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La Hack attacca il referendum: “È perfettamente inutile, l’Italia ha bisogno del nucleare”

A margine della presentazione di un programma tv su DeaKids (Sky), che si è tenuto a Trieste Margherita Hack è tornata a parlare di nucleare.  ”Il referendum è perfettamente inutile. Prima si era fatto un referendum sull’onda di Chernobyl – ha detto l’astrofisica – ora se ne fa un altro sull’onda del Giappone: è perfettamente inutile perché è ovvio che sarà contro il nucleare, visto questo disastro. Le cose invece andrebbero affrontate razionalmente”. Poi ha proseguito: “Il terremoto in Giappone è un evento veramente eccezionale, se ne verifica uno ogni secolo. Se ogni volta che si fa un’innovazione tecnologica ci si tira indietro, si starebbe ancora a vivere nelle caverne. Se poi si va a vedere le statistiche ci sono molti meno incidenti e inquinamento nel nucleare che in altre forme di energia”. Secondo l’astrofisica ”in Italia il pericolo grosso del nucleare siamo noi italiani, perché si ha l’abitudine di pigliare tutte le cose sotto gamba. Si ha tanta paura del nucleare e poi milioni di abitanti vivono intorno alle falde del Vesuvio, che non è morto, è bello vivo, e se sono decenni che non esplode, il giorno che esploderà sarà un vero disastro. La paura dell’atomo è dovuta all’ignoranza, ma l’Italia ha bisogno di questa energia, e anche l’incidente in Giappone aiuterà – ha concluso – con nuove precauzioni”.

FONTE: http://letteraviola.it/2011/06/la-hack-attacca-il-referendum-e-perfettamente-inutile-litalia-ha-bisogno-del-nucleare/

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“L’Europa non può fare a meno del nucleare”

L’Italia e l’Europa non possono fare a meno dell’energia nucleare, necessario per soddisfare il fabbisogno energetico dei 27 e per alimentare lo sviluppo tecnologico dell’Unione Europea. Perché i vari Stati Membri possano riprendere i rispettivi programmi di sviluppo sarà però necessario sottoporre le centrali nucleari esistenti agli stress test. Poi, sarà la stessa Unione Europea a prendere decisioni in merito.

La sicurezza nucleare è stato uno dei temi toccati durante l’incontro tra i rappresentanti degli otto paesi più industrializzati del mondo. “Si è arrivati – ha detto il premier italiano, Silvio Berlusconi – a una generale considerazione circa l’inevitabilità del ricorso alla produzione dell’energia attraverso le centrali nucleari”. Condizionata, però, alla necessità di raggiungere uno standard di sicurezza assoluto.

Sarà l’Unione Europea a decidere sul da farsi, alla fine dei test. Cosa significa? Molto probabilmente che, se le condizioni politiche interne di ogni singolo paese lo permetteranno, l piani di sviluppo – costruzione di nuovi reattori e nuove centrali, ammodernamento di quelle esistenti laddove possibile – riprenderanno. Compreso quello italiano.

Ci saranno sicuramente polemiche, politiche e sociali, ma i singoli governi avranno man forte ad addebitare la decisione di riprendere i piani di sviluppo all’Unione Europea.

Bruxelles insomma, sarà la leva che permetterà di scardinare il blocco allo sviluppo tecnologico imposto dalla coalizione rosso-verde un po’ in tutta Europa.

Di Franco Cavalleri

FONTE: http://www.nucleareblog.it/2011/05/28/leuropa-non-puo-fare-a-meno-del-nucleare/

Reattori nucleari USA, sicuri anche caso di eventi estremi

Le verifiche effettuate dalla Nuclear Regulatory Commission (NRC) americana hanno rilevato che i reattori USA offrono tutti sufficienti garanzie di tenuta anche nel caso di eventi estremi che portino alla caduta della rete elettrica di alimentazione o causino danni estesi ai sistemi. Miglioramenti sono comunque possibili in alcuni impianti.

Le verifiche sono state effettuate a seguito dell’incidente di Fukushima come risposte alle numeroe critiche e alle domande che l’opinione pubblica faceva in relazione al livello di sicurezza degli impianti, con particolare riferimento alle infrastrutture di alimentazione. In ognuno dei 104 siti nucleari gli ispettori NRC hanno esaminato le strategie di minimizzazione dei danni, che dovrebbero dare la possibilità agli operatori di centrale di spegnere e raffreddare il combustibile nucleare in caso di emergenza o comunque di necessità: esplosioni, terremoti, inondazioni, improvvise cadute della rete elettrica, incendi, eventi singoli o combinati.

Secondo Eric Leeds, Direttore dell’NRC Office of Nuclear Reactor Regulation, tutti i reattori hanno dato sufficienti garanzie di tenuta, “anche se alcune centrali hanno bisogno di aumentare e migliorare i livelli di manutenzione di risorse e procedure”. Esempi di prblemi rilevati durante le ispezioni sonno attrezzature non funzionanti quando testate, o utilizzate in modo non corretto o, ancora, immagazzinate in aree potenzialmente vulnerabili.

di Franco Cavalleri

http://www.nucleareblog.it/2011/05/18/reattori-nucleari-usa-sicuri-anche-caso-di-eventi-estremi/

Le sicurezze della Francia, la sicurezza del nucleare

Proprio oggi, a Bruxelles si riuniscono il gruppo dei regolatori nazionali europei (Ensreg) e quello degli esperti Wenra (Western european nuclear regulatro association) per confrontarsi sulle proposte della Commissione europea volte ad aumentare gli standard di sicurezza delle centrali nucleari.

La richiesta della Commissione prevede test sempre più severi, che prendano in considerazione anche eventuali attacchi terroristici, catastrofi naturali ed errori umani.

Staremo a vedere. Nell’attesa, Nicolas Sarkozy ha confermato senza mezzi termini la scelta nucleare francese: “A causa di uno tsunami in Giappone – ha dichiarato – non si può rimettere in discussione quello che fa la forza della Francia». Il presidente ha dunque ribadito l’«assoluta fiducia nella filiera nucleare francese e nelle capacità dei tecnici di Edf», mettendo in chiaro di «non essere stato eletto per rimetterla in discussione».

E non si è mica fermato qui. Ha infatti aggiunto che “se prendessi la decisione folle di fermare il parco nucleare francese, bisognerebbe trovare 45 miliardi di euro”.

Ciò non toglie che i reattori francesi saranno sottoposti come gli altri agli stress test decisi a livello europeo, e Sarkozy ha affermato che non si opporrà alla chiusura di quelli che non dovessero superare le verifiche. Un’ulteriore conferma che essere a favore del nucleare non esclude – anzi implica – la ricerca della massima sicurezza.

A questo proposito, è interessante riportare anche quanto affermato da Jacques Repussard, direttore dell’Istituto francese per la radioprotezione (Irsn), secondo cui la Francia deve essere pronta a incidenti nucleari «completamente inimmaginabili». L’esempio di Fukushima insegna: «I giapponesi non ritenevano possibile uno tsunami di 15 metri e la diga che proteggeva la centrale di Fukushima era dunque alta 5,7 metri». Insomma, tutto nasce da un’errata valutazione della potenza dello tsunami e non certo dall’impossibilità di garantire la sicurezza anche a Fukushima.

E mentre in Europa e nel mondo si discute di questo, qui in Italia è calata una cappa di silenzio rotta solo dalle urla sguaiate del fronte antinuclearista. Ma d’altronde è storia vecchia: meno idee si hanno e più si alza la voce. Mentre chi avrebbe tante cose da dire, purtroppo, tace.

Le centrali nucleari non aumentano il rischio di leucemie

Vivere vicino a una centrale nucleare non aumenta il rischio di leucemia nei bambini: le conclusioni di un dettagliato rapporto britannico smentiscono una delle più diffuse credenze sull’energia nucleare. Lo studio, realizzato dal Committee on Medical Aspects of Radiation in the Environment (COMARE), ha preso in esame 13 centrali nucleari in Gran Bretagna per tutto il periodo compreso fra il 1969 e il 2004.

Analizzando i dati sui bambini fino a 5 anni residenti in un raggio di 10 chilometri delle centrali considerate, lo studio ha dimostrato che i tassi di leucemie non sono diversi rispetto a un gruppo di controllo, cioè a un campione di bambini residenti lontano dalle centrali: «Non c’è alcuna prova che indichi un aumento del rischio di leucemie e altri tumori nelle vicinanze delle centrali nucleari».

Il COMARE raccomanda comunque al governo di mantenere un’attenta sorveglianza sull’ambiente e la salute pubblica: un aspetto particolarmente rilevante in vista del nuovo programma nucleare britannico. «È chiaro che il programma non piace a tutti, per cui è importante affrontare in modo appropriato tutte le paure infondate sui rischi per la salute».

Il nuovo rapporto, più esteso e dettagliato, conferma i risultati dei 13 studi realizzati in precedenza dal COMARE. Si aggiunge anche alla lista di pubblicazioni che hanno confutato una ricerca tedesca del 2007 in cui invece era stato riscontrato un aumento di leucemie infantili nei dintorni delle centrali nucleari.

Il COMARE osserva che lo studio tedesco non era stato in grado di prendere in considerazione i possibili fattori confondenti, come lo status socioeconomico e la densità di popolazione: due elementi che influenzano notoriamente l’epidemiologia delle leucemie. «Se ci fosse stato un effetto come quello individuato dallo studio tedesco l’avremmo riconosciuto. Ma non c’è», ha dichiarato Alex Elliott, presidente del COMARE. Secondo Elliott i ricercatori tedeschi dovranno cercare altre cause per l’aumento di leucemie che avevano osservato.

FONTE : http://www.nuclearnews.it/news-2658/le-centrali-nucleari-non-aumentano-il-rischio-di-leucemie/

Chernobyl 1986-2011: un bilancio controverso

Dal sito del Corriere della Sera, 26-04-2011:

A 25 anni dalla catastrofe nucleare della centrale ucraina, a Kiev si tenta l’ennesimo bilancio sulla tragedia e le sue lezioni con una maxi conferenza, dopo la messa-lampo del patriarca e la rapida visita alla centrale dei presidenti di Ucraina e Russia, Viktor Janukovyc e Dmitri Medvedev, i due paesi più colpiti dalla nube radioattiva insieme alla Bielorussia. «La principale lezione è dire la verità alla gente», ha dichiarato il leader del Cremlino. In Russia l’organizzazione Bellona ha incendiato a San Pietroburgo diverse torce che si sono elevate in cielo. Dopo 25 anni, comunque, il bilancio della catastrofe suscita ancora controversie. Le autorità ucraine stimano che un totale di 5 milioni di persone abbia sofferto le conseguenze della tragedia. Per Greenpeace il numero varierebbe da 100 mila a 400 mila. In particolare, uno studio pubblicato nel 2006 indica che sulla base delle statistiche oncologiche nazionali della Bielorussia, i casi di cancro dovuti alla contaminazione di Chernobyl sono stimati in 270mila di cui 93mila letali nei settant’anni successivi all’incidente. Ma l’Unscear, la commissione scientifica dell’Onu per gli effetti delle radiazioni nucleari, riconosce solo 31 vittime dirette dell’incidente, tra operatori e pompieri. E nel suo rapporto dello scorso febbraio fissa a 6000 i casi di cancro alla tiroide (di cui 15 mortali), riconoscendolo come unica conseguenza diretta del disastro. Il problema è che è mancato lo screening sanitario. »Studi indipendenti condotti in Ucraina, Russia, Bielorussia e in altri Paesi dimostrano che le conseguenze all’esposizione anche a un basso livello di radiazioni sono molto più allarmanti di quello che la comunità internazionale vuole accettare«, sostiene Aleksander Glushcenko, un fisico nucleare autore di tre libri su Chernobyl.

Negli USA il nucleare è di casa

Altro che “nimby” (not in my back yard). I cittadini statunitensi non sembrano affatto spaventati di vivere nei pressi di una centrale nucleare. È quanto risulta da un articolo pubblicato il 14 aprile dal sito americano msnbc.com, dal quale si evince che negli ultimi dieci anni la popolazione residente nel raggio di 80 chilometri da una centrale nucleare è aumentata di nove milioni di persone.

Infatti dai 106 milioni registrati nel 2000 si è passati ai 117 milioni del 2010, che rappresentano circa un terzo dell’intera popolazione degli Stati Uniti.

Una crescita che diventa ancora più netta se ci si limita alla fascia più immediatamente vicina agli impianti nucleari: la popolazione residente nel raggio di 16 chilometri da una centrale è aumentata del 17%.

Neanche i luoghi più a rischio scoraggiano gli americani: in un raggio di 16 chilometri dalla centrale di Three Mile Island, in Pennsylvania, dove nel 1979 si era verificato il più grave incidente nucleare nella storia degli Stati Uniti e dell’Occidente (livello 5 sulla scala Ines), la popolazione è aumentata dell’11%. E intorno alla centrale californiana di San Onofre, in zona sismica, l’aumento è stato addirittura del 50%.

E per quanto riguarda le grandi città? New York non dista più di 60 chilometri dalla centrale di Indian Point; stessa distanza che separa, chilometro più chilometro meno, Chicago dall’impianto di Dresden, Washington da quello di Calvert Cliffs, Boston da quello di Pilgrim, San Diego da quello di San Onofre, Phoenix da quello di Palo Verde e Detroit dalla centrale intitolata a Enrico Fermi. E così via: 26 delle prime 100 città americane si trovano a meno di 80 chilometri da una centrale nucleare. Il record spetta però a Filadelfia (la quinta città degli Stati Uniti, con un milione e mezzo di abitanti e 6 milioni nell’area metropolitana): il centro della città dista 69 chilometri dalla centrale di Salem, 69 anche da quella di Hope Creek e 45 da quella di Limerick. Insomma, se la centrale non è letteralmente «fra i grattacieli» ci va molto vicino.

Tutto questo dimostra una volta di più come le informazioni che ci arrivano a proposito della questione nucleare siano sempre più distorte, e sempre più a senso unico.

Intanto, mentre i governi europei fanno precipitose retromarce, Obama conferma la scelta nuclearista degli Stati Uniti. Che, anche in questa circostanza, dimostrano di saper guardare molto più lontano di noi.