Clima: riparte la corsa autolesionista dell’Europa?

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I fenomeni meteorologici e climatici vengono spesso vissuti in modo fatalistico. Il che non è corretto, ma indubbiamente c’è poco da fare per ridurre o aumentare la pioggia che cade in un determinato mese in una determinata zona.

Le politiche ambientali e climatiche, invece, di fatalistico non hanno assolutamente niente: si tratta di scelte ponderate che nascono con precisi obiettivi e hanno poi precise conseguenze, indipendentemente dal fatto che gli obiettivi prefissati siano poi stati raggiunti o no.

Ben venga dunque l’allerta del presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, in merito al fatto che nei prossimi giorni la Commissione Europea deciderà gli obiettivi climatici da proporre al Parlamento e ai governi europei per i prossimi decenni. Il punto principale – ma non il solo – è sugli impegni di riduzione delle emissioni di gas serra che, come noto, l’Ue ha deciso di ridurre del 20% entro il 2020 rispetto alle emissioni registrate nel 1990, che è l’anno di riferimento.

Ora la Commissione europea vorrebbe accelerare su questa strada, portando il limite di riduzione al 40% entro il 2030, sempre rispetto al 1990.

Questo limite sarebbe catastrofico per il sistema manifatturiero italiano, avverte Squinzi in una lettera al presidente della Commissione europea, José Barroso, e al presidente del Consiglio Enrico Letta. Nella quale, tra l’altro, Confindustria sollecita il governo a prendere una posizione che sia ragionevole, cioè non penalizzi la nostra base produttiva, e che sia anche chiara.

Su quest’ultimo punto va notato che il Ministro dell’ambiente (Andrea Orlando) già in un paio di occasioni si è espresso a favore del nuovo limite del 40%. D’altro canto, il Ministro dello sviluppo economico (Flavio Zanonato) non cessa di ricordare che già gli sforzi imposti dalla UE al 2020, per limitare le emissioni e per aumentare la quota di energia da fonti rinnovabili, hanno fortemente penalizzato l’economia europea rispetto a quella americana e a quella dei Paesi emergenti. Con il risultato che importiamo sempre di più ed esportiamo sempre di meno.

Ecco perché, come dicevamo all’inizio, non si sta parlando solo di clima.

Non ha molto senso – come sta facendo l’Unione europea – assumere decisioni sempre più auto-penalizzanti senza un accordo globale e vincolante che stabilisca le stesse condizioni tra le industrie concorrenti a livello internazionale. Farlo non porta benefici al clima, come l’esperienza degli anni passati dimostra, ma, purtroppo, ha invece conseguenze pesantissime per il nostro Paese, in termini di economia, di posti di lavoro e di speranze per il futuro.

[foto da adnkronos.com]

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