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COP 21, in 60 hanno sottoscritto l’accordo. Ma l’Italia dov’è?

clima-e-cop21-gli-obiettivi-dell-europa1_articleimageSono già 60 i Paesi che hanno sottoscritto l’accordo per contrastare il cambiamento climatico adottato lo scorso dicembre in occasione della COP 21 di Parigi. Un risultato più che soddisfacente, soprattutto se consideriamo che tra questi ci sono Cina e USA, i due maggiori inquinatori a livello mondiale.

Tra gli “assenti illustri”, almeno fino a oggi, c’è ancora l’Italia, che al pari dell’Unione Europea risulta solo firmataria: un dato preoccupante, visto che perché l’accordo di Parigi entri in vigore è necessario che sia ratificato da 55 Paesi ma anche che questi siano responsabili di almeno il 55% delle emissioni globali mentre i 60 Paesi che hanno già firmato rappresentano meno del 50%.

“L’Italia – afferma Luca Iacoboni, responsabile Campagna Energia e Clima per Greenpeace –  si è impegnata a ratificare l’accordo entro l’anno, ma decisamente non è abbastanza. Oltre agli annunci è il momento di passare ai fatti, puntando finalmente in maniera decisa sulle energie rinnovabili e abbandonando i combustibili fossili, e prendendo finalmente una posizione ambiziosa e propositiva all’interno dell’Unione Europea. L’Italia dimostri finalmente leadership e concretezza nell’affrontare il tema dei cambiamenti climatici”.

 

[foto da terranuova.it]

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USA, Messico e Canada: entro il 2025 l’energia pulita sarà al 50%

Itaipu Dam Hydroelectric project. Brazil.

Raggiungere il 50% di energia pulita entro il 2050. È l’ambizioso l’obiettivo che USA, Messico e Canada hanno annunciato al termine del vertice trilaterale di Ottawa, a cui hanno preso parte il presidente Usa Barack Obama, il primo ministro canadese Justin Trudeau e il presidente messicano Enrique Pena Nieto.

Al momento, la produzione da energie pulite dei tre paesi è di circa il 37%: a fare gli sforzi maggiori dovranno essere gli Stati Uniti, fermi al 30% (e di cui quasi il 20% proviene dal nucleare).

Anche il Messico, che si era già impegnato a raggiungere il 35% entro il 2024 e che oggi è ancora sotto il 20%, dovrà accelerare notevolmente se vuole rispettare il nuovo target. I tre paesi hanno raggiunto anche un accordo per quanto riguarda la riduzione tra il 40% e il 45% delle emissioni di metano. L’unico a essere già in linea con i nuovi obiettivi fissati dal vertice è il Canada, che già oggi produce l’81% della sua elettricità da idroelettrico, solare, eolico e nucleare.

 

[foto da greenpeace.it]

Clima, USA e Cina firmeranno l’accordo

seattle-climaIl prossimo 22 aprile i due Paesi più inquinanti al mondo, ossia Usa e Cina, firmeranno l’accordo sul clima di Parigi. A darne notizia è il sito web della Casa Bianca. Le due maggiori potenze economiche, da sole, rappresentano il 40% delle emissioni globali e pertanto la loro adesione agli accordi della COP 21 è a dir poco fondamentale. Non solo, perché se nel calcolo ci mettiamo anche l’Unione europea, che ha già fatto sapere che firmerà, il totale delle adesioni supera il 50%.

A questo punto, l’unico grande player ancora atteso al tavolo è l’India, ma anche se dovesse tirarsi indietro, saremmo a un passo target del 55% delle emissioni, una delle due condizioni necessarie a far partire i meccanismi dell’accordo. L’altra, ricordo, è che almeno il 55% delle nazioni partecipanti alla COP 21 voti per l’entrata in vigore.

Il segretario dell’Onu Ban Ki-moon ha invitato i leader mondiali a New York per la cerimonia di ratifica il 22 aprile. Tuttavia, una volta cessata l’attenzione mediatica, sarà assolutamente necessario che i governi inizino a lavorare per mettere in pratica le misure non vincolanti contenute nell’accordo.

«La cosa più importante è il numero di firme che otterremo in quel giorno – ha detto Laurence Tubiana, numero uno della delegazione francese presso le Nazioni Unite sul cambiamento climatico – abbiamo bisogno di mostrare slancio, perché sappiamo che per alcuni Paesi questo accordo può essere difficile da firmare».

[foto da myusa.it]

“Liter of Light”, e luce (sostenibile) fu

imgresLo scorso 6 dicembre, durante i lavori della COP21, la comunità internazionale ha ufficialmente fatto la conoscenza di “Liter of Light”, un sistema sviluppato dall’omonima Ong con l’obiettivo di insegnare alle comunità che ancora ne sono prive come costruirsi da sole una lampada alimentata solo dall’energia solare.

“Liter of Light” si compone unicamente di un pannello solare collegato a un LED tramite un circuito, una batteria al litio ricaricabile e una bottiglia di plastica. Durante il giorno, la lampada irradia la luce solare attraverso la bottiglia mentre all’imbrunire l0energia incamerata mantiene il LED in funzione per tutta la notte. Ad oggi, ne sono state installate oltre 400 mila in 18 Paesi del mondo.

Uno stand di “Liter of Light” sarà presente all’interno del Grand Palais durante la COP21: i visitatori potranno così scoprirne tutte le caratteristiche interagendo con de modelli appositamente realizzati per l’occasione.

 

 

[foto da literoflightusa.org]

Torna a volare Solar Impulse 2

imagesAppuntamento ad aprile del 2016 con Solar Impulse 2, l’aereo alimentato a energia solare che avevo dovuto interrompere il giro del mondo lo scorso luglio, quando durante la traversata dell’Oceano Pacifico alcuni problemi alle batterie avevano costretto i piloti Bertrand Piccard e André Borschberg a rinunciare all’epica impresa.

L’annuncio è stato dato dallo stesso Borschberg nel corso della COP21 di Parigi, il quale ha anche affermato: «siamo tutti molto concentrati e in attesa di riprendere il viaggio l’anno prossimo». La tabella di marcia rivede dei voli di prova a marzo 2016, dopodiché il giro del mondo potrà continuare.

Da ricordare che Solar Impulse 2 ha ali lunghe 72 metri, coperte da 17 mila celle fotovoltaiche ad alto rendimento. La radiazione solare assorbita durante il giorno serve, in parte, ad azionare i quattro motori elettrici a elica e i servizi di bordo, mentre in parte ricarica le batterie, la cui energia serve durante la notte ad alimentare i motori.

[foto da rhinecapital.com]

Entro il 2030 solo tetti solari per Dubai

485842632Mentre a Parigi il mondo intero cerca un’intesa per contrastare il cambiamento climatico, Dubai ha varato la Dubai Clean Energy Strategy 2050, che punta ad accelerare il cammino che dai combustibili fossili dovrebbe portare l’Emirato nei territori della green economy.

Tanti i progetti messi in atto per raggiungere l’ambizioso obiettivo del 75% di energia pulita al 2050, considerando che ad oggi la percentuale di energia verde nel mix energetico nazionale è sotto al 5%. Tra questi, quello che prevede l’obbligo di avere una copertura fotovoltaica per tutti gli edifici entro il 2030.

L’iniziativa è stata lanciata nell’ambito della costruzione di una nuova zona franca chiamato Dubai Green Zone, deputata attrarre i centri di ricerca e sviluppo per favorire le aziende emergenti nel campo dell’energia pulita. Tra gli altri elementi fondamentali della ‘Dubai Clean Energy Strategy 2050, c’è anche la creazione di un fondo da oltre 27 miliardi di dollari che dovrebbe fornire “prestiti agevolati” a quanti vogliano investire nel settore dell’energia pulita.

“La strategia che lanciamo oggi – ha spiegato il Governatore di Dubai Shaikh Mohammad – formerà il settore energetico di Dubai per i prossimi tre decenni. Essa mira a fornire il 75 per cento di energia dell’emirato attraverso fonti pulite al 2050, un dato che riflette il nostro impegno a creare un modello energetico sostenibile, che può essere esportato in tutto il mondo, sostenendo la crescita economica, senza danneggiare l’ambiente e le risorse naturali. Il nostro obiettivo è quello di diventare la città con la più piccola impronta di carbonio del mondo entro il 2050″.

[foto da gulfnews.com]

2015 l’anno più caldo di sempre

Clima-sara-piu-caldo-del-previsto-e-i-pollini-raddoppieranno_h_partbMentre a Parigi si discute su come fermare il cambiamento climatico (ammesso sia ancora possibile), l’Organizzazione meteorologica mondiale rende noto che, secondo i propri calcoli, il 2015 sarà l’anno più caldo di sempre.

Un record tutt’altro che invidiabile, ma che era purtroppo nell’aria. Le responsabilità principali sembrano tutte della sempre crescente concentrazione di gas serra in atmosfera, che ha già causato l’innalzamento di un grado della temperatura media globale rispetto al periodo preindustriale. Secondo i maggiori esperti internazionali, se entro il 2100 si dovessero superare i due gradi ci troveremo di fronte a un’epoca di eventi meteorologici estremi.

Non solo, perché a quanto pare a rendere le cose ancora più difficili ci ha pensato l’ormai famigerato El Niño, che quest’anno ha raggiunto una intensità davvero inconsueta. Secondo il segretario generale dell’OMM Michel Jarraud, tuttavia, sembra esserci ancora una speranza: “le emissioni possono essere controllate. Abbiamo le conoscenze e gli strumenti per agire. Abbiamo la possibilità di scegliere, le generazioni future no”.

 

[foto da archivio.panorama.it]