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Energia marina, in arrivo la turbina più potente di sempre

urlA vederla sembra un piccolo sommergibile, lungo 64 metri e largo poco meno di 4. In realtà è la nuova turbina marina galleggiante sviluppata dalla Scotrenewables, i cui test sono iniziati la settimana scorsa.

Secondo i suoi ideatori, la SR2000 una volta a regime sarà in grado di soddisfare le esigenze elettriche di 1000 abitazioni. Il progetto è stato finanziato dal Fondo per gli investimenti per le energie rinnovabili (REIF).

Grazie ad un sistema di ormeggio flessibile, la turbina potrà essere installata anche in acque particolarmente profonde.

“Una tecnologia galleggiante come questa è facile ed economica da installare, gestire e smantellare”, ha commentato il ministro dell’energia scozzese Paul Wheelhouse durante la visita al sito di test. “Ciò consentirà di aumentare la redditività commerciale dell’energia delle maree, elemento fondamentale per la transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio”

 

[foto da scottishrenewables.com]

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USA, Messico e Canada: entro il 2025 l’energia pulita sarà al 50%

Itaipu Dam Hydroelectric project. Brazil.

Raggiungere il 50% di energia pulita entro il 2050. È l’ambizioso l’obiettivo che USA, Messico e Canada hanno annunciato al termine del vertice trilaterale di Ottawa, a cui hanno preso parte il presidente Usa Barack Obama, il primo ministro canadese Justin Trudeau e il presidente messicano Enrique Pena Nieto.

Al momento, la produzione da energie pulite dei tre paesi è di circa il 37%: a fare gli sforzi maggiori dovranno essere gli Stati Uniti, fermi al 30% (e di cui quasi il 20% proviene dal nucleare).

Anche il Messico, che si era già impegnato a raggiungere il 35% entro il 2024 e che oggi è ancora sotto il 20%, dovrà accelerare notevolmente se vuole rispettare il nuovo target. I tre paesi hanno raggiunto anche un accordo per quanto riguarda la riduzione tra il 40% e il 45% delle emissioni di metano. L’unico a essere già in linea con i nuovi obiettivi fissati dal vertice è il Canada, che già oggi produce l’81% della sua elettricità da idroelettrico, solare, eolico e nucleare.

 

[foto da greenpeace.it]

Pomodori, ma quanta energia (elettrica)!

534-pomodoro-belmonte_1Il pomodoro non è solamente uno degli ingredienti principali della cucina italiana, ma a quanto sembra può diventare anche una inaspettata fonte di energia elettrica. È quello che hanno scoperto alcuni ricercatori statunitensi, che in occasione del 251esimo meeting annuale dell’American Chemical Society hanno presentato un progetto pilota che prevede lo sfruttamento di pomodori danneggiati all’interno di pile a combustibile biologico.

 

Gli scienziati hanno dato vita al curioso esperimento il Florida, dove ogni anno vengono scartate 396mila tonnellate di pomodori giudicati invendibili perché imperfetti. I ricercatori hanno così sviluppato una cella elettrochimica microbiologica capace di sfruttare i rifiuti del prezioso frutto per generare elettricità. Come? In pratica, le celle utilizzano i batteri per scomporre e ossidare il materiale organico: il processo ossidativo innescato dai batteri rilascia una certa quantità di elettroni che divengono così fonte di elettricità.
Secondo gli scienziati, con la quantità di pomodori scartata in Florida ogni anno si potrebbero soddisfare i consumi elettrici del parco giochi Disney World per tre mesi.

[foto da ingegnoli.it]

L’energia dell’Italia è sempre più verde

Costa Rica Uses 100 Percent Renewable Energy For A Record 75 DaysStando a quanto afferma l’ultimo rapporto di Eurostat, e non ho motivi per credere che non sia vero, l’Italia ha già raggiunto l’obiettivo 2020 per la produzione di energia da fonti rinnovabili. Nel 2014, infatti, abbiamo raggiunto il 17,1% dell’energia totale – ossia elettricità, trasporti, raffreddamento e riscaldamento – generata da fonti rinnovabili, a fronte di un obiettivo del 17%.

 

È bene ricordare che, per l’Unione europea, l’obiettivo generale è quello di raggiungere il 20% di energia rinnovabile entro il 2020, ma i numeri cambiano da Stato a Stato. Ad esempio, la virtuosa Svezia ha come obiettivo nientemeno il 49% (ed è già a oltre il 52%). Per quanto riguarda noi, siamo tra i nove Paesi che hanno già superato il proprio obiettivo, insieme appunto alla Svezia, ma anche a Finlandia, Estonia, Bulgaria, Repubblica Ceca, Croazia, Romania e Lituania.

In particolare, per quanto riguarda le rinnovabili per l’elettricità, siamo passati dal 16,1% del 2004 al 33,4% nel 2014. Nel campo del raffreddamento e riscaldamento, invece, al momento l’Italia genera dalle fonti verdi il 18,9% dell’energia (mentre la Ue è al 17,7%).

Infine, i trasporti. L’obiettivo dei singoli Stati e dell’Ue è arrivare al 10% entro il 2020, e fino a oggi hanno superato il traguardo solo Finlandia (21,6%) e Svezia (19,2). Noi siamo ancora al 4,5%, ma speriamo di compiere un balzo decisivo nei prossimi 3 anni.

 

[foto da breakingenergy.com]

Il sistema energetico si prepara ad andare sulla nuvola

Cloud-ComputingIn un futuro sempre più prossimo, i servizi per l’erogazione di luce, acqua e gas diventeranno più flessibili e intelligenti e avverranno sfruttando le tecnologie del cloud computing.

È quanto emerso dal convegno promosso dall’International Smart Grid Action Network (Isgan) e dalla Global Smart Grid Federation (Gsgf), in collaborazione con la società italiana Rse (Ricerca sul sistema energetico) che si è svolto la settimana scorsa.

”Dalle reti elettriche intelligenti, le cosiddette smart grids, ora ci stiamo muovendo verso un nuovo sistema energetico più complesso, che include anche altri servizi come gas, acqua e trasporti”, ha affermato Stefano Besseghini, amministratore delegato di Rse.

In pratica, grazie alle nuove tecnologie digitali, sarà possibile analizzare tutti i dati relativi ai consumi energetici di ciascun utente e convogliarli sulla “nuvola” per potervi accedere in ogni momento.

“Gli utenti potranno monitotare più facilmente i loro consumi – ha aggiunto Besseghini – e potranno usufruire di nuovi servizi personalizzati, stipulando ad esempio contratti dinamici per il consumo di acqua tra la prima e la seconda casa, in modo da gestire i consumi in tempo reale pagando il servizio solo quando lo si usa”.

[foto da startmag.it]

Italia, crescono le rinnovabili “fai da te”

rinnovabiliEntro il 2020, il 20% dell’energia italiana sarà prodotta grazie a mini-impianti fotovoltaici. È quanto è emerso da uno studio presentato da Bip (Business integration partners) durante il Festival dell’Energia che si è svolto a Milano a fine maggio.

”Siamo di fronte a una crescita esponenziale della generazione distribuita, soprattutto per quanto riguarda le rinnovabili. È un’opportunità per il nostro sistema economico”, ha affermato Carlo Capè, amministratore delegato di Bip, durante il convegno ‘Rinnovare l’energia per l’Italia’ all’Expo Gate di Milano. U evento che ha visto la partecipazione, tra gli altri, del presidente di A2A Giovanni Valotti, di Massimo Derchi (Managing Director ERG Renew), di Felice Egidi (responsabile degli Affari regolatori di Enel Green Power), di Piero Manzoni (amministratore delegato Falck Renewables) e di Pier Giorgio Romiti (presidente Errenergia). ”Se le aziende italiane si attrezzeranno per gestire la rete superando le molteplici barriere tecnologiche – ha concluso Capè – potranno sfruttare le potenzialità di questo fenomeno”.

Stando a quanto affermato dalla ricerca, la generazione distribuita nel nostro Paese è destinata a crescere ulteriormente, passando dall’attuale 15% al 20% nei prossimi cinque anni. Un risultato frutto dell’autentico “boom” delle installazioni di piccoli impianti solari, che sta portando una serie di benefici che vanno dalla riduzione delle emissioni a quella dei prezzi all’ingrosso.

”Dobbiamo agire per far fronte all’evoluzione della domanda energetica – ha detto nell’occasione Pier Ferdinando Casini – perché la popolazione mondiale viaggia verso i 9 miliardi e i Paesi non Ocse rappresenteranno oltre il 70% della domanda di energia”.

 

[foto da youtube.com]

Nuova energia solare per gli ospedali di Gaza

drQfGQqCPa08ZBxbWbAxQU5kgoES9EtN9jLQRKkKa7CvERTVNaeAggSfNBnuoQRozy5kRw=s163Lo scorso febbraio avevo scritto dello Jenin Charitable Hospital di Gaza, che era finalmente divenuto operativo grazie all’energia del fotovoltaico e all’impegno della Ong italo-inglese Sunshine4Palestine. Oggi torno a parlare della martoriata striscia di terra palestinese e del progetto “EmpowerGAZA” promosso da un gruppo di dottori canadesi per installare pannelli fotovoltaici su quattro dei maggiori nosocomi della cittadina.

Un’iniziativa nata dall’esperienza di Tarek Loubani, medico di chiare origini palestinesi, che l’estate scorsa ha prestato servizio come volontario proprio a Gaza. Durante i bombardamenti israeliani infatti, alcuni blackout hanno interessato le sale operatorie costringendo i medici a eseguire procedure d’urgenza rischiose per risparmiare l’energia dei gruppi di continuità.

Alla fine di aprile, insieme ad alcuni colleghi, Loubani ha iniziato una raccolta fondi su Indiegogo. Obiettivo, quello di raccogliere 200mila dollari entro il 26 giugno, che andranno a finanziare acquisto e installazione dei pannelli solari per il primo dei quattro ospedali. Una volta raggiunto l’obiettivo subentreranno altri sponsor, fra cui il Programma per lo Sviluppo delle Nazioni Unite (UNDP) e la Ong canadese Islamic Relief Canada. Il costo totale del progetto è di 1,2 milioni di dollari per fornire energia agli ospedali di Deir al-Balah, Beit Lahiya, Khan Younis e la struttura pediatrica Rantisi di Gaza.

 

[foto da ambienteambienti.com]]