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Gamberetti in salsa verde: da loro guscio il fotovoltaico “low cost”

220px-Woda-6_ubtProdurre celle fotovoltaiche “low cost” utilizzando i gusci dei gamberetti. È la scommessa annunciata dai ricercatori della Queen Mary University di Londra, convinti che il guscio dei piccoli crostacei contenga diversi materiali in grado di rimpiazzare elementi attualmente usati per realizzare le celle solari.

 

Si tratta in particolare della chitina e del suo derivato chitosano, che oltre a rappresentare le principali componenti dell’esoscheletro di insetti e crostacei, possono venire utilizzati per la realizzazione di punti quantici, nanostrutture impiegate per la produzione a basso costo di celle fotovoltaiche
Nonostante le prime applicazioni in questo settore non siano andate a buon fine, gli scienziati si sono detti ottimisti circa la possibilità di aumentare le prestazioni del materiale.
”Tali materiali sostenibili – aggiunge la professoressa Magdalena Titirici – possono essere sia hi-tech sia low cost. Ad esempio abbiamo già usato biomassa, in particolare alghe, per realizzare alcuni tipi di supercondensatori usati in dispositivi elettronici e defibrillatori”.

 

[foto da wikipedia.it]

Dalla Finlandia ecco la carta da parati solare

Good-Looking-Solar-Power-is-on-the-Way-Mistbreaker-News2“Chi ha pane non ha i denti e chi ha i denti non ha pane” recita un antico proverbio che mi è venuto in mente leggendo una singolare notizia.
Già, perché in pare proprio che in Finlandia, che non è proprio il paese più assolato del mondo, un’equipe di scienziati abbia ideato una carta da parati “solare”.

 

Si tratta di un progetto pilota realizzato da un team del VTT Technical Research Centre, che hanno sviluppato un pannello solare organico flessibile che, secondo i suoi inventori, non solo può essere usato per produrre elettricità all’interno delle case ma anche applicato su finestre, macchine e cartelloni pubblicitari.
Stando a quanto riportato da Scientific America, è la prima volta in cui pannelli fotovoltaici biologici vengono realizzati utilizzando un metodo di stampa che premette una produzione di massa.

 

Entrando nei particolari, si tratta di un pannello spesso 0,2 mm che comprende gli elettrodi e gli strati di polimeri in cui viene raccolta la luce del sole. Non solo, perché a quanto pare è anche possibile stamparvi sopra diverse grafiche a seconda dei gusti personali.

 

 

[foto da mistbreaker.com]

Gaza, il fotovoltaico accende un nuovo ospedale

8Si chiama Jenin Charitable Hospital ed è l’ospedale di Gaza che è finalmente divenuto operativo grazie all’energia del fotovoltaico e all’impegno di una Ong italo-britannica.

Progettato da Sunshine4Palestine, il nuovo impianto sarà presentato i prossimi 23 e 24 febbraio a Il Cairo in occasione di un seminario delle Nazioni Unite dedicato all’assistenza al popolo palestinese.

L’ospedale è alimentato al 100% dalla radiazione solare grazie a un impianto che fornisce energia per 17 ore al giorno producendo 76 MWh l’anno da 168 moduli, e servendo un bacino di 200mila persone.

Barbara Capone, presidente  della Ong che ha progettato l’impianto nonché ricercatrice fisica italiana all’Università di Vienna spiega: “La carenza di energia è una vera piaga della Striscia di Gaza. Ecco perché abbiamo deciso di intervenire. Abbiamo cominciato a lavorare al progetto nel 2011: in quell’anno abbiamo ideato l’impianto in tre moduli, installabili autonomamente l’uno dall’altro, e individuato il budget necessario per la sua costituzione, circa 100mila euro”.

E l’intenzione è quella di proseguire su questa strada, estendendo al territorio di Gaza City il progetto. Un’impresa che vedrà la collaborazione delle associazioni Liter of Light Italia e Oltre il Mare. L’obiettivo è la realizzazione di un Tree of Light fotovoltaico fatto di 12 moduli, ognuno dei quali ha una capacità di 300 W, per una potenza di picco totale di 3.6 kW e per una produzione giornaliera di circa 13.6 kWh.

 

[foto da undiciradio.it]

Il fotovoltaico del Desert Sunlight illumina la California

DesertSunlight_1Si chiama Desert Sunligh Solar farm, ha un’estensione di oltre 16 km quadrati, vanta una potenza di 550 MW ed è considerata una delle centrali solari più grandi del mondo in assoluto e la più grande realizzata su suolo pubblico.

Il mega impianto fotovoltaico è stato realizzato dalla First Solar, che ha anche fornito gli oltre 8 milioni di moduli fotovoltaici che lo compongono, e darà energia rinnovabile a oltre 160mila famiglie.

Il progetto è stato inaugurato lo scorso 9 febbraio dal Segretario degli Interni Sally Jewell e si inserisce nella nuova politica energetica promossa dalla Casa Bianca basata su un forte impulso alle rinnovabili. Non a caso, l’impianto ha ricevuto una garanzia di prestito federale di quasi 1 miliardo e mezzo di dollari.

Durante i tre anni di lavori necessari alla sua costruzione, la Desert Sunlight Solar farm ha impiegato circa 440 persone. Questo è l’inizio di un futuro ad energia rinnovabile”, ha affermato Jewell durante la cerimonia di inaugurazione. “Prima del 2009 nessun progetto solare aveva ricevuto un’autorizzazione su un terreno pubblico; ma da allora il sistema è cambiato”. L’energia prodotta da ‘Desert Sunlight’ verrà acquistata per i prossimi dieci anni da due aziende californiane, la ‘Pacific Gas & Electric’ e la Southern California Edison‘.

[foto da energy.ca.gov]

Edifici, l’efficienza energetica non abita in Europa

efficienzaStrada ancora lunga e in salita per l’efficienza energetica degli edifici europei. Infatti, nonostante il tema sia al centro della politica energetica continentale, ad oggi il settore dell’edilizia è ancora responsabile del 40% dei consumi soprattutto a causa del riscaldamento.

A porre l’accento sulla necessità di una netta sterzata un team di scienziati internazionali che sotto l’egida dellIstituto per le Energie Rinnovabili dell’EURAC ha compiuto uno studio approfondito dei dati provenienti dai 27 Stati della Ue.

L’iniziativa è inserita nell’ambito del progetto iNSPiRe racconta come le abitazioni residenziali dell’Unione europea in media consumano 140 kWh per metro quadrato all’anno, mentre 25 kWh servono per la fornitura di acqua calda e 20 per il raffrescamento estivo.

Il motivo, come afferma una nota stampa diffusa dall’EURAC, risiede nel fatto che nei paesi nordici sono state scelte soluzioni costruttive migliori per isolare dal freddo”, compensando così il clima più caldo del Sud Europa.

Una nota è anche riservata al nostro paese: In Italia per esempio, dove i consumi si allineano alla media europea, il costo medio per il riscaldamento e l’acqua calda sanitaria in un appartamento di 70 metri quadri si aggira intorno a 1400 euro l’anno. Secondo i calcoli dei ricercatori questa spesa potrebbe essere ridotta dal 50% al 70% con interventi sull’involucro, sulle finestre e sugli impianti termici”.

[foto da ideegreen.it]

Israele, ecco l’impianto “solare no stop”

A worker walks next to parabolic mirrors at the research site of solar power company Brenmiller Energy near DimonaUn impianto a energia solare che lavora 20 ore su 24, anche dopo il tramonto. È quello che entro un paio d’anni sorgerà nel deserto di Dimona, nel sud di Israele, a opera della Israele Brenmiller Energy.

Si tratta di un impianto di solare a concentrazione del valore di circa 77 milioni di euro che offre prestazioni tecniche davvero speciali: il campo solare da 10 MW di potenza, combinerà la tecnologia termodinamica con un sistema sotterraneo di accumulo energetico capace accumulare il calore del sole per usarlo durante la notte.

Secondo i programmi, l’avveniristica centrale sarà terminata entro i primi mesi del 2017 e grazie al sistema di energy storage l’impianto sarà in grado di generare elettricità anche in assenza del sole, compensando le 4 ore non coperte con le biomasse.

“Abbiamo una tecnologia competitiva con i carburanti convenzionali con la stessa disponibilità lungo tutto il giorno. Siamo convinti di aver compiuto un importante passo avanti qui”, afferma la Israele Brenmiller Energy, aggiungendo di essere in grado di raggiungere la grid parity.

Nell’attesa di vedere come andrà, l’azienda sta intanto terminando la costruzione di un nuovo impianto fotovoltaico a concentrazione da 1,5 MW di potenza nel deserto Negav all’inizio del prossimo anno.

[foto da newsdaily.com]

USA, i green jobs doppiano le fossili

green-jobsDati a dir poco sorprendenti quelli che giungono dagli Stati Uniti, dove nel 2014 i posti di lavoro creati dalle rinnovabili sono stati il doppio rispetto a quelli creati da gas e petrolio.

Ad affermarlo un rapporto redatto da Fondazione Solar e George Washington University, che mostra come l’industria fotovoltaica abbia creato 31mila nuovi posti solo lo scorso anno mentre se mettiamo insieme quelli creati dalle fossili ci fermiamo circa alla metà.

Tornando al “solare made in USA”, oggi questa industria dà lavoro complessivamente a 174mila persone: un dato impressionante se si pensa che solo tre anni fa solare, eolico e geotermico arrivavano a 183mila unità.

Tra le principali cause del boom, il fatto che più passa il tempo e più la tecnologia diventa economica. Non solo, perché in genere le tecnologie non dipendono dai prezzi delle materie prime e quindi mentre petrolio e gas creano posti di lavoro solo se i prezzi e l’inflazione salgono, per le rinnovabili accade esattamente il contrario.

Una considerazione a parte va fatta a proposito del fracking: indipendentemente da come la si pensi al riguardo, è innegabile che abbia creato nuove opportunità di impiego ma va sottolineato come si tratti di posti di lavoro a breve termine.

[foto da nuclearnews.net]