Archivi tag: CCS

CCS: in Canada la centrale più grande del mondo

SaskPower_Boundary_Dam_GSChi legge Energie Rinnovate lo sa bene. A mio parere, tra gli strumenti per costruire un futuro più sostenibile c’è sicuramente la CCS, ossia la tecnologia che permette di catturare le emissioni di CO2 prodotte dal carbone prima che finiscano nell’atmosfera.

Ebbene, la settimana scorsa in Canada è entrata in funziona la centrale termoelettrica più grande del mondo dotata di questa tecnologia. Si tratta dell’impianto di Boundary Dam, di proprietà della SaskPower, dove sarà intrappolato circa 1 milione di tonnellate di anidride carbonica l’anno, iniettando parte del gas sequestrato in vicini giacimenti di petrolio per migliorarne il recupero.

 

Una notizia che è stata accolta da Maria van der Hoeven, direttore esecutivo dell’Agenzia internazionale dell’energia, come “una pietra miliare lungo la strada per un futuro energetico a basse emissioni”.La CCS – ha commentato il numero uno della IEA – è l’unica tecnologia nota che ci permetterà di continuare ad utilizzare combustibili fossili e anche decarbonizzare il settore energetico. Dal momento che il consumo di combustibili fossili è destinato a continuare per decenni, diffusione delle tecnologie CCS è essenziale”.

Da ricordare che l’Italia è uno dei Paesi all’avanguardia nello sviluppo della CCS. Ad esempio, gli impianti Enel di Brindisi e Civitavecchia rappresentano due delle centrali più evolute al mondo al punto che l’azienda guidata da Francesco Starace esporta il proprio know how in diversi Paesi del mondo come Cina, Australia e Corea del Sud.

 

[foto da en.wikipedia.org]

Il futuro sostenibile passa anche per il carbone pulito

2041376_TE_CCS_PeterheadChi legge con frequenza questo blog lo sa. Un mondo più sostenibile e ecofriendly non può fare a meno delle tecnologie capaci di rendere il carbone, tutt’oggi la principale fonte di elettricità al mondo, sempre più pulito ed efficiente.

Basti pensare che le previsioni ritenute più attendibili, provenienti dall’Agenzia internazionale dell’energia (Iea) dicono che entro il 2035 la domanda mondiale di carbone aumenterà del 65%.

Non solo, perché a conferma che il trend non tocca solo i Paesi emergenti, c’è la notizia che la Germania ha stanziato oltre 60miliardi per la costruzione di 69 centrali elettriche entro il 2020 alimentate per la maggior parte a gas e carbone.

Tra i Paesi industrializzati l’Italia ha una posizione anomala: da un lato è all’avanguardia per quanto riguarda le tecnologie per l’utilizzo pulito e ad alta efficienza del carbone, dall’altro ha un mix energetico eccessivamente sbilanciato a favore del gas, che nel settore termoelettrico rappresenta il 52% del totale contro il 14% del carbone.

L’anomalia italiana, se da un lato interpella la strategia energetica nazionale, dall’altro indica anche una prospettiva virtuosa che interessa lo scenario globale. Lo sviluppo tecnologico sul carbone pulito e ad alta efficienza, avviato ormai da tempo nel Paese, è infatti una risorsa fondamentale per l’utilizzo di questa fonte tradizionale in modo sempre più sostenibile e rispettoso dell’ambiente.

Il carbone pulito vede un’azienda come Enel impegnata a sviluppare tecnologie innovative come quelle realizzate nella centrale di Civitavecchia, che rispondono sia all’esigenza nazionale di individuare una strada adeguata al riequilibrio del mix energetico sia al bisogno globale di utilizzare il carbone in modo sempre più efficiente e sostenibile.

Per ridurre le emissioni di gas serra da parte delle centrali a carbone, il Gruppo guidato da Francesco Starace è all’avanguardia anche nello sviluppo delle principali tecnologie CCS (cattura e il sequestro della CO2, dall’inglese Carbon Capture and Storage), in sperimentazione nell’impianto pilota a Brindisi e progettate per quello di Porto Tolle.

Si tratta di opportunità che vanno colte per ridurre i costi e accrescere la sicurezza energetica. La disponibilità di un parco termoelettrico efficace ed efficiente potrebbe anche avere risvolti virtuosi anche sull’intero sistema energetico italiano. Cosa ottenibile, per fare due soli esempi, con il potenziamento della mobilità elettrica e la maggiore diffusione delle pompe di calore elettriche.

 

[foto da theengineer.co.uk]

Italia e Cina insieme per il carbone pulito

ccs_enel_impianto_brindisi_1“Non regalateci il pesce, insegnateci a pescarlo” recita un antico proverbio cinese. Ed è lo stesso concetto alla base dell’accordo siglato lunedì scorso tra le due maggiori utilities di Italia e Cina, cioè Enel e China Huaneng Group.

In base all’intesa, Enel metterà a disposizione dei cinesi tutto il proprio know-how in materia di CCS, nellanalisi di progetti pilota per la generazione distribuita in aree urbane, nella generazione di energia rinnovabile e nell’implementazione di un assetto normativo per favorire progetti pilota di assegnazione e scambio di quote di emissioni.

Si tratta di un passo piuttosto importante, visto che il Paese asiatico è tra i maggiori utilizzatori di carbone e tra quelli che emettono una maggior quantità di CO2 nell’aria mentre l’azienda italiana è considerata all’avanguardia nello sviluppo di tecnologie come la CCS.

Il memorandum si presenta dunque come un nuovo step nel percorso di cooperazione avviato tra Ministero cinese della Scienza e della Tecnologia e Ministero italiano dell’Ambiente con l’obiettivo di dare impulso all’uso di tecnologie eco-sostenibili nella produzione di energia.

“Il protocollo d’intesa – recita il comunicato di Enel –  getta le basi per una proficua cooperazione industriale tra le due utility su progetti pilota e a tecnologia avanzata per la generazione centralizzata e distribuita” e “apre inoltre la strada alla collaborazione per la promozione di iniziative specifiche a favore dell’efficienza e delle prestazioni ambientali delle centrali esistenti e per lo sviluppo congiunto di impianti energetici, anche al di fuori della Cina”.

[foto da linterruttore.wordpress.com]

Una membrana per catturare la CO2

RWE rechnet 2013 mit deutlich hoeheren StrompreisenContinua la ricerca di soluzioni capaci di abbattere le emissioni di CO2 prodotte dalle centrali a carbone. L’ultima novità giunge dalla Corea del Sud, dove alcuni ingegneri della Hanyang University di Seoul avrebbero realizzato un’innovativa membrana in grado di catturare l’anidride carbonica.

Da sottolineare il fatto che, rispetto ad altre tecnologie come ad esempio la CCS (Carbon Capture and Storage), quella sviluppata dagli scienziati asiatici avrebbe un costo decisamente inferiore. In un articolo pubblicato sulla rivista Science, il team afferma di essere in grado di operare una “diffusione selettiva” dei gas attraverso il filtro controllando la distanza tra nanoparticelle nella membrana, e quindi creando “canali e pori” di varie dimensioni attraverso la sovrapposizione di diversi strati di grafene.

Al di là delle possibili prospettive di questa invenzione, il dato che appare più interessante e sui cui vale la pena riflettere è che, al di là di proclami più ideologici che altro, il futuro dell’energia mondiale è ancora fortemente legato ai combustibili fossili.
E per quanto sia auspicabile un costante aumento delle fonti rinnovabili (in primis da chi sta scrivendo questo post), è necessario continuare a sperimentare soluzioni in grado di abbattere le emissioni prodotte dal carbone.

[foto da spiegel.de]

Gli obiettivi energetici della Ue pubblicati nel Libro Verde

++ NUCLEARE: OETTINGER, NESSUNA CENTRALE UE DA SPEGNERE ++

Ridurre del 40% le emissioni di carbonio e portare la quota di energia prodotta da rinnovabili al 30% entro il 2030. Sono gli obiettivi che l’Unione Europea ha pubblicato nel Libro Verde, presentato mercoledì scorso dalla Commissione per l’energia. Oltre a quanto riportato, nel documento si dà grande importanza allo sviluppo del settore della CCS, considerato determinante per costruire il mix energetico del futuro.

Durante la conferenza stampa, il Commissario per l’energia Günther Oettinger ha affermato che le proposte sono state progettate per fornire la fiducia degli investitori per le imprese e contribuire a rafforzare la posizione dell’Ue nei negoziati sul clima globale .

Inoltre, Oettinger ha sottolineato come sia necessario coniugare l’abbassamento delle emissioni da carbonio all’innalzamento della produzione da rinnovabili già entro i prossimi 20 anni .  “Il nuovo quadro normativo deve tener conto delle conseguenze della crisi economica, ma deve anche essere sufficientemente ambizioso da realizzare il necessario obiettivo a lungo termine di riduzione delle emissioni dell’80-95 per cento entro il 2050.”

 

 

[foto da ansa.it]

Carbone pulito? Si può fare!

yfranken210La notizia viene dagli Stati Uniti, precisamente dalla Ohio State University, ed è di quelle che potrebbero dare una svolta alla produzione di energia da carbone.

Alcuni scienziati infatti, guidati dal dottor Liang Shih-Fan, sono riusciti ad abbattere il 99,5% delle emissioni di CO2  attraverso un nuovo sistema di combustione capace di produrre energia senza incendiare realmente la materia prima.
Un approccio innovativo, basato sulla separazione e la raccolta del biossido di carbonio prima che i fumi industriali lascino le ciminiere.

 

Una vera e propria rivoluzione per il comparto della CCS (Carbon Capture and Storage), basata sul cosiddetto looping chimico, in cui il carbone non viene fatto reagire con l’aria come negli impianti termoelettrici tradizionali.

Secondo il metodo sviluppato da Liang Shih-Fan, la materia viene combinata in una camera chiusa con elementi contenenti ossigeno. In tal modo, si avvia la produzione di anidride carbonica pura e ferro, e quando quest’ultimo rimosso dalla camera di reazione e bruciato si ottiene si produce elettricità.

Inoltre, all’interno di una seconda unità di combustione, avviene lo stesso processo con il syngas derivato dal carbone. Entrambi i sistemi raggiungono così una potenza di circa 25 kW termici, e offrono il vantaggio di produrre sia un flusso puro di anidride carbonica – facile da catturare e stoccare – sia di raggiungere temperature più contenute che non determinano pertanto il rilascio dell’ossido di azoto.

[foto da savethedate.it]

I ricci di mare per un futuro low carbon

2235255-riccio-di-mare-subacquea-in-acquario-di-lisbona-in-spagnaMentre alcune tra le principali aziende mondiali stanno studiano l’ipotesi di creare un network per sviluppare la tecnologia della CCS (Carbon Capture and Storage), un’importante e curiosa scoperta per un futuro low carbon proviene dall’Università di Newcastle.

Alcuni ricercatori sembrano infatti avere scoperto che il riccio di mare potrebbe essere la chiave per sintetizzare un catalizzatore efficiente per la reazione che converte la CO2 in innocuo carbonato di calcio. In pratica, il riccio di mare sembra essere utilizzare la CO2 per costruire il proprio scheletro.

“Abbiamo cercato di capire in dettaglio la reazione dell’acido carbonico, che è ciò che otteniamo quando il biossido di carbonio reagisce con l’acqua, e avevamo bisogno di un catalizzatore per accelerare il processo”, spiega Lidija Siller, fisico presso l’ateneo britannico ed autrice della scoperta. “Quando abbiamo analizzato la superficie delle larve di riccio abbiamo trovato un’alta concentrazione di nichel sul loro esoscheletro. Il risultato è stato la completa eliminazione della CO2”.

Al momento, la CCS si basa su sistemi di pompaggio che. Dopo aver neutralizzato la CO2, la nel sottosuolo. Un processo notevolmente costoso e non privo di qualche rischio.
E una soluzione alternativa sarebbe proprio la CO2 in calcio o carbonato di magnesio.

 

[foto da it123rf.com]