Greenpeace e l’ora delle “decisioni irrevocabili”

All’alba di questa mattina, a Roma un manipolo di attivisti di Greenpeace ha scalato il balcone di Palazzo Venezia per esporre uno striscione contro la moratoria sul nucleare promossa dal governo. Un gesto involontariamente autoironico, mi verrebbe da dire.
Questo blitz degli ambientalisti, infatti, sa tanto di chiamata “all’adunata oceanica” da tenersi in occasione del referendum previsto per il prossimo 12 giugno. Non è un segreto che il loro intento sia quello di chiudere il discorso sul nucleare una volta per tutte, sfruttando l’ondata emotiva provocata dai fatti giapponesi. E proprio come 70 anni fa, si fa leva sulle emozioni del popolo italiano (che tanti danni hanno provocato) anziché sulla sua razionalità dimostrando ancora una volta che ciò che spaventa di più non è il nucleare in sé, ma affrontare un dibattito in modo serio e scientifico anziché fare una battaglia ideologica a colpi di slogan.
E pensando a quanto sia delicato il tema dell’energia, a quanto questo esso possa condizionare (sia in meglio che in peggio) la vita delle generazioni future, mi dà una grande tristezza constatare come venga affrontato dai cosidetti “ecologisti” con lo spirito di una partita di calcio. Anzi, con quello del “Vincere, e vinceremo!” che è molto peggio.

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