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Ucraina, futuro fa rima con eolico

1412926672_eolico-600x246“Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori” recita uno dei versi più poetici e conosciuti di Fabrizio de André.
E così, dalla situazione di tensione tra Ucraina e Russia potrebbe venir fuori qualcosa di positivo almeno per l’ambiente. Vista la chiusura dei rubinetti da parte di Gazprom, il governo di Kiev ha deciso di puntare fortemente sull’eolico.

Secondo il nuovo Piano d’azione nazionale, l’obiettivo è quello di arrivare a 2.28 GW di potenza eolica installata entro il 2020. Un balzo del ben 500% a confronto degli attuali 410 MW.

Oltre all’eolico, il governo sembra a investire in tutte le rinnovabili, così da ridurre la dipendenza dalle importazioni. Se riuscisse raggiungere il traguardo, l’Ucraina ne guadagnerebbe anche dal punto di vista geopolitico.

Secondo Sergey Savchuk, presidente dell’Agenzia di Stato per l’efficienza e il risparmio energetico, il volume dell’investimento totale (ossia la somma di quelli esteri più quelli interni) dovrebbe raggiungere il tetto dei 4 miliardi di dollari.

Certo, resta d vedere come si risolveranno i problemi che attanagliano la parte orientale del Paese. Ad oggi comunque, si spera di arrivare all’11% di energia rinnovabile nel mix energetico ucraino al 2020, fatto che potrebbe permettere al Paese di abbattere il consumo di gas naturale del 50%.

 

[foto da wired.it]

Stati Uniti 100% ‘green’ entro il 2050?

energy-renewable-man-and-baby-walking-toward-wind-turbinesGli Stati Uniti possono raggiungere il 100% di energia prodotta da rinnovabili entro il 2050. A sostenerlo è il prof. Mark Jacobson, dell’università di Stanford, che ha messo a punto una sorta di road map chiamata “The solutions project in cui si spiega chiaramente che per raggiungere tale traguardo la tecnologia è già pronta.

 

 

Ma c’è di più. Perché stando all’analisi di Jacobson, nel prossimo futuro sarà possibile avere raggiungere un’economia più forte, famiglie più sane e un futuro più sicuro. Ogni persona potrà risparmiare circa 4.500 dollari all’anno, che permetterebbe di compiere un gran balzo in avanti anche all’occupazione: nei prossimi 40 anni si sfiorerebbero i 5 milioni di nuovi posti di lavoro nella fase di costruzione e i 2,5 milioni in quella di gestione.

 

Da non trascurare neppure i costi evitati per cure sanitarie, stimati in circa 510 miliardi di dollari all’anno.

In particolare, ‘The solutions project’ è costruita come una mappa dove è possibile vedere come ogni singolo Stato americano può raggiungere al 2050 il 100% di energia verde. Il mix degli States in generale potrebbe però esser formato dal 45,7% di energia fornita dal solare e dal 50% dall’eolico (idroelettrico 2,5%, geotermia 1,3%, 0,5% forza del mare).

 

[foto da ucsusa.org]

Signore e signori, ecco a voi l’auto eolica

 

eolico_autoSegnatevi questo nome: Jong-Jin Park. È l’uomo che, per primo, è riuscito a realizzare un’auto che funziona con l’energia del vento. La vettura è alimentata da un generatore che, con un meccanismo simile al movimento di una bandiera, converte il vento in energia sfruttando il trasferimento di cariche elettriche fra materiali diversi (la cosiddetta energia triboelettrica).

 

Il generatore, che misura 7,5 per 5 centimetri, è stato montato sul tetto dell’automobile e ha già superato i primi test, riuscendo a produrre una quantità di energia pari a 0,86 megaWatt.

All’esperimento hanno collaborato la Chonnam National University di Gwangiu, a cui appartiene Jong-Jin Park, l’Università di Seoul e il Centro ricerche della Samsung.

 

 

(guarda il video)

 

Il funzionamento del generatore è molto semplice ed efficace. Si basa su una specie di “bandierina” realizzata con un materiale simile alla stoffa e rivestito da un sottile strato metallico. Una volta colpita dal vento, la bandierina urta una superficie rigida ed è proprio questo strofinio a provocare il trasferimento di elettricità. In sostanza, si tratta dello stesso meccanismo osservato quando un materiale come l’ambra si carica elettricamente, ma che fino a oggi non era stato considerato efficiente.

 

Ma ora, dalla Corea, giungono notizie diverse.

 

 

[foto da greenbiz.it]

Lanzarote verso il 100% di rinnovabili

wind-turbines-dusk1Lanzarote, l’isola più a nord dell’arcipelago delle Canarie, punta all’obiettivo 100% rinnovabili. In quest’ottica, ha già creato una Commissione di esperti per il Cambiamento del Modello energetico.

“Ci sono le risorse economiche e la volontà politica, quindi ora è il momento di prendere intraprendere il Cambio del Modello Energetico sull’isola, un cambiamento che ci porterà verso una Lanzarote sostenibile al 100%” ha affermato il presidente del Cabildo di Lanzarote, Pedro San Ginés. Tra i punti principali del suo mandato, manco a dirlo, l’aumento delle rinnovabili e il risparmio idrico.

Tra i progetti in cantiere, l’istallazione di tre impianti eolici di Arrecife, Teguise e San Bartolomé  oltre a quello che prevede la realizzazione di una centrale fotovoltaica. Previsto inoltre anche uno stanziamento di fondi per aumentare l’efficienza energetica negli edifici.

In tutto questo, un ruolo fondamentale è quello recitato dal Consorcio del Agua, Inalsa y Eólicas di Lanzarote, che grazie alla propria solidità è Lanzarote in grado di garantire il supporto necessario alle operazioni.

[foto da rinnovabili.it]

La tecnologia aerospaziale al servizio dell’eolico

eolico off shoreSi chiama “ARTES 20” ed è il programma varato dal Technology Strategy Board (TSB) britannico con il contributo dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) per promuovere l’uso di tecnologie sviluppate per il settore aerospaziale applicandole ad altri campi, come ad esempio quello dell’energia eolica.

Da ciò che trapela, sembra che il sistema potrà essere applicato sia in fase di costruzione sia in quella di manutenzione degli impianti. E così, Iberdrola Ingenierìa e Elecnor Deimos hanno già avviato il progetto progetto SUMO (Support of Maritime Operations in Offshore Windfarms) che mira a creare un punto di riferimento per la gestione del sistema di parco eolico offshore.

Dalla joint venture tra ESA e TSB nascerà anche un cloud a disposizione dell’iniziativa che favorirà il diffondersi delle notizie e dei dati relativi alle potenzialità e all’andamento dei lavori. Per la prima volta, dunque, si integreranno una serie di strumenti di previsione delle condizioni meteo oceaniche con sistemi originariamente pensati per il settore aerospaziale. Non solo, perché si avrà anche la possibilità di sfruttare immagini satellitari ad alta risoluzione e sistemi per la geolocalizzazione delle persone e degli oggetti.

Oltre che sulla previsione delle condizioni atmosferiche, la sperimentazione si concentrerà anche sulla misurazione della velocità del vento, dell’altezza e dell’intensità delle onde, della temperatura dell’acqua e della velocità delle correnti.

 

[foto da maxrap.it]

Quando l’Africa è più verde che nera

AFRICAL’Africa sub-sahariana si sta imponendo come uno dei mercati mondiali più interessanti nell’ambito delle tecnologie relative alle rinnovabili. Ad affermarlo è uno studio condotto da Bloomberg New Energy Finance, che sottolinea come il fenomeno riguardi principalmente l’eolico su piccola scala, il fotovoltaico e la geotermia.

Secondo la ricerca, ed escludendo i grandi progetti idroelettrici, entro la fine dell’anno l’area potrà contare su nuovi 1,8 GW di capacità rinnovabile. Una cifra pari a quella installata dal 2000 al 2013, a conferma della crescita importante delle FER africane negli ultimissimi anni.

Secondo gli autori del rapporto, inoltre, gli investimenti in energia green sfioreranno i 6 miliardi di dollari, per raggiungere i 7,7 nel 2016. A guidare la classifica dei mercati più attivi il Sud Africa, con 3.9 GW di nuova capacità verde da istallare principalmente eolica, ; il Kenya, con 1.4 GW soprattutto di geotermia ed eolico e l’Etiopia, con quasi 570 MW sempre legati soprattutto allo sfruttamento del vento.

 

[foto da rinews.it]

Italia, le piccole centrali all’insegna delle rinnovabili

rinnovabiliIn Italia, attualmente, ci sono circa 485mila piccoli impianti che forniscono il 20% dell’energia nazionale. Ebbene, il 70% di questi produce energia rinnovabile.

 

Ad affermarlo è il Rapporto annuale sul monitoraggio della generazione distribuita pubblicato dall’Autorità per l’energia relativo ai dati del 2012, il quale conferma la tendenza di forte crescita delle cosiddette mini-centrali. A far la parte del leone è il solare, presente in oltre il 30% dei piccoli impianti.

 

Secondo quanto riportato nel Rapporto, particolarmente rilevante appare la crescita degli impianti di piccola taglia, soprattutto fotovoltaici: oltre il 99% degli impianti monitorati per un totale di 482mila, è di piccolissime dimensioni con una capacità di generazione non superiore a 1 MW.
Complessivamente, le “micro-centrali” vantano una capacità produttiva di 15.105 MW, rappresentando il 35,6% della produzione totale. Inoltre, è interessante sottolineare come circa il 40% dell’energia prodotta da generazione distribuita viene autoconsumata mentre il rimanente viene immesso in rete.

 

Un quadro che rende ancor più significativi gli interventi regolatori volti alla promozione dell’integrazione della generazione distribuita nel sistema elettrico, all’innovazione delle modalità di gestione delle reti e allo sviluppo delle smart grids.
[foto da ideegreen.it]