura di scaricare la batteria. Non solo, perché secondo i suoi promotori si tratta di un importante passo volto a produrre un cambiamento culturale secondo cui guidare un’auto elettrica sarà ugualmente semplice come guidarne una a benzina. E per incentivarne l’uso ancora di più, i green drivers saranno esentati dal pagamento della tassa di circolazione.

 

[foto da paperblog.it]