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Fukushima, dal 2040 solo rinnovabili

AJ201311110055MDa sinonimo di disastro nucleare a quello di energia pulita e rinnovabile. È il destino di Fukushima, nel 2011 teatro di un terremoto e di uno tsunami che hanno causato il peggior incidente nucleare degli ultimi anni.

Entro il 2040, infatti, il territorio sarà alimentato esclusivamente da energie rinnovabili.  Un risultato che verrà raggiunto attraverso diverse iniziative di generazione distribuita messe in atto nella provincia dalle comunità locali.

“Il governo locale, come la prefettura di Fukushima o il governo metropolitano di Tokyo sono molto più attivi è più progressisti rispetto al governo nazionale”, ha spiegato Tetsunari Iida, direttore dell’Istituto per le politiche energetiche sostenibili in Giappone, in polemica con il primo ministro Shinzo Abe che ha manifestato l’intenzione di riavviare nel medio termine tutti i reattori del Paese.

Ad oggi, la provincia di Fukushima è servita da rinnovabili per il 22% del proprio fabbisogno. Proprio lo scorso novembre, è stata allacciata alla rete la prima turbina eolica off shore da 2 MW al largo delle sue coste mentre ad oggi sono in fase di progettazione altri due aerogeneratori da 7 MW . “Fukushima sta andando verso il futuro passo dopo passo”, ha concluso Sato. “E l’eolico galleggiate è simbolo di un tale futuro.

 

[foto da rinnovabili.it]

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Fukushima, dal nucleare all’eolico (off shore)

eolicooffsh-300x300Un cambiamento che più simbolico non potrebbe essere. Al largo di Fukushima, che fu teatro del disastro nucleare prodotto dallo tsunami del 2011, è stato inaugurato il parco eolico off shore di Fukushima Dai-Ichi.

 

Una scelta tutt’altro che casuale, visto che, due anni fa, dopo il passaggio dell’onda a resistere e continuare a produrre energia fu proprio un impianto eolico.

Il nuovo impianto punta ad ottenere un Gigawatt di potenza istallata sfruttando le 143 turbine, istallate dove il mare è profondo ben 120 metri, che ridaranno energia ad una delle aree maggiormente danneggiate dall’onda devastatrice., istallate a 120 metri di profondità, per ridare energia ad una delle zoem più danneggiate dallo tsunami

Tra gli obiettivi del progetto, anche quello di proseguire nel progressivo abbandono dei combustibili fossili per abbassare la quantità di emissioni inquinanti prodotte e rilasciate.

A due anni e mezzo dalla tragedia, tutti i 50 reattori nucleari giapponesi sono sotto controllo e seguono la nuova normativa con la prospettiva di riavviare presto almeno 14 dei reattori chiusi a seguito dell’incidente.

Il Giappone sta tuttavia proseguendo negli investimenti nelle rinnovabili, dando spazio alla ricerca nel campo dell’eolico galleggiante per sfruttare le acque profonde che lo circondano visto che le turbine senza fondamenta sono la migliore soluzione per le caratteristiche del mare giapponese.

[foto da ilsostenibile.it]

Brasile, meno nucleare e più eolico?

TRSsOfB4P8a3hkgxCIwImN50IOHQ3A0JwRQSx8h-9flrNSCLgOp23WE0gFXyPfXJywOotA=s113Vento sì, ma tutt’altro che radioattivo. È ciò che evidentemente stanno pensando i brasiliani, i quali sono alle prese con un importante ripensamento della propria politica energetica.

La spinta sembrerebbe provenire dai recenti problemi riscontrati alla centrale nucleare di Fukushima, dove si continua a combattere con fughe di radioattività. E così, a Brasilia si è deciso di abbandonare i piani che prevedevano la costruzione di 4 centrali nucleari entro il 2030.

“Dopo il Giappone, le cose vanno messe in stand-byha dichiarato Mauricio Tolmasquim, a capo dell’Energy Research Company.

Al momento, nel Paese ci sono già due centrali nucleari funzionanti e una terza in costruzione. Non è ancora chiaro che fine faranno, ma quello che è sicuro è che bisogna comunque trovare un’alternativa. Che sembra essere già stata individuata.

“Questo è il momento di energia eolica”, ha dichiarato ancora Tolmasquim. “C’è stata un’autentica rivoluzione in termini di costo”. Tutto lascia quindi pensare a una scelta precisa, a cui si dovrebbe accompagnare la progressiva crescita delle istallazioni solari per far scendere ulteriormente i prezzi dell’energia elettrica, ancora tra i più cari al mondo.

Ad oggi, il mix energetico brasiliano è composto al 75% dall’idroelettrico, ma nei periodi di siccità il settore va in crisi rendendo necessari sistemi alternativi di produzione.

 

[foto da wall-street.ro]

Tokio, il solare dà il cambio al nucleare?

Trina_Solar_Photovoltaic-production-lab-manufacturers“Il potenziale del fotovoltaico sui tetti di Tokyo (stimato in 43,1 GW) può sostituire la capacità nucleare”. Ad affermarlo è un recente studio condotto da alcuni ricercatori dell’Università del Texas pubblicato sull’Environmental Research Letters, secondo il quale il Paese del Sol Levante potrebbe trovare proprio nel sole una chiave per superare l’impasse energetico seguito all’incidente di Fukushima.

In particolare, la ricerca sottolinea come il fotovoltaico è in grado di soddisfare la domanda energetica anche durante il picco, provvedendo a circa il 26% dell’energia elettrica che Tokyo riceve dal nucleare per il 91% del tempo.

Grazie ai 300 chilometri di tetti a disposizione, infatti, si potrebbero installare abbastanza impianti fotovoltaici da raggiungere i 43,1 GW di potenza, che sommati agli 7,28 GW di capacità istallata delle stazioni di pompaggio idroelettrico della regione eguaglierebbero la quantità di energia che oggi Tokio riceve dal nucleare.

I dati sono stati elaborati tenendo in considerazione le medie di irraggiamento giornaliero di ben 34 anni, portando alla conclusione che il solare fotovoltaico in Giappone potrebbe produrre tanta energia quanta ne generano le centrali atomiche al momento.

[foto da alternativeenergy.com.pk]

Expo mondiale del fotovoltaico nella terra del Sol Levante

fiera-giappone-mod2Si chiude oggi a Tokio la sesta fiera mondiale del fotovoltaico. Inaugurata lo scorso 27 febbraio, ha visto la partecipazione di oltre 1800 espositori e un afflusso di 120mila visitatori provenienti da 65 paesi.

Per gli operatori del settore, è uno degli appuntamenti più importanti a livello mondiale dove è possibile scoprire le soluzioni più innovative in fatto di celle e moduli e le evoluzioni tecnologiche che le caratterizzano.

L’evento si è inserito nell’ambito della settimana dell’energia intelligente giapponese, cha ha preso il via il 19 febbraio, e che si è articolata in otto diverse manifestazioni (Pv Expo, Fc Expo, Pv System Expo, Battery Japan, Enetech Japan, Eco House – Eco Building Expo, Int’l Smart Grid Expo, Wind Expo) e 275 sessioni tra seminari e conferenze, ai quali hanno preso parte rappresentanti del mondo industriale e scientifico provenienti da tutto il mondo.

In Giappone, il tema dello sviluppo delle rinnovabili e delle nuove tariffe relative alle forniture energetiche è particolarmente sentito soprattutto da quando si è verificato l’incidente di Fukushima, che ha comportato un drastico cambiamento delle politiche energetiche nipponiche.

Una situazione a cui guarda con crescente interesse anche il resto del mondo, come testimoniato dai dati fatti registrare dall’Expo di quest’anno, che hanno fatto registrare un aumento dei visitatori di circa il 20%.

[foto da coveme.com]

Eolico, dal Giappone l’off-shore più grande del mondo

large-offshore-wind-embarks-beyond-europeSorgerà al largo di Fukushima l’impianto eolico off-shore più grande del mondo. Un parco composto da 143 turbine, che saranno posizionate a circa 16 chilometri dalle coste della città tristemente nota per essere stata colpita dallo tsunami e dal terremoto del 2011.

 

Con 1 GW di potenza installata, il nuovo impianto si inserisce nell’ambito del piano energetico nazionale che prevede  un considerevole aumento di produzione da rinnovabili per far fronte alla chiusura di 54 reattori nucleari, decisa proprio all’indomani della tragedia di due anni fa.

Non solo, perché a quanto si apprende, nella stessa zona dovrebbe essere presto costruito anche un enorme impianto solare, anch’esso pronto a battere il record del mondo in quanto a potenza installata.

 

Tornando al parco eolico, la prima fase del progetto prevede il posizionamento di una turbina da 2 MW di capacità e altra circa 200 metri, comprensiva di una sottostazione con relativo cavo sottomarino per la trasmissione dell’elettricità.

Secondo quanto affermato da Takeshi Ishihara, project manager proveniente dall’Università di Tokyo, l’attività sismica della zona non costituisce un problema per le turbine, e per dimostrarlo un team di esperti ha condotto diverse simulazioni che hanno previsto anche l’eventualità di tifoni.

 

Un altro problema da affrontare riguarda le possibili ripercussioni del futuro parco sull’attività dei pescatori, già duramente colpiti dall’incidente nucleare. Ma, come i lettori di Energie Rinnovate ben sanno, tutte le precedenti esperienze rivelano come gli impianti off-shore siano al contrario un fattore molto positivo per la fauna ittica.

 

[foto da renewableenergyworld.com]

MIT studia Fukushima

di Giulio Bettanini

Il CANES, centro di ricerca sui sistemi nucleari avanzati del MIT (Massachusetts Institute of Technology) ha pubblicato un report dal titolo Technical Lessons Learned from the Fukushima-Daichii Accident and Possible Corrective Actions for the Nuclear Industry : An Initial Evaluationche analizza dal punto di vista tecnico, insegnamenti e possibili correttivi dall’incidente di Fukushima.

Premesso che la situazione è ancora in evoluzione e la dinamica degli eventi non definitivamente chiarita, come principali criticità e conseguenti possibili soluzioni si indica:

– garantire a seguito di ogni tipo di evento esterno l’alimentazione elettrica d’emergenza

– affrontare l’emergenza nucleare con personale efficiente e qualificato e informare la popolazione in maniera chiara ed univoca

– evitare l’accumulo di idrogeno nel sistema di contenimento e nell’edificio del reattore.

– evitare l’aumento della pressione nel contenimento primario che può causare esplosioni di idrogeno e rilasci di sostanze radioattive nell’ambiente

– evitare i pericoli derivanti dalle piscine contenenti combustibile nucleare esaurito

– una corretta localizzazione delle centrali nucleari e una corretta disposizione dei singoli reattori all’interno di uno stesso impianto.

Nell’appendice del documento è contenuta una valutazione degli effetti sanitari.

Attorno alla centrale di Fukushima Daiichi sono già state evacuate le circa 80.000 persone che vivevano entro i 20 km dall’impianto e verranno evacuate altre 20.000 persone che vivono nelle zone a Nord-Ovest dalla centrale fino ad una distanza di circa 50 km.

Vengono evacuate le zone in cui la dose aggiuntiva di radiazioni che verrebbe assorbita dalla popolazione nel primo anno dopo l’incidente è stimata essere superiore a 20 millisievert, limite di esposizione raccomandato dall’EPA (Environmental Protection Agency) statunitense. Il primo anno dopo un incidente nucleare è considerato il più critico, negli anni successivi le dosi assorbite di radiazioni calano notevolmente.

Al di sotto dei 20 mSv viene lasciata libertà di scelta ai cittadini se spostarsi o meno dalle zone in cui vivono.

Nel report, consultabile sul sito del Forum Nucleare Italiano, viene valutata la probabilità di contrarre un tumore per le persone che assorbiranno nel primo anno dopo l’incidente una dose di radiazioni pari a 20 mSv. Questo rischio viene quantificato in una probabilità aggiuntiva dello 0,2% di contrarre un tumore (stime derivate dal report BEIR VII dell’Accademia delle Scienze USA). Questo rischio aggiuntivo è sovrastimato di un fattore compreso tra 2 e 10 (e forse ancora maggiore) a causa del fatto che è calcolato per dosi acute di radiazioni ovvero dosi assorbite in tempi estremamente ridotti, mentre si abbassa notevolmente se l’assorbimento della stessa dose di radiazioni è spalmata su un anno. Questo 0,2% si va ad aggiungere al 42% di rischio di contrarre in futuro un tumore per cause ‘naturali’, rischio a cui si è mediamente soggetti nell’arco della vita.

La sfida maggiore è quindi essere in grado di informare i cittadini giapponesi in modo che possano scegliere in maniera pragmatica e consapevole qual è il male minore tra l’accettare un rischio aggiuntivo per la salute ed il costo economico e sociale di un trasferimento in una zona che permette di evitare dosi aggiuntive di radiazioni.

http://blog.forumnucleare.it/sicurezza-2/mit-studia-fukushima/