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Vietnam, una serra- asilo con le bottiglie di plastica

casa_bott4Più di 2mila bottiglie di plastica che, intrecciate nel bambù, formano una struttura che è sia una serra sia un luogo dove i contadini vietnamiti possono trascorrere qualche ora di riposo dopo il lavoro nei campi di riso mentre i loro bambini imparano giocando a conoscere il locale ecosistema.

È quella realizzata grazie alla collaborazione tra l’1+1>2 International Architecture Company e Action for the City, che hanno creato la Vegetable Nursery House, grazie a un progetto che è anche parte di una collaborazione unica tra i governi del Vietnam e dell’Irlanda per sostenere meglio i contadini del paese asiatico sudorientale.

A raccogliere e donare le oltre 2mila bottiglie sono stati gli studenti del luogo, consapevoli che queste possono aiutare a regolare la luce del sole e la temperatura all’interno della serra. L’acqua necessaria all’irrigazione entra grazie a un’apposita apertura praticata sul tetto. Non solo, perché proprio grazie ai materiali con cui è stata costruita la serra può essere spostata da una località all’altra a seconda delle esigenze dei contadini.

 

Gli architetti che l’hanno progettata hanno voluto fornire in questo modo un esempio di cooperazione tra gli abitanti rurali e i residenti urbani, utilizzando materiali riciclati e sostenibili nella costruzione di strutture facilmente replicabili.

 

[foto da greenme.it]

La Russia nuovo leader nell’export nucleare

Non solo petrolio e gas. Da qualche tempo la Russia ha deciso di puntare anche sul nucleare, esportandolo. Mosca, infatti, realizzerà nei prossimi 10-15 anni 60 reattori in Cina, India, Vietnam e America Latina, avviandosi, così, a stabilire una vera e propria leadership nel business delle centrali. L’ultimo accordo in ordine di tempo è stato siglato con il Vietnam: la Russia si impegnerà a costruire il primo impianto elettronucleare del Paese. Nei mesi scorsi aveva già stretto patti di intesa con Venezuela e Cina. Lo sguardo è rivolto anche agli Stati Uniti: dopo la revoca dell’emendamento anti-dumping il 3,5 per cento dell’uranio a basso arricchimento russo viene fornito agli Usa. Quali sono i segreti del successo delle centrali sovietiche? Innanzitutto i costi, che le rendono più competitive rispetto a quelle dei paesi occidentali e quindi maggiormente appetibili per le economie degli Stati emergenti. È indubbio che Mosca si avvia a stabilire un’influenza notevole, data la continua necessità di combustibile nucleare da parte dei paesi fruitori. Una politica che si è rivelata vincente: già da un paio d’anni i numeri stanno dando ragione alla Russia. Sergej Kirienko, capo della Rosatom, Agenzia di Stato per l’energia nucleare, ha parlato in un’intervista ad Avvenire di una crescita degli introiti per il 2009 del 37 per cento, per un totale di 518 miliardi di rubli (circa 13 miliardi di euro). Ma non finisce qui: “ Oggi siamo il maggior fornitore di uranio a basso arricchimento al mondo: attualmente copriamo più del 17 per cento del mercato mondiale – ha affermato Kirienko”. L’espansione della Russia sul mercato estero è significativa per alcuni motivi: innanzitutto testimonia il ruolo strategico sempre più rilevante del nucleare, sia per un Paese che dispone già in abbondanza di gas e petrolio, sia per i paesi emergenti, che hanno intuito i vantaggi di questa fonte energetica. Il fatto, poi, che il Paese, pur essendo erede del disastro di Chernobyl (allora l’Ucraina faceva parte dell’Urss), abbia attirato tanti clienti stranieri, non è trascurabile: “Il superamento di Chernobyl dipende dalle azioni pratiche che sono state compiute. Oggi non è più possibile costruire centrali nucleari come esistevano prima di Chernobyl. È cambiato l’approccio stesso ai problemi della sicurezza ed esistono tutt’altre tecnologie – ha concluso il presidente della Rosatom”.