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London Array: via libera all’eolico off-shore più grande del mondo

London Array 1_lMartedì scorso è stata finalmente attivata la turbina numero 175, e ora
il London Array può a ben diritto fregiarsi del titolo di parco eolico off-shore più grande del mondo.

L’impianto, che sorge nel nord ovest dell’Inghilterra al largo della Cumbria, ha una potenza installata di 630 MW ed è capace di soddisfare il fabbisogno energetico di circa mezzo milione di abitazioni mentre è stimato in 900 tonnellate all’anno il taglio delle emissioni.

“Questo è il momento più importante della fase di costruzione e il culmine dei due anni di lavori in mare aperto che hanno avuto inizio a marzo del 2011 con l’istallazione della prima piattaforma” ha dichiarato il direttore del progetto London Array Richard Rigg.

Per contro, l’Amministratore delegato della RenewableUk, Maria McCaffery ha chiesto al governo di garantire al progetto il sostegno del Conto Energia che sta per essere attivato. “La Gran Bretagna ha un vero successo da celebrare. ”Il più grande parco eolico offshore operativo del mondo sta generando energia elettrica pulita per le case e le imprese britanniche. Si tratta di una monumentale impresa di ingegneria verde. Per mantenere il vantaggio globale del Regno Unito nell’eolico in mare aperto, è di vitale importanza mantenere questo slancio. Dobbiamo fare in modo che la legislazione, fondamentale per lo sviluppo del settore, il Conto Energia, passi attraverso il Parlamento in questo momento impostando un solido quadro per incoraggiare gli investimenti nelle energie rinnovabili “.

[foto da kentonline.co.uk]

Europa, emissioni in calo (grazie all’Italia)

108614Si sa, uno dei tanti effetti prodotti dalla crisi economica che sta attagliando il mondo occidentale è il calo della produzione industriale. E, con essa, anche delle emissioni inquinanti.

A rivelarlo sono gli esperti della Bloomberg New Energy Finance (BNEF), che hanno pubblicato i dati relativi a circa il 90% dei 12mila impianti continentali del sistema ETS.
Ebbene, rispetto al 2011 si è registrato un calo di 1,79 miliardi di tonnellate, a fronte di un aumento del 13% di produzione energetica da fonti rinnovabili.

Ma, come si diceva, la causa principale del calo risiede nella riduzione della produzione industriale. Ad esempio, settori come quelli di cemento, vetro e acciaio hanno registrato un abbattimento delle emissioni di quasi il 4%, mentre il settore del trasporto aereo ha segnato 55 milioni di tonnellate di emissioni rilasciate durante il suo primo anno nel sistema ETS, sulla base di dati preliminari relativi al 68 per cento del settore.

Per quanto riguarda le singole nazioni, la ‘maglia nera’ va alla Gran Bretagna, che ha visto crescere le emissioni del 4,7%, seguita dalla Francia (3,9%) e dalla Germania (0,5%).
Bene, invece, l’Italia dove i dati parlano di una riduzione del 5,7%.

 

[foto da ecodallecitta.it]

Il tetto solare più grande della Gran Bretagna è targato Bentley

bentley-gt-speed-300x200Per gli appassionati di auto è un nome da pronunciare con rispetto, quasi a bassa voce, e rappresenta un mito per eleganza e prestazioni. Stiamo parlando della Bentley, una delle case automobilistiche più famose al mondo, che ora si appresta a far parlare di sé per ben altri motivi.

Sembra infatti che presso lo stabilimento di Crewe presto sarà costruito il tetto solare fotovoltaico più grande della Gran Bretagna.
Il progetto prevede infatti l’installazione di 20mila moduli, che copriranno quasi 3 ettari e mezzo di spazio e potranno vantare una potenza installata di 5 MWp.

Secondo le stime, l’impianto dovrebbe soddisfare circa il 40% del fabbisogno energetico della fabbrica e, al contempo, permetterebbe la riduzione delle emissioni di CO2 per circa 2.500 tonnellate annue. Durante l’estate e nei periodi di inattività l’energia in eccesso potrà essere immessa nella rete nazionale.

“Il nostro impianto di Crewe è situato in una posizione ideale per generare energia solare e il tetto shed della fabbrica è rivolto a sud con un angolo di 20 gradi” ha dichiarato Michael Straughan, membro del consiglio della Bentley. “I pannelli sapranno ridurre i costi energetici e contribuiranno a garantire che le nostre attività di produzione a Crewe siano efficienti, sostenibili e competitive a livello globale.”

 

[foto da sneakhype.com]

Gran Bretagna, vivere con l’eolico è scontato

Vivere accanto a un impianto eolico non dev’essere proprio il massimo, e così la società britannica Good Energy ha pensato bene di concedere uno sconto in bolletta del 20% a chi abita nei pressi delle grandi pale. Un’iniziativa che, riducendo l’ostilità dei consumatori verso i nuovi impianti, si ripropone di dare nuovo impulso a un mercato un po’ in sofferenza.

L’azienda, che ha lanciato il programma all’inizio dell’anno, ha sancito che avranno diritto allo sconto tutti coloro che vivono a meno di due chilometri dagli impianti che hanno potenza superiore ai 4 MW.

Le tariffe, che in un primo momento riguarderanno solo per la popolazione che vive intorno all’impianto Delabole (9,2 MW), in Cornovaglia, faranno risparmiare ai clienti circa 110 sterline sul conto annuale dell’energia, che in media corrisponde a circa 550 sterline.

Juliet Davenport, chief executive della Good Energy ha dichiarato che il regime includerà circa 400 famiglie che vivono nei pressi della centrale Delabole per poi includere anche i residenti vicini all’impianto di Turriff.

 

Foto da [bbc.co.uk]

 

La Gran Bretagna punta sull’eolico off-shore

Dieci milioni di sterline per incentivare l’innovazione nel settore dell’eolico off-shore. È la somma stanziata dal DECC, il Dipartimento britannico del clima e del cambiamento Climatico, che sarà erogata tramite due concorsi indetti nei giorni scorsi.

Una massiccia iniezione di capitali, volta a invitare gli operatori petroliferi, aerospaziali e quelli del gas a investire nella green energy.

Il grosso del finanziamento, circa 7 milioni di sterline, servirà a finanziare da 5 a 10 progetti di sviluppo di componenti quali fondazioni o riduttori per la prossima generazione di turbine eoliche da istallare in mare aperto e acque più profonde rispetto ad oggi.

Una seconda tranche di 3 milioni, viceversa, è  destinata alle aziende che ricercano approcci innovativi per lo sviluppo di tecnologie eoliche offshore, con un focus particolare su come si potrebbero utilizzare le tecnologie al momento impiegate nei settori di gas, petrolio e aerospaziali nell’eolico offshore.

“Con questo finanziamento si vuole incoraggiare lo sviluppo di tecnologie in grado di ridurre i costi dell’energia prodotta da impianti eolici offshore, garantendo al contempo che le imprese nella catena di fornitura britannica aumentino la loro quota di mercato”, ha dichiarato Iain Gray, direttore esecutivo del TSB.

[foto da energia.ecoseven.net]

Gran Bretagna, nasce l’autostrada elettrica?

Un importante accordo firmato da Nissan ed Ecotricity dà una svolta alla mobilità elettrica britannica. Sono stati infatti installati tre nuovi punti di ricarica veloce presso le stazioni di servizio Welcome Break, colonnine che permetteranno di fare il pieno di energia in 30 minuti.

Da oggi, dunque, chi si dovesse trovare a viaggiare tra Londra e Birmingham potranno avere circa l’80% del pieno di energia, quantità sufficiente a coprire più o meno 80 chilometri.

Le tre stazioni sono alimentate da eolico e solare, così come le altre 14 realizzate da Ecotricity e sparse sul territorio britannico. Inoltre, entro il 2013 è prevista l’installazione di altri 27 nuovi punti per creare una vera e propria “autostrada elettrica” che colleghi Londra a Bristol e a Exter, e a nord di Birmingham raggiunga Manchester e il Lake District.

“Con tempi di ricarica così notevolmente ridotti, sarete in grado di guidare una macchina elettrica da Londra a Birmingham e ricaricare la batteria lungo la strada, in un tempo non troppo dissimile dal fare il pieno ad una macchina a benzina” ha commentato Dale Vince, fondatore di Ecotricity. Accogliendo con favore il progetto, il ministro dei Trasporti, Norman Baker, lo ha definito una manna dal cielo per la crescita del settore

“Con più veicoli elettrici sulla strada è chiaramente importante che ci siano più strutture per ricaricarle – questo piano può generare un cambiamento epocale nel settore”, ha detto il ministro in una dichiarazione. “Una rete nazionale di caricabatterie rapidi alimentati dal sole e dal vento, dove i conducenti sanno di poter ricaricare la propria auto nel tempo necessario per bere un caffè li renderà sicuri di andare da A a B – non importa quale sia la distanza tra i due luoghi.”

[foto da ecotricity.co.uk]

Fotovoltaico e biomasse nel futuro dell’Uk

“Fotovoltaico e biomassa sono importanti tecnologie rinnovabili, fondamentali in un momento in cui ci stiamo muovendo verso un mix energetico low carbon”. Parola di Ed Davey, il ministro britannico dell’Energia che così si è espresso in occasione del discorso di presentazione della strategia energetica del Regno Unito.

Una ‘dichiarazione di intenti’ che intende aprire la strada a nuovi progetti, rassicurando al tempo stesso gli investitori intenzionati a sviluppare nuovi impianti a biomasse.

Nella stessa occasione, Davey ha avanzato la proposta di nuove tariffe per i progetti solari rientranti nella Renewables Obligation, che seguano quindi i livelli impostati per la definizione delle tariffe del solare fotovoltaico in base al Feed in Tariff, a dimostrazione della caduta dei prezzi delle tecnologie verificatosi negli ultimi anni.

“È vitale – ha dichiarato il ministro  – che il nostro a sostegno dei progetti fotovoltaici rifletta la diminuzione del costo della tecnologia.  Comprendiamo la necessità di certezza del mercato e ci stiamo muovendo rapidamente per mettere a punto questi piani. Vogliamo che la nostra politica sia basata sulle migliori evidenze disponibili, quindi è fondamentale per noi vedere un forte impegno anche da parte dell’industria solare e dalle altre parti interessate.”

Per quanto riguarda la biomassa, sono già stati definiti i criteri che garantiscano la provenienza da colture sostenibili della materia utilizzata nelle centrali.  “La biomassa ha il potenziale di fornire una notevole quantità di energia elettrica rinnovabile in questo decennio e oltre. Queste proposte rendono chiaro il nostro impegno a garantire che l’uso di energia da biomassa sia sostenibile sia per l’ambiente che per il consumatoreha concluso il ministro.

 

[foto da tradeskills4u.co.uk]

Il Giappone punta sull’eolico off shore

Quando si muovono i colossi industriali nazionali, in qualunque paese, c’è sempre sotto qualcosa. E così, il fatto che in Giappone una cordata composta da Toshiba, Hitachi Zosen e JFE Steel Corp abbia annunciato l’intenzione di investire nell’eolico off shore circa un miliardo e mezzo di dollari, la dice lunga sulle scelte energetiche del paese del Sol Levante.

Una decisione certamente favorita dai nuovi incentivi previsti dal governo di Tokio, ma che è affonda le sue radici all’indomani dello spaventoso terremoto che investì il Giappone nel 2011.

Allora, infatti, l’impianto eolico di Kamisu, distante circa 300 chilometri dall’epicentro del sisma, continuò a funzionare perfettamente senza riportare alcun danno. Mentre ricordiamo tutti cosa successe alle undici centrali nucleari del paese, spente automaticamente dai sistemi di sicurezza, per non parlare di quella di Fukushima.

E così, in Giappone si è cominciato a pensare che investire nell’eolico off shore fosse un’ottima idea. In particolare, i siti potenziali del progetto, che cercherà di raggiungere nell’arco di 10 anni una capacità produttiva di 300 MW, includono aree al largo della costa della regione di Kyushu, nel sud del paese.

Per quanto riguarda i fondi, questi verranno raccolti mediante project financing ed una specifica “società di progetto”. La speranza è quella di iniziare a costruire parchi eolici offshore commerciali seguendo le orme dell’Europa, e in particolare della Gran Bretagna, realizzando quanto più possibile dei 1.6 TW di capacità stimata a largo delle proprie coste.

[foto da newsdalgiappone.com]

CCS, primo sito permanente in Gran Bretagna

Sessantacinque miglia al largo della costa scozzese. Ecco dove è in procinto di sorgere il primo sito permanente per lo stoccaggio di anidride carbonica del Regno Unito.

La licenza è stata assegnata dalla Crown Estate alla Shell Uk e alla SSE CCS, che utilizzeranno il sito, già ribattezzato Goldeneye, nell’ambito del progetto Peterhead dedicato alla cattura e allo stoccaggio della CO2 prodotta da una centrale elettrica.

Al momento Shell e SSE sono alla ricerca di un appoggio governativo per portare avanti il progetto, certe di ottenere un sostegno economico per la realizzazione di quello che per il paese appare come un progetto rivoluzionario. “Vediamo la CCS come una tecnologia importante per aiutare a gestire il cambiamento climatico e la sicurezza degli approvvigionamenti energetici come parte dei vari modi di continuare a fornire energia e processi industriali al il Regno Unito ma con emissioni basse o nulle,” la Crown Estate ha affermato in una dichiarazione.

La ‘Carbon Capture and Storage’, o CCS, rappresenta una tecnologia fondamentale per costruire un futuro sempre più low carbon. Un settore in cui l’Italia è all’avanguardia, grazie a realtà come la centrale Enel Federico II di Brindisi, dove recentemente è iniziata la costruzione di due carbonili coperti  per un investimento complessivo di 120 milioni di euro.

[foto da clickgreen.org.uk]

L’eolico off-shore cresce in Gran Bretagna

Due nuovi parchi eolici offshore sorgeranno resto al largo delle coste del Norkfolk. Il governo britannico ha infatti dato via libera all’operazione che comporta un investimento di 3 miliardi di sterline per finanziare i due progetti, che conteranno rispettivamente 580 MW per quel che riguarda l’impianto Bank Race, costruito da Centrica, e 560 MW per il parco Dudgeon, che sarà realizzato dalla Warwick Energy.

“Due progetti che non produrranno solo energia pulita, ma anche notevoli investimenti e posti di lavoro” ha affermato il ministro dell’Energia britannico Charles Hendry.

Per due parchi eolici approvati ce n’è anche uno bocciato.  L’ipotesi di costruzione di terzo impianto è stata infatti respinta a causa dei piani fattibilità, che indicavano il rischio di intercettamento delle rotte migratorie danneggiando l’avifauna.

Per quanto riguarda invece quelli di Bank Race e Dudgeon, una volta a regime dovrebbero potrebbero generare elettricità sufficiente ad alimentare circa 730.000 abitazioni, segnando un passo significativo verso l’obiettivo del governo di produrre il 15 per cento della sua elettricità da fonti rinnovabili entro il 2020.

“Il Regno Unito sta correndo velocemente all’interno del settore globale delle rinnovabili e questi due nuovi parchi eolici off-shore sottolineano questo momento”, ha sottolineato il ministro dell’Energia Charles Hendry.

 

[foto da tekneco.it]