L’eolico non sbarca in Normandia

eolicoLe pale eoliche non riescono a sbarcare sulle coste della Normandia. Politici, ecologisti e veterani della seconda guerra mondiale si dividono sulla costruzione di un campo offshore progettato da Edf. E mentre Greenpeace è sul piede di guerra contro l’impianto nucleare di Trecastin, in Normandia, che ospita tre dei 59 impianti francesi alimentati ad energia atomica, le rinnovabili sembrano “sgradite”.

 

Le 75 turbine eoliche da 1500 tonnellate l’una per un’altezza complessiva di 175 metri costituiscono una wind farm offshore importante, ma non si tratta di un record mondiale. Ma i 50 Km quadrati sui quali dovrebbe sorgere il nuovo impianto Edf sono bagnati da un mare non comune e guardano (anche se da molto lontano) due spiagge ancor meno comuni.

 

Nei giorni dello sbarco in Normandia i nomi in codice delle due rive erano Juno e Gold. Oggi, per la maggior parte dei francesi, sono le coste che vanno da Saint-Aubin-sur-Mer a Courseulles-sur-Mer e da La Riviere a Le Hamel.

 

Da quando sono iniziate le consultazioni pubbliche, per verificare il livello di gradimento della popolazione locale e far conoscere i dettagli del progetto, la Federation Environnement Durable, contraria la progetto ha cominciato a trovare sul suo sito un crescente flusso di messaggi in inglese contro  il campo eolico offshore.

 

A Juno e Gold sono sbarcati il commando 41 della Royal Marines, la 50ª Divisione Fanteria britannica e l’8ª Brigata Corazzata britannica. Comprensibile che, soprattutto da oltre Manica, si sia levata un’onda di protesta contro la costruzione degli impianti. Ma hanno risposto all’appello contro il progetto anche da Canada e Stati Uniti.

 

La scelta del tratto di mare della Normandia è obbligato e altre soluzioni sembrano impraticabili. Come spiega la commissione che guida a livello locale il Débat Public, a est e ovest di Juno e Gold  ci sono zone di pesca, tratte marittime e fondali troppo profondi che impediscono il progetto.

 

Per Le Monde il progetto “ignora la dimensione emotiva” limitandosi ad un approccio tecnocratico. Per gli abitanti della Normandia il campo offshore significa un indotto di 1.8 miliardi di euro e 7mila posti di lavoro.

 

Nell’epoca in cui la sindrome Nimby blocca infrastrutture un po’ ovunque nel mondo, il singolare dibattito nato attorno all’impianto di Edf pone una nuova ‘frontiera’ nel concetto di sostenibilità. Perché oltre a quella ambientale e economica si profila anche quella “emotiva”. E intanto le riunioni del Débat Public si tengono in inglese e francese e gli attivisti della European Platform against Windfarms annunciano sulle coste della Normandia una insolita guerra di Inghilterra, Canada e Usa contro la Francia.

 

 

[foto da gelex.it]

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