Via Enel, tocca a Eni. L’estate di Greenpeace

“Mare profumo di mare”. Chissà che la canzone di Little Tony non stia risuonando nella sede di Greenpeace che, giunta l’estate, ha comunicato la chiusura della campagna contro Enel lanciando la nuova iniziativa “U mari non si spirtusa”contro le esplorazioni petrolifere nel Canale di Sicilia.

 

Questa volta l’associazione ambientalista ha deciso di avvalersi anche di due testimonial, la coppia comica Ficarra e Picone, che hanno registrato anche un video a sostegno della campagna che oltre al cane a sei zampe mette nel mirino altre sette società, tra cui niente meno che Shell.

E visto che la stagione è quella giusta, ecco in programma un itinerario in barca che toccherà diverse località balneari siciliane.

 

Riassumendo: dal carbone si passa al petrolio, dagli sguardi polizieschi del Reparto Investigazioni Climatiche si passa alle risate di Ficarra e Picone, dai blitz alle centrali si passa al tour in barca.

 

Vedremo come andrà a finire. La campagna contro le centrali a carbone di Enel, che tanto rumore ha fatto, in concreto non ha prodotto finora alcun risultato. E quel che ancora stento a capire, e immagino di non essere il solo, è quale sia la concreta strategia energetica auspicata da Greenpeace per l’Italia.

 

Perché “a bocce ferme” credo non ci sia nessun ultras del carbone né del petrolio in quanto tali. Ma leggendo l’ultimo intervento del capo di Greenpeace Italia sull’eolico viene da chiedersi se gli ambientalisti d’assalto vogliano davvero l’avvento delle rinnovabili o si accontentino di fare battaglie contro le fonti fossili proponendo scenari e soluzioni stracolme di variabili che non sono frutto di aziende e governi brutti e cattivi, ma di dati di fatto non proprio banali come la crisi economica globale.

 

A modesto parere di chi scrive (che crede nelle rinnovabili, si augura scelte concrete per un futuro sostenibile e guarda a dati di fatto) le sole energie green non sono in grado di soddisfare la domanda di energia delle aziende e dei cittadini italiani: provate a calcolare quanti pannelli fotovoltaici ci vogliono per ricaricare solo i cellulari degli italiani o quante pale eoliche servono per far funzionare gli alti forni della Dalmine Tenaris?!

 

Ignorare questi particolare vuol dire essere, nel migliore dei casi, completamente all’oscuro della situazione reale.  Nel peggiore fare marketing con l’ambiente.

 

In attesa di capire meglio l’orizzonte degli amici di Greenpeace staremo a vedere se l’iniziativa siciliana avrà maggior successo. Di sicuro sarà più “colorita”, visto lo splendido sole siciliano.

 

[foto da greenstyle.it]

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