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A Masdar, la cultura ambientale passa anche per la CCS

È il primo progetto su larga scala per la cattura del carbonio nel Golfo Persico.

Stiamo parlando dell’accordo tra la Abu Dhabi National Oil Company (Adnoc) e Masdar, la società del Gruppo Mubadala che sta costruendo l’omonima città 100% ecosostenibile, che è stato raggiunto pochi giorni fa.

L’accordo prevede l’iniezione di anidride carbonica, prelevata da una fabbrica di acciaio a Mussafah, polo industriale di Abu Dhabi, all’interno di un giacimento petrolifero onshore.

“Si tratta di un progetto molto rilevante, che conferma la sostenibilità anche commerciale della cattura del carbonio” ha commentato Philip Moss, uno dei fondatori di Mana Ventures ed ex capo della carbon trading di Masdar.

Il progetto fa parte di un piano nazionale che prevede 500 chilometri di gasdotti per unire i siti industriali e i giacimenti petroliferi dell’Emirato. L’obiettivo dell’accordo sulla CCS è quello di iniettare 6 milioni di tonnellate di anidride carbonica sotterranea all’anno entro il 2015, eventualmente con la possibilità di arrivare fino a 30 milioni di tonnellate.

La cattura del carbonio consentirà anche all’emirato di liberare gas naturale, che oggi Adnoc usa per incrementare la produzione di petrolio, che potrà invece essere bruciato nelle centrali elettriche o nelle fonderie industriali.

La svolta nei negoziati tra Adnoc e Masdar apre la porta anche ad altri progetti in fase di stallo, come ad esempio quello delle centrali elettriche alimentate a idrogeno.

Ma all’accordo Adnoc – Masdar altri dovranno seguirne, almeno secondo l’Agenzia internazionale dell’energia secondo la quale nel mondo sono necessari almeno 100 progetti di cattura del carbonio entro il 2020 e 3.000 entro il 2050 se vogliamo mantenere sotto controllo il riscaldamento globale. Come a dire che la CCS, se non è la soluzione definitiva, è comunque uno strumento necessario.

[foto da masdarcity.ae]