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COP 21, in 60 hanno sottoscritto l’accordo. Ma l’Italia dov’è?

clima-e-cop21-gli-obiettivi-dell-europa1_articleimageSono già 60 i Paesi che hanno sottoscritto l’accordo per contrastare il cambiamento climatico adottato lo scorso dicembre in occasione della COP 21 di Parigi. Un risultato più che soddisfacente, soprattutto se consideriamo che tra questi ci sono Cina e USA, i due maggiori inquinatori a livello mondiale.

Tra gli “assenti illustri”, almeno fino a oggi, c’è ancora l’Italia, che al pari dell’Unione Europea risulta solo firmataria: un dato preoccupante, visto che perché l’accordo di Parigi entri in vigore è necessario che sia ratificato da 55 Paesi ma anche che questi siano responsabili di almeno il 55% delle emissioni globali mentre i 60 Paesi che hanno già firmato rappresentano meno del 50%.

“L’Italia – afferma Luca Iacoboni, responsabile Campagna Energia e Clima per Greenpeace –  si è impegnata a ratificare l’accordo entro l’anno, ma decisamente non è abbastanza. Oltre agli annunci è il momento di passare ai fatti, puntando finalmente in maniera decisa sulle energie rinnovabili e abbandonando i combustibili fossili, e prendendo finalmente una posizione ambiziosa e propositiva all’interno dell’Unione Europea. L’Italia dimostri finalmente leadership e concretezza nell’affrontare il tema dei cambiamenti climatici”.

 

[foto da terranuova.it]

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Norvegia “clima neutrale” entro il 2030

norvegiaAccelerare la riduzione delle emissioni di CO2 e rendersi un paese “clima neutrale” entro il 2030. È l’ambizioso piano della Norvegia, che anticipa di 20 anni l’obiettivo precedentemente prefissato dal governo di Oslo. A dire il vero, qualche dubbio rimane soprattutto in relazione alle emissioni del comparto degli idrocarburi, che molto difficilmente potranno essere azzerate in un futuro così vicino.

“Si tratta di una risposta diretta agli impegni che la Norvegia ha preso ratificando l’accordo di Parigi – ha dichiarato il leader dei verdi Ramus Hansson – e questo significa che dovremo accelerare molto i cambiamenti della nostra politica energetica e climatica”.

In realtà, ad oggi al centro delle misure ci sarebbe il meccanismo delle compensazioni più che i tagli reali alle emissioni. La Norvegia emette più o meno 53 milioni di CO2 equivalente all’anno. Come ha sottolineato il ministro dell’ambiente Vidar Helgesen, il piano approvato dal parlamento intende aggredire questa quantità pagando altri paesi per tagliare le proprie emissioni seguendo lo schema dei crediti in scadenza nel 2020. Pur non essendo membro dell’Unione europea, infatti, la Norvegia partecipa al sistema di trading sulle emissioni adottato dalla Ue.

CO2, lo stop alle emissioni è diventato strutturale

global-carbon-dioxide-levels-reach-historic-recordSi può fare sempre di più e sempre meglio, tuttavia il sistema energetico mondiale sembra aver decisamente invertito la rotta per quanto riguarda le emissioni di CO2. Secondo l’ultima edizione dello “Statistical Review of World Energy” di British Petroleum, che corregge appena lievemente i dati diffusi nei mesi scorsi dall’Agenzia Internazionale dell’Energia, lo scorso anno le emissioni di CO2 sono state praticamente le stesse rispetto all’anno precedente e di poco superiori a quelle del 2013.

Possiamo quindi dire con sicurezza che quel trend di crescita ininterrotta che ha caratterizzato l’ultimo decennio si è finalmente interrotto. Basti pensare a quanto avvenuto in Cina, dove lo scorso anno le emissioni sono diminuite per la prima volta in venti anni.

La ricerca di British Petroleum mette in luce due cause principali alla base del fenomeno: da un lato la riduzione dei consumi frutto del rallentamento dell’economia mondiale, dall’altro , ed è quello più importante, l’aumento delle soluzioni di efficienza energetica e dell’apporto delle rinnovabili.

 

 

[foto da mining.com]

Clima, verso l’anno più caldo di sempre

ghiaccioSembra ormai senza uscita la strada imboccata per quanto riguarda il surriscaldamento climatico. I record negativi si susseguono e così il 2016 sembra pronto a passare alla storia come l’anno più caldo di sempre, come prima di lui il 2014 e poi il 2015 e, naturalmente, finché non arriverà il 2017.

L’ultima conferma del trend decisamente negativo proviene dai dati diffusi dalla NASA relativi al mese di aprile, quando la temperatura globale della terra e del mare è stata più calda di 1.11 °C rispetto alla media del mese calcolata nel periodo 1951-1980. E lo stesso dicasi degli ultimi sei mesi, quando l’aumento di temperatura ha ecceduto sempre di oltre un grado celsius la media storica.

Non solo, perché in aree come l’Alaska, la Russia e la Groenlandia occidentale la temperatura è salita oltre 4 °C rispetto alla media di aprile. Mentre in gran parte dell’Asia, in Europa orientale, in Australia, nel nord-ovest degli Stati Uniti e in Canada occidentale hanno registrato scostamenti di 2 °C o più. Insomma, o ci diamo davvero una mossa, o la partita sarà persa per sempre.

 

[foto da pixabay.com]

Clima, USA e Cina firmeranno l’accordo

seattle-climaIl prossimo 22 aprile i due Paesi più inquinanti al mondo, ossia Usa e Cina, firmeranno l’accordo sul clima di Parigi. A darne notizia è il sito web della Casa Bianca. Le due maggiori potenze economiche, da sole, rappresentano il 40% delle emissioni globali e pertanto la loro adesione agli accordi della COP 21 è a dir poco fondamentale. Non solo, perché se nel calcolo ci mettiamo anche l’Unione europea, che ha già fatto sapere che firmerà, il totale delle adesioni supera il 50%.

A questo punto, l’unico grande player ancora atteso al tavolo è l’India, ma anche se dovesse tirarsi indietro, saremmo a un passo target del 55% delle emissioni, una delle due condizioni necessarie a far partire i meccanismi dell’accordo. L’altra, ricordo, è che almeno il 55% delle nazioni partecipanti alla COP 21 voti per l’entrata in vigore.

Il segretario dell’Onu Ban Ki-moon ha invitato i leader mondiali a New York per la cerimonia di ratifica il 22 aprile. Tuttavia, una volta cessata l’attenzione mediatica, sarà assolutamente necessario che i governi inizino a lavorare per mettere in pratica le misure non vincolanti contenute nell’accordo.

«La cosa più importante è il numero di firme che otterremo in quel giorno – ha detto Laurence Tubiana, numero uno della delegazione francese presso le Nazioni Unite sul cambiamento climatico – abbiamo bisogno di mostrare slancio, perché sappiamo che per alcuni Paesi questo accordo può essere difficile da firmare».

[foto da myusa.it]

Le Fiji prime al mondo a ratificare l’accordo sul clima

timthumbLe isole Fiji sono il primo Paese al mondo a ratificare l’accordo sul clima raggiunto a Parigi. Su proposta del procuratore generale Aiyaz Sayed Khaiyum, il Parlamento ha infatti dato il via libera. Affrontare i cambiamenti climatici è infatti una priorità per tutto l’arcipelago, coma ha affermato lo stesso Khaiyum.

E così, mentre Europa e Stati Uniti prendono tempo, uno degli Stati più piccoli al mondo diventa un esempio per l’intero pianeta. Da non dimenticare, tra l’altro, che per entrare in vigore il trattato ha bisogno di essere ratificato da almeno 55 nazioni, le quali devono rappresentare almeno il 55% delle emissioni di CO2. Le Fiji cercano dunque di accelerare il processo, anche se la loro quota di CO2 è davvero risibile.

Tuttavia, gli osservatori internazionali sono piuttosto concordi he il traguardo sarà raggiunto entro la primavera, dal momento che – almeno a parole – tutte le principali economie mondiali hanno espresso pieno sostegno all’accordo di Parigi. E chi scrive non dimentica che, per entrare in vigore, il Protocollo di Kyoto ci ha messo 8 anni.

Tornando alle isole Fiji, queste si sono già impegnate a produrre il 100% della sua elettricità da fonti rinnovabili entro il 2030 e, per la stessa data, di ridurre le emissioni del settore energetico del 30%.

 

[foto da thewordfolio.com]

Svezia carbon neutral entro il 2050

Panoramic view on the Old City of Stocholm, classical skyline; GPS information is in the file - p60 f2 bis - fotografo: SergiyN - Fotolia

La Svezia scommette su se stessa e punta a diventare il primo Paese carbon neutral al mondo, azzerando le emissioni entro il 2050. È quanto si propone di fare la proposta presentata dalla Commissione parlamentare per la politica ambientale, composta da 7 degli 8 partiti presenti in Parlamento.

«Noi in realtà possediamo già tutta la tecnologia di cui abbiamo bisogno per essere al 100% liberi dai combustibili fossili – ha affermato la vicepremier Asa Romson – quello che non abbiamo è un mercato per questa tecnologia. Non esiste un’economia capace di farlo, non ancora».

La scommessa è dunque quella di sviluppare il mercato, attraendo investimenti. A ogni modo, secondo quanto si apprende, entro la metà del 2016 il governo dovrebbe rendere note le misure che intende adottare per raggiungere l’ambizioso traguardo. Intanto, vale la pena sottolineare che lo scorso anno la Svezia ha vito il titolo di Paese più sostenibile del mondo, secondo la classifica stilata dalla società di investimenti sostenibili RobecoSAM.