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L’eolico si fa (auto)strada

052059678-3bf0bbf4-f106-411d-b889-736f45bee5dbA chi non è mai capitato, viaggiando in autostrada, di avvertire l’enorme spostamento d’aria prodotto da un camion in movimento? Ebbene, ora quel vento può essere sfruttato per produrre energia. L’idea è di tre ragazzi veronesi, Giovanni Favalli, Stefano Sciurpa e Gianluca Gennai, che hanno cominciato a testarla presso il casello autostradale di Desenzano qualche anno fa, dove fu posta la prima installazione eolica.

E siccome i risultati sono stati incoraggianti, i tre decidono di proseguire sulla propria strada (anzi, autostrada!), modificando l’impianto originale per incrementare l’energia prodotta, passando dai 9 ai 12 Kwh giornalieri che, considerando prudenzialmente 250 giorni di produzione utile, rappresenta una cifra pari più o meno al consumo energetico di una famiglia italiana.

 

E i tre giovani, che nel frattempo sono diventati soci e hanno fondato la società Atea, si sono appena aggiudicati 250mila euro di investimento da parte di Enel Lab, l’iniziativa promossa da Enel per premiare le start up che operano nel settore della green technology.

 

Ora, in programma c’è la costruzione di turbina molto più potente (9,2 Kw) che sarà installata sempre presso il casello di Desenzano. E se tutto andrà bene, per l’anno prossimo potrebbe sorgere un piccolo parco eolico autostradale con dieci macchine a 50 metri una dall’altra e collegate in rete. E i tre soci non stanno nella pelle: “Dopo ore e ore passate in autostrada, ci sembra di vivere un sogno”.
[foto da repubblica.it]

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Mini idroelettrico, dal Giappone arriva il ‘fattore cappa’

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Non è certo una novità che il Giappone sia all’avanguardia nello sviluppo di tecnologie innovative. E un’ulteriore conferma l’abbiamo avuta in questi giorni nel settore del mini-idroelettrico. La società Ibasei ha infatti realizzato un nuovo sistema di sfruttamento idrico, chiamato ‘Cappa’, pensato proprio per essere posto lungo fiumi o corsi d’acqua.

I tecnici nipponici hanno pensato bene di installare alla base di ‘Cappa’ un dispositivo speciale, che hanno chiamato diffusore, capace di aumentare considerevolmente la velocità dell’acqua attraverso le pale in modo da produrre più energia di quella che sarebbe stata naturalmente contenuta nell’acqua in entrata. Non solo, perché al dispositivo sono stati anche annessi un regolatore e una batteria rendendo disponibili 100V a 50/60 Hz.

Secondo quanto affermato dall’azienda: Con l’acqua che scorre a 2,0 m /s, questo sistema può produrre 250 Wh. Prendendo in considerazione eventuali perdite di potenza, cinque di queste mini turbine sono in grado di fornire circa 1 kW di capacità, e rendersi utili come alimentatori in situazioni di emergenza.

Da Ibasei aggiungono anche che, visto che il sistema si basa sulla corrente naturale del corso d’acqua, la sua operatività è praticamente del 100%, e la macchina stessa è totalmente riciclabile. “In pratica, si tratta di una fonte di energia per il consumo locale […] Può immagazzinare l’energia come una stazione di ricarica”. L’azienda sta ultimando i test di controllo prevedendo di lanciare il prodotto sul mercato nella primavera del prossimo anno.

 

[foto da gadgetusers.com]

 

Turbine eoliche, più sono grandi e più sono green

Grande è bello. Anzi, è eco. Almeno per quanto riguarda l’eolico. Un gruppo di scienziati del Politecnico federale di Zurigo ha infatti recentemente pubblicato sulla rivista “Environmental Science & Technology” le conclusioni di una ricerca sulle dimensioni delle turbine eoliche.

E, udite udite, sembra proprio che  più ampio è il diametro della turbina più è ampia la riduzione del cambiamento climatico. Nel dettaglio, spiegano gli autori, ogni volta che le dimensioni raddoppiano il potenziale di riscaldamento globale per kWh viene ridotto del 14%.

Come ha affermato l’autore principale dello studio, Marloes Caduff: “In precedenza si riteneva che le turbine eoliche in grado di generare un quantitativo maggiore di elettricità rispetto alle altre fossero un po’ più verdi. Ora abbiamo dimostrato quanto lo sono”.
Secondo Caduff, le ragioni principali del fenomeno sono due. La prima è che oggi, i produttori hanno una consolidata esperienza alle spalle e sono capaci di creare aerogeneratori eolici di grandi dimensioni, a elevata efficienza e che possono sfruttare più vento mantenendo proporzioni contenute.
La seconda sta invece nel fatto che i recenti miglioramenti nel campo dei materiali impiegati hanno permesso di aumentare notevolmente le dimensioni, senza far corrispondere ciò ad un aumento di massa. In questo modo, le pale possono essere più grandi e catturare il vento molto in alto, mentre la torre e le altre parti strutturali rimangono invariate.

Secondo gli autori della ricerca, la somma di queste cause consentirebbe di ottenere grandi risultati senza impiegare più materie prime né aumentare sensibilmente i lavori di assemblaggio.

 

[foto da ansa.it]

Una ventata di genialità

Se portare l’acqua nel deserto è una sfida al limite del possibile, produrla in loco può sembrare una fantasia irrealizzabile. Eppure, c’è chi ci sta provando (con successo).

È Marc Parent, inventore della turbina eolica Eole Water. Tutto è iniziato una quindicina di anni fa, quando Marc ha cominciato a pensare a un modo per auto-prodursi l’acqua potabile.

L’ispirazione vincente gli è venuta dalla condensa del suo condizionatore, e da quel momento ha iniziato a studiare quali possibilità tecniche gli avrebbero permesso di ottenere l’acqua dall’umidità aerea anche senza l’ausilio dell’elettricità.

Ed è nato l’innovativo prototipo che, al momento, è in fase di sperimentazione nel deserto di Abu Dhabi da parte dell’omonima Eole Water SAS, la compagnia fondata dallo stesso Parent.

 

La turbina, una piccola unità da 30 kW, integra all’interno della sua navicella il sistema di condensazione alimentato dallo stesso aerogeneratore. Attraverso un’apertura posta nella parte anteriore del rotore, l’aria viene aspirata e poi riscaldata in modo da produrre vapore.

Il vapore passa attraverso un compressore di raffreddamento che crea umidità che viene, a sua volta, condensata e raccolta. Infine, passando per delle tubature all’interno della torre, l’acqua giunge a dei serbatoi di stoccaggio dove viene filtrata e depurata.

Attivo dal circa sei mesi, il prototipo produce dai 500 agli 800 litri di acqua potabile al giorno usando semplicemente l’aria secca del deserto.

 

[foto da mcdlifesciences.com]

 

 

L’eolico sempre più in alto!

Ne avevo parlato appena pochi mesi fa, presentandolo come un progetto in via di definizione.

Ma è di questi giorni la notizia che, dalla fase teorica si è passati ai primi risultati effettivi.

Si tratta dell’ Airborne Wind Turbine, il dispositivo in grado di sollevare in aria le turbine eoliche per sfruttare i venti che soffiano a circa 10mila metri di altitudine dove le correnti sono più costanti e possono superare i 162 chilometri l’ora.

I ricercatori del prestigioso MIT (Massachusetts Institute of Technology) hanno infatti testato la turbina ad un’altezza di 107 metri. La sperimentazione non ha solo dato risultati positivi per il perfetto funzionamento, ma anche di raddoppiare la produzione di energia rispetto a una turbina d’uguale potenza ma istallata a terra.

Sfruttando le correnti d’alta quota, Airborne Wind Turbine è in grado di ridurre i costi del 65%, diminuendo anche sensibilmente i tempi di installazione. Inoltre, è stata progettata per avere un impatto acustico e ambientale praticamente nullo.

 

[foto da range.wordpress.com]

Rifiuti, riciclo ed energia

Garantire l’accesso all’elettricità a tutta la popolazione mondiale è una delle sfide più impegnative, e non a caso il 2012 sia stato dichiarato dal segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon “l’anno dell’energia sostenibile per tutti”.

Ancora oggi, oltre 1,3 miliardi di persone non hanno accesso alla corrente elettrica, mentre 2,7 miliardi cucinano o si riscaldano semplicemente con legna, carbone e rifiuti di animali.

Un mondo dove manca l’energia ma non i rifiuti, pensa qualcuno. Perché sempre più spesso, nascono iniziative in cui l’energia nasce proprio dai rifiuti.

L’ultima in ordine di tempo viene dal Kenya, dove Access:energy, divisione energetica dell’Associazione Access:collective, sta promuovendo l’utilizzo di mini turbine eoliche, chiamate  Night Heron Turbine, dando alla popolazione le conoscenze tecniche per realizzare i propri aerogeneratori a partire da rottami metallici, parti di automobili e rifiuti elettronici.

Ma, come si diceva, il connubio tra spazzatura ed energia sostenibile non nasce oggi. Dall’Africa ci spostiamo in America Latina, e più precisamente in Brasile dove dal 2007 la società Coelce ha dato vita al progetto Ecoelce, che prevede sconti nella fattura elettrica ai clienti che restituiscono materiale da mandare al riciclo presso gli appositi punti di raccolta.

Un approccio diverso, ma ugualmente efficace visto che Ecoelce nel 2008 si è aggiudicato il premio World Business and Development Awards delle Nazioni Unite

Come dire: per favorire all’energia sostenibile, ogni idea è buona. E la spazzatura sembra darne parecchie.

[foto da access-collective.com]