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Uno splendido film solare

Bring the sun homeImmaginate decine di donne, prevalentemente anziane, che vivono nelle zone rurali più sperdute del mondo. Poi immaginate che queste vengano prese, mandate in India e istruite per 6 mesi, al termine dei quali sono perfettamente in grado di installare e manutenere piccoli impianti fotovoltaici che, una volta rientrate nei loro villaggi, installano nelle proprie comunità.

 

È la storia del Barefoot College,, il progetto promosso da Bunker Roy, raccontata dal docu-film “Bring the sun home”, realizzato due anni fa da Chiara Andrich e Giovanni Pellegrini e prodotto da Sole Luna in collaborazione con Enel Green Power.

Una pellicola che ha già ottenuto diversi riconoscimenti, l’ultimo dei quali è stato aggiudicarsi l’Audience Award al San Sebastian Human Rights Festival che si è svolto nella città basca dal 17 al 24 aprile.

Il progetto del Barefoot College è stato avviato nel 2012 e ha già convolto oltre 40 comunità di 9 Paesi sudamericani. Della sua azione hanno beneficiato fino a oggi circa 19mila persone che hanno avuto accesso all’energia sostenibile.

 

[foto da enelgreenpower.com]

Il Giappone scopre il fotovoltaico galleggiante

fotovoltaico galleggiantePrimi due impianti di fotovoltaico galleggiante per il Giappone, che si dimostra sempre in prima linea quando si tratta di dar vita a nuove sperimentazioni.

Le due nuove centrali solari, chiamate Nishihira Pond e Higashihira Pond, sono state realizzate su altrettanti stagni della città di Kato, nella Prefettura di Hyogo, e hanno richiesto l’uso di 11.256 moduli da 255 watt ciascuno, sviluppati appositamente su piattaforme flottanti.

Grazie a questa iniziativa, circa 1000 famiglie locali potranno avere energia 100% green senza sfruttare un solo metro quadro di terreno utile. Secondo quando affermato da Kyocera, l’azienda che si è occupata della realizzazione dei due impianti, l’effetto di raffreddamento sui pannelli esercitato dall’acqua permette di renderli più efficienti

Non solo, perché a quanto pare l’ombra prodotta dai pannelli ridurrebbe l’evaporazione dell’acqua favorendo la crescita delle alghe. Inoltre, gli impianti sono stati progettati per resistere a condizioni climatiche estreme. Insomma, a quanto pare il fotovoltaico galleggiante è una frontiera in continua espansione come dimostra anche l’ambizioso progetto maltese Solaqua di cui ho scritto pochi giorni fa.

 

[foto da verdesobrerodas.com.br]

Fotovoltaico galleggiante per Malta?

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Una serie di parchi solari galleggianti per raggiungere il 10% di produzione energetica da rinnovabili entro il 2020.
Potrebbe essere questa la strada giusta per Malta, il che ha stanziato 200mila euro per esaminare il progetto.

L’isola è infatti ancora molto dipendente dal petrolio, e tempo fa aveva considerato la possibilità dell’eolico offshore per aumentare l’energia prodotta da rinnovabili nel suo mix.

Tuttavia, vista la favorevole posizione geografica, anche il solare offre notevoli possibilità: il vero problema è che Malta è piccola. Ecco perché il Consiglio maltese per la Scienza e la Tecnologia sta considerando l’idea di parchi solari galleggianti sul mare. Il Consiglio ha finanziato con 200 mila euro un progetto di 3 anni per esaminare la questione.

Il progetto, chiamato “Solaqua”, sarà un importante banco di prova per il “solare galleggiante” che è già stato adottato in diversi luoghi come Australia, Brasile, India, Giappone e Stati Uniti. Un genere di infrastruttura che presenta alcuni vantaggi, come il fatto che i riflessi della superficie dell’acqua e il suo effetto di raffreddamento permettono di aumentare la resa elettrica dei pannelli solari.

“Solaqua” sarebbe tuttavia il primo tentativo di installare il fotovoltaico galleggiante in mare aperto.

[foto da telegraph.co.uk]

Cina, il solare si fa spazio

282b4b87b9cb0d629f5ea8254edc89e1Un mega impianto fotovoltaico, grande il doppio di Central Park, in orbita a 36mila chilometri sopra la Terra. Non è fantascienza, ma una concreta ipotesi a cui stanno pensando alcuni scienziati cinesi secondo quanto riportato sul sito dell’Accademia cinese delle Scienze.

L’elettricità generata sarebbe convertita in microonde o laser e trasmessa ad un collettore sulla Terra. Come afferma il 93enne Wang Xiji, autorevole membro dell’Accademia Cinese delle Scienze (CAS) e dell’Accademia Internazionale di Astronautica, “una stazione spaziale solare redditizia dovrebbe avere una superficie di pannelli di 5 o 6 chilometri quadrati” e che “senza il ciclo terrestre ‘giorno-notte’, l’energia sarebbe raccolta il 99% del tempo”.

Il rivoluzionario progetto è tuttavia assolutamente necessario per Wang Xiji, poiché “il mondo si bloccherà quando i combustibili fossili non potranno più sostenere lo sviluppo. Dobbiamo portare nello spazio la tecnologia solare prima di allora”.

Secondo quanto riportato da un rapporto redatto da alcuni scienziati e ingegneri spaziali del CAS, la Cina dovrebbe costruire una centrale solare sperimentale nello spazio entro il 2030 per farla poi diventare commercialmente attiva nel giro di 20 anni.

Wang Xiji conclude che “quando l’energia solare dallo spazio diventerà la nostra energia primaria, la gente non dovrà più preoccuparsi dello smog e dell’effetto serra”.

 

[foto da ansa.it]

Ecco Solar Bike, la bici elettrica con i pannelli solari

940349_orig.jpg.662x0_q70_crop-scaleArriva dalla Danimarca, si chiama Solar Bike e possiamo tranquillamente considerarlo il non plus ultra della mobilità sostenibile su due ruote.

Si tratta infatti di una bicicletta elettrica con i pannelli solari montati sui raggi delle ruote, insomma il massimo della ecosostenibilità.

Costruita da tale Jesper Frausig, Solar Bike ha una scatola metallica a forma di siluro montata sul tubo obliquo del telaio dove è installata la batteria, un motorino elettrico nel movimento centrale dei pedali mentre i cerchi delle due ruote sono coperti da pannelli solari.

In pratica, quando la bici è ferma le cellule solari ricaricano la batteria, mentre in movimento i pannelli danno l’energia necessaria ad alimentare il motorino elettrico. Solar Bike vanta un’autonomia di circa 70 chilometri e può raggiungere una velocità di 50 km/h.

Non solo, perché anche dal punto di vista del design rappresenta un modello davvero riuscito.

Ora, non ci resta che attenderne la commercializzazione per vederla presto anche in Italia.

 

[foto da treehugger.com]

Obama, dal fotovoltaico 75mila posti di lavoro

President Obama Visits Largest Photovoltaic Plant In U.S. In NevadaContinuano a crescere i “green jobs” negli Stati Uniti. Se nell’ultimo anno l’industria del solare ha creato 31mila nuovi posti di lavoro, il Dipartimento dell’energia sta lanciando una nuova iniziativa dedicata alla formazione di 75mila cittadini americani da impiegare nel settore.

Lo ha annunciato lo stesso presidente Obama durante una tavola rotonda alla Hill Air Force Base, affermando che l’industria del solare “sta creando posti di lavoro ad una velocità 10 volte maggiore rispetto al resto dell’economia. Si tratta di lavori ben pagati che stanno aiutando le persone ad entrare nella classe media”.

La Casa Bianca ha rivisto quindi i propri obiettivi per il 2020, che inizialmente prevedevano a creazione di 50mila nuovi posti di lavoro “solari”. Nei progetti di Washington ce n’è uno esplicitamente dedicato ai veterani dell’esercito, chiamato Solar Ready Vets Program, che si occuperà di formare il personale militare in 10 basi sparse per il Paese.

“Oggi più del 30 per cento della forza lavoro federale è composta da veterani – ha dichiarato Obama – e questa nuova iniziativa consentirà loro di e le competenze necessarie per ottenere lavori ben retribuiti nel settore solare”.

[foto da breakingenergy.com]

Brasile, quando il fotovoltaico è al servizio dell’idroelettrico

20120829023913_BeloMonteDam615x390Da oggi le dighe del Brasile hanno un alleato in più: il fotovoltaico. Per limitare un eccessivo ricorso alle centrali idroelettriche, infatti, il Governo è pronto a varare un programma di “solarizzazione” dei grandi bacini idroelettrici nazionali.

Stando a quanto affermato da Eduardo Braga, ministro delle Miniere e dell’Energia al Rio Times, entro i prossimi 4 mesi il progetto si dovrebbe concretizzare sulla falsa riga di quanto avvenuto in India dove si sta la costruzione della centrale fotovoltaica più grande mai istallata su una diga.

Tornando al Brasile, il paese ad oggi soddisfa il 70% delle sue necessità elettriche attraverso le centrali idroelettriche, Ma le “mega centrali” stanno mettendo sempre più a repentaglio la tutela della biodiversità, per non parlare dei diritti delle popolazioni che vivono nelle foreste. Se a tutto ciò si somma la crisi idrica che sta affliggendo il Brasile, ecco spiegata la svolta voluta dal governo centrale.

“Stiamo inserendo l’innovazione tecnologica, un maggior numero di linee di trasmissione, e stiamo diversificando la nostra fonte di generazione di energia, introducendo l’energia solare in modo più vigoroso”, ha spiegato il ministro Braga. Secondo quanto rivelato dal politico brasiliano, la nuova tecnologia sarà caratterizzato da pannelli solari galleggianti ed utilizzerà le linee di trasmissione già esistenti. Il primo a sperimentarla sarà l’impianto di Balbina Hydroelectric Reservoir.

 

[foto da zeroemission.eu]